Francia-Turchia: scontro sull’accusa di interferenza nelle elezioni

Pubblicato il 25 marzo 2021 alle 18:08 in Francia Turchia

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La Turchia ha definito “inaccettabili” le dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, che ha accusato Ankara di tentare di interferire nelle elezioni francesi del 2022. 

Il 23 marzo, in un’intervista trasmessa dal canale France 5, Macron ha dichiarato che la Turchia stava diffondendo “falsità” in Francia attraverso l’uso di media controllati dallo Stato, al fine di influenzare l’opinione pubblica. “Ci saranno tentativi di interferenza nelle prossime elezioni presidenziali”, ha denunciato il presidente francese. In risposta, il 25 marzo, il ministero degli Esteri turco ha definito “inaccettabili” le parole del capo dell’Eliseo e “contrarie all’amicizia e alleanza tra i nostri Paesi”.

Nelle elezioni presidenziali francesi, che si terranno nel 2022, la leader di estrema destra, Marine Le Pen, sfiderà l’attuale presidente. Gli attacchi contro la Turchia, inoltre, si inseriscono in un clima teso tra Ankara e Parigi, che hanno toccato il loro picco nel 2020, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha esortato la Francia a “sbarazzarsi” del loro presidente, criticato per aver proposto una legge che reprime l’Islam radicale. Il 2 ottobre 2020, Macron ha annunciato una nuova legge contro il “separatismo” religioso che, secondo Parigi, mira “a liberare il Paese dall’islamismo radicale”. Secondo il presidente francese, la misura è stata ideata per “difendere la Repubblica e i suoi valori e garantire il rispetto delle promesse di uguaglianza ed emancipazione”.

Nella legge, le iniziative contro l’islamismo radicale e il terrorismo sono organizzate in cinque pilastri: il primo riguarda la definizione delle “misure di ordine e neutralità del servizio pubblico”; il secondo contempla le associazioni, definite come lo “spazio più efficace per diffondere le idee e fornire i servizi che le associazioni laiche o stessa la Repubblica non si ritiene diano più”; il terzo pilastro si concentra sulla scuola, precisando che, a partire dal prossimo anno “l’istruzione a domicilio sarà limitata solo per motivi di salute”; il quarto pilastro riguarda la diffusione di un cosiddetto “Islam dei Lumi”, che, secondo le parole di Macron, “deve riuscire a strutturarsi per poter essere un partner della Repubblica”; infine, il quinto pilastro si basa sul rafforzamento della “presenza della Repubblica”, con un incremento di risorse in dotazione ai servizi pubblici territoriali.

Erdogan ha criticato la nuova legge francese definendola una “provocazione aperta”. “Chi sei per parlare dello sviluppo dell’Islam?” ha dichiarato il presidente turco, rivolgendo implicitamente la domanda al suo omologo francese e accusandolo di “impertinenza”. Il leader di Ankara ha dunque consigliato a Macron “di prestare maggiore attenzione quando parla di questioni di cui ignora e ha specificato: “Ci aspettiamo che agisca come uno statista responsabile piuttosto che come un governatore coloniale”. La Turchia è un Paese a maggioranza musulmana ma laico. Fa parte della NATO dal 1952 ma non è ancora riuscito a entrare nell’Unione Europea, dove la sua richiesta di adesione è bloccata da decenni per via di una lunga serie di controversie.

Turchia e Francia si sono scontrate su numerose questioni, ma le tensioni principali derivano dal Mediterraneo e dalla disputa energetica sui diritti di sfruttamento nel Mediterraneo orientale. In quest’ultima controversia, la Francia sostiene la posizione di Grecia e Cipro e ha accusato Ankara di “provocazioni illegali”, attraverso le sue trivellazioni per la ricerca di idrocarburi nelle acque contese della regione. In risposta alle accuse di Macron, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che la Francia è il Paese che ha lanciato le maggiori provocazioni nel Mediterraneo e aveva esortato Parigi a cooperare per raggiungere la stabilità regionale. “Non c’è bisogno di un simile comportamento isterico da parte della Francia, li fa sembrare ridicoli. Siamo entrambi membri della NATO”, aveva detto il ministro di Ankara a settembre. In particolare, il 13 agosto 2020, la Francia aveva inviato due jet da combattimento Rafale e la fregata navale “Lafayette” come parte dei suoi piani per aumentare la presenza francese nel Mediterraneo orientale. Il 26 agosto, poi, diversi aerei da guerra e navi della Marina di Francia, Italia, Grecia e Cipro avevano tenuto esercitazioni militari aeree e marittime nell’area del Mediterraneo orientale. Parigi e Atene avevano schierato sia aerei che navi da guerra, mentre Cipro aveva attivato il suo sistema di difesa aerea per testare le proprie capacità.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione