Afghanistan: l’ipotesi di USA e talebani contro lo Stato Islamico

Pubblicato il 25 marzo 2021 alle 14:55 in Afghanistan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo una persona informata sui fatti, gli Stati Uniti vorrebbero mantenere i propri soldati in Afghanistan per lottare con lo Stato Islamico, tramite un accordo con i talebani, rivali dell’organizzazione. Intanto, l’esercito afghano combatte con i talebani in 20 province su 34 . 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, che cita il presidente della Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti degli USA, Adam Smith. In un forum online della rivista specializzata statunitense Foreign Policy, Smith ha reso noto di aver parlato del ritiro dall’Afghanistan con il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, e con il segretario alla Difesa, Lloyd Austin. “Penso che ci sia la sensazione generale che il primo maggio sia troppo presto, anche solo logisticamente”, ha scritto. Gli USA hanno circa 3.500 soldati in Afghanistan e gli alleati della NATO ne mantengono circa 7.000, secondo le stime di Smith. “Non puoi ritirare più di 10.000 truppe in nessun modo in sei settimane”, secondo il presidente della Commissione. Questo ha aggiunto che la prima cosa da fare per l’amministrazione statunitense è parlare con i talebani e negoziare una proroga della scadenza per il ritiro. Smith ha quindi sottolineato che i talebani vogliono che tutte le truppe straniere se ne vadano. Se questa rimane la loro posizione, il presidente della Commissione della Camera ritiene che ci siano poche altre opzioni se non il ritiro di tutti i soldati, comprese le forze antiterrorismo. 

In riferimento alla minaccia terroristica, Smith ha rivelato l’intenzione della Casa Bianca di negoziare una proroga della scadenza, per poi esplorare nuove opzioni di accordo con i talebani. Secondo il presidente della Commissione statunitense, infatti, i militanti stanno combattendo contro l’ISIS quasi quanto combattono contro il governo afghano”. “Potrebbe cambiare la loro posizione riguardo a una presenza statunitense? Ne dubito. Ma penso che l’amministrazione stia pensando che valga la pena provare a parlarne”, ha aggiunto. I talebani hanno combattuto contro la sezione afghana dell’organizzazione terroristica, nota come Stato Islamico della provincia del Khorasan (IS-K), e gli attacchi aerei statunitensi contro il gruppo si sono rivelati di grande aiuto. L’IS-K è nato nel 2015, nella regione Nord-orientale del Paese, ed è stato fondato da ex membri dei talebani pakistani. L’ideologia dell’0rganizzazione islamista si è diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggioranza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani, che per lo più seguono la scuola hanafita. Dopo una campagna militare durata anni, Kabul ha riconquistato i territori controllati dall’affiliata dello Stato Islamico e ha annunciato la sconfitta dell’organizzazione nel 2019. Tuttavia, secondo gli esperti, lo Stato Islamico si organizza in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta ancora una minaccia per la stabilità del Paese e della regione. 

Dall’Europa, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, a Bruxelles in occasione della ministeriale della NATO, ha affermato che il ritiro completo delle forze straniere dall’Afghanistan non dovrebbe portare al ritorno al potere dei talebani e che dovrebbe essere basato sulle condizioni precise. Dalle Nazioni Unite, Adela Raz, rappresentante permanente dell’Afghanistan presso l’ONU, ha dichairato che la comunità internazionale dovrebbe garantire che i risultati ottenuti dagli afghani negli ultimi 20 anni siano protetti nel processo di pace. “L’ordine costituzionale deve essere preservato e la nostra democrazia protetta “, ha riferito Raz. “I talebani hanno aumentato le violenze e stanno prendendo di mira la nostra giovane democrazia, la nostra vibrante società civile e la nostra stampa libera e indipendente. Questi attacchi hanno lo scopo di dissuadere la partecipazione delle donne e dei giovani al processo di pace, creare panico e schiacciare le nostre aspirazioni”, ha aggiunto. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, negli ultimi due mesi, 80 persone sono state uccise in attacchi mirati. Alcuni di questi sono stati rivendicati dall’affiliata dello Stato Islamico, ma il governo afghano incolpa i talebani di essere responsabili di molti di questi omicidi, che in numerosi casi hanno colpito donne e giornalisti. Similmente, anche l’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Linda Thomas, ha sottolineato che l’attuale livello di violenza sta minacciando il progresso verso una pace duratura. 

Per quanto riguarda la situazione nei principali campi di battaglia, il 24 marzo, Haibatullah Alizai, il comandante delle Operazioni Speciali, ha dichiarato che in questo momento le Forze di Sicurezza e Difesa Nazionali Afghane (ANDSF) stanno combattendo contro i talebani in 20 province su 34. Gli scontri più violenti sono in corso nelle province di Kunduz, Faryab, Maidan Wardak, Kandahar e Helmand. Il comandante afghano ha però sottolineato che la situazione è migliorata a Kandahar, dove tre mesi prima si temeva che la capitale provinciale potesse cadere sotto il controllo dei talebani. Tali preoccupazioni non sono più pressanti grazie all’operazione “Arghandab” iniziata due mesi fa nonostante la difficoltà creata dalla presenza di mine sui territori dove operano le truppe afghane. Al momento, i talebani controllano un totale di dieci distretti nelle province di Helmand, Zabul, Jawzjan, Badghis e Badakhshan. Le forze di sicurezza tuttavia non hanno reso noto se ci sono piani per riprendere il controllo delle aree in questione. Infine, permangono i dubbi riguardo alla situazione del distretto di Charkh della provincia di Logar, situata a Sud di Kabul. I talebani hanno annunciato di controllare tale area, ma secondo i funzionari della sicurezza afgana questi hanno solo occupato quelli che erano gli uffici governativi abbandonati dopo il trasferimento in strutture più adeguate. Il governo di Kabul ha quindi inviato una delegazione nella provincia per chiarire la situazione. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.