Visita del presidente della Bolivia in Messico

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 17:24 in Bolivia Messico

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente boliviano, Luis Arce, è giunto presso il Palazzo Nazionale, la sede della presidenza messicana, mercoledì 24 marzo, dove è stato accolto dall’omologo Andrés Manuel López Obrador. Come da tradizione, Arce è stato condotto davanti al Patio de Honor, adornato con le bandiere del Messico e della Bolivia, dove una banda militare ha suonato gli inni di entrambi i Paesi. In seguito, i due hanno tenuto un incontro privato.

La visita di Arce viene celebrata in occasione del 190 ° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Messico e Bolivia. Come indicato dal presidente boliviano sul suo account Twitter, l’incontro, organizzato da López Obrador, sarà l’occasione per approfondire i legami di fratellanza e cooperazione tra le due nazioni. Il Ministero degli Affari Esteri messicano, da parte sua, ha riferito, in un comunicato, che le parti affronteranno vari temi, in particolare la visione dell’integrazione latinoamericana e la ricerca dell’unità regionale. Questa è la prima visita del presidente boliviano all’estero da quando ha assunto la presidenza, nel novembre 2020.

Al termine della conferenza stampa, ci sarà un vertice della delegazione boliviana con i membri del governo messicano e, successivamente, Arce depositerà una corona al monumento dei Niños Héroes, un gruppo di cadetti messicani che ha affrontato gli Stati Uniti durante l’invasione del 1847. “Questo evento ricorda la resistenza storica dei popoli nativi durante il processo di invasione”, si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri messicano. Nel pomeriggio, il presidente boliviano sarà nominato Ospite Distinto di Città del Messico dal capo del governo della capitale, Claudia Sheinbaum, e parteciperà ad una solenne sessione in Senato. Il suo viaggio si concluderà, giovedì 25 marzo, con una visita, insieme a López Obrador, nello stato sud-orientale di Campeche per commemorare la vittoria indigena sui conquistatori spagnoli nella battaglia di Chakán Putum.

I governi del Messico e della Bolivia mantengono strette relazioni grazie alla decisione di López Obrador di concedere l’asilo all’ex presidente Evo Morales, nel 2019, dopo le sue dimissioni. Arce è un fedele di Morales ed entrambi appartengono al partito denominato Movimento al socialismo (Mas). Il governo messicano ha poi recentemente difeso la Bolivia davanti all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), chiedendo di non interferire nella decisione di La Paz di arrestare l’ex presidente ad interim, Jeanine Áñez. Quest’ultima è stata accusata di terrorismo, sedizione e cospirazione e il governo socialista l’ha ritenuta colpevole, insieme a vari suoi ex ministri ed ex alti ufficiali delle Forze armate, di aver rovesciato Morales in un presunto colpo di stato. Questa teoria, tuttavia, è smentita dall’opposizione, secondo la quale la rivolta avvenuta in Bolivia sarebbe stata provocata dallo stesso ex presidente nel tentativo di rimanere in carica per la quarta volta di seguito, nonostante la Costituzione del Paese consenta solo due mandati consecutivi.

Áñez, che aveva assunto la presidenza quando Morales si era dimesso a seguito delle pressioni dei militari, si trova, dal 15 marzo, in detenzione preventiva. La misura durerà almeno quattro mesi ma la donna nega tutte le accuse sul suo conto e afferma di essere vittima di persecuzioni politiche. L’OAS, in una sua dichiarazione pubblica, ha condannato l’arresto e ha chiesto “processi credibili e imparziali”, sottolineando che eventi come questo evidenziano un peggioramento delle interferenze politiche e della corruzione nel sistema giudiziario boliviano. Diversi gruppi della società civile che si occupano della difesa dei diritti umani affermano che i canali giudiziari vengono spesso abusati per fini politici in Bolivia. Il Messico, dal canto suo, ha esortato l’OAS, che comprende i 35 Stati indipendenti delle Americhe, ad astenersi dal “fare dichiarazioni unilaterali a nome di tutti gli Stati membri”. Lopez Obrador ha affermato che la politica estera del suo Paese è guidata dal principio di non ingerenza negli affari interni di altri Stati, ma i suoi critici sostengono che il presidente tenda a non rispettare questa posizione quando ha a che fare con altri socialisti latinoamericani come Morales.

L’ex presidente boliviano è stato rovesciato dopo le elezioni presidenziali del 2019, vinte per pochi decimi di punti percentuali e macchiate da accuse di brogli, frodi e incidenti. L’opposizione di centro e di destra ha iniziato da quel momento una serie di mobilitazioni che hanno avuto l’appoggio della polizia, dei militari e della grande impresa e che sono sfociate in quello che Morales ha sempre definito un colpo di stato. Quando la resistenza al golpe è diventata ancora più forte, sia a Cochabamba che a El Alto, Morales si è ritrovato costretto a lasciare il Paese, recandosi in esilio prima in Messico e poi in Argentina. Nel frattempo, il Mas, dal Parlamento, in cui aveva la maggioranza, ha legittimato il governo della presidente ad interim, Jeanine Áñez, riuscendo così a prendere parte alle elezioni del 25 ottobre 2020 e a vincerle.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.