Striscia di Gaza: raid israeliani colpiscono postazioni di Hamas

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 8:33 in Israele Palestina

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Le forze aeree israeliane, all’alba di mercoledì 24 marzo, hanno condotto raid contro la Striscia di Gaza, colpendo postazioni presumibilmente appartenenti ad Hamas.

Stando a quanto riportato da al-Jazeera, sulla base di fonti mediatiche palestinesi, i raid hanno colpito le aree settentrionali e centrali nella regione, ma, fino ad ora, non sono state registrate vittime. A detta dell’agenzia di stampa palestinese Maan News, l’obiettivo dell’attacco è stato rappresentato dalle “postazioni della resistenza” nel Sud-Ovest di Gaza City, contro cui sono stati lanciati circa 5 missili, causando danni materiali. Un altro sito colpito è, poi, situato a Est di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza.È stato il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ad affermare, sul proprio account Twitter, che gli aerei e gli elicotteri di Israele hanno attaccato un centro adibito alla fabbricazione di missili e una postazione militare di Hamas. Inoltre, per il portavoce, è Hamas il responsabile delle tensioni nella regione.

I raid del 24 marzo, è stato poi specificato, sono giunti in risposta a un missile lanciato da Gaza nella sera precedente, il 23 marzo, il quale è precipitato in uno spazio aperto dei territori israeliani, nei pressi di Be’er Sheva, la più grande città del deserto del Negev. Ad oggi, nessuno ha rivendicato quest’ultimo attentato, ma il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha chiesto consultazioni urgenti il 23 marzo stesso. Inoltre, tale attacco è avvenuto mentre il premier israeliano ancora in carica, Benjamin Netanyahu, si era recato in visita sul luogo, per una campagna in vista le elezioni politiche in corso. Il premier è stato messo in salvo dalle proprie guardie e trasferito “in un luogo sicuro” immediatamente dopo all’accaduto. Nel frattempo, una fonte di al-Jazeera ha precisato che il missile lanciato da Gaza il 23 marzo era un missile a medio raggio appartenente ai gruppi di “resistenza palestinese”, in grado di raggiungere obiettivi israeliani fino a 40 km di distanza.

Risale al mese di agosto 2020 una delle più recenti escalation tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. A partire dal 6 agosto, Israele aveva bombardato Gaza quasi ogni giorno, in quella che aveva riferito essere una risposta agli attacchi del gruppo tramite palloni incendiari e, meno frequentemente, razzi scagliati oltre il confine. Le bombe incendiarie di Hamas avevano innescato più di 400 incendi nel Sud di Israele, secondo i dati dei vigili del fuoco. Da parte sua, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, aveva affermato che Tel Aviv continuava ad impedire l’ingresso di carburante, merci e beni di prima necessità diretti ai residenti di Gaza e ciò rappresentava un “crimine contro l’umanità”, oltre che una grave forma di aggressione contro il popolo palestinese, ma sarebbe stato Israele a farsi carico di tutte le conseguenze e le ripercussioni derivanti da simili azioni. Per tale motivo, il portavoce aveva esortato le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale, oltre ai responsabili delle decisioni relative alla regione, a “rompere il silenzio” e intervenire per frenare l’aggressione israeliana e porre fine all’assedio su Gaza. Le tensioni di agosto si sono placate quando, il 31 agosto, il Movimento di Resistenza Islamico, Hamas, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la mediazione del Qatar.

Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate. L’obiettivo delle operazioni palestinesi di agosto 2020 era, secondo alcuni, non solo limitare l’occupazione israeliana, ma altresì migliorare le condizioni di vita di circa due milioni di palestinesi e convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana. Inoltre, non è da escludere l’ipotesi secondo cui Gaza miri altresì a convincere la “potenza occupante” ad autorizzare il trasferimento di aiuti finanziari dal Qatar verso la Striscia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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