Russia: il valore delle privatizzazioni nel 2020

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 9:26 in Russia

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Nel 2020, il volume delle entrate nel bilancio della Federazione Russa, nel contesto delle privatizzazioni, è ammontato a più di 4 miliardi di rubli, contro la cifra prevista di 3,6 miliardi. Si tratta della prima volta, da diversi anni, che il piano di privatizzazione è stato non solo attuato ma anche superato. Di tutto l’importo, il totale delle entrate per il bilancio federale dalla gestione della proprietà statale è stato pari a 462 miliardi di rubli, mentre altri 421,4 miliardi sono stati ricevuti sotto forma di dividendi dalle più grandi società statali.

A comunicare il dato, il 23 marzo, è stato il capo dell’Agenzia federale per la gestione delle proprietà statali Rosimushchestvo, Vadim Yakovenko, durante una riunione alla Commissione della Duma di Stato sulle risorse naturali. Per il 2021, inoltre, Yakovenko ha previsto che il livello dei ricavi rimarrà stabile ad almeno 3,6 miliardi di rubli.

Al momento, a Mosca è in vigore un programma di privatizzazione adottato per il 2020-2022 in cui è stata stabilita una diminuzione delle quote statale in società come Aeroflot, GTLK, RZD, RusHydro e Transoil. Il piano è quello di rendere private 86 imprese federali, 186 compagnie quotate in borsa, 13 aziende a partecipazione limitata e 1.168 impianti in tre anni. Il presidente della Corte dei conti russa, Alexei Kudrin, ha reso noto che lo Stato potrebbe ricavare centinaia di miliardi di rubli all’anno da queste vendite, evitando l’aumento delle aliquote fiscali individuali.

Tuttavia, il presidente della Federazione, Vladimir Putin, ha frenato, dichiarando che “la privatizzazione fine a se stessa è inaccettabile”, e tale politica deve essere perseguita solo se le imprese passano effettivamente nelle mani di proprietari competenti.

Le stime sull’intervento statale nell’economia di Mosca variano a seconda degli enti che si occupano dell’analisi. Stando ai calcoli del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il settore pubblico genera un terzo del PIL di Mosca, per una quota pari al 33%. Diversamente, le proiezioni dell’agenzia di rating Moody’s collocano la partecipazione del settore pubblico nell’economia russa al 40-50%, tenendo altresì conto delle società parzialmente privatizzate.

Nella sua analisi, il FMI ha valutato l’impatto di tali dinamiche sullo sviluppo della concorrenza. Lo Stato russo è particolarmente presente in settori strategici dell’economia, quali la produzione di petrolio e gas, difesa, monopoli naturali e servizi pubblici. La sfera privata, invece, coinvolge principalmente l’agricoltura e la trasformazione alimentare, la maggior parte della produzione, esclusa quella di petrolio e gas, e il commercio.

Una caratteristica peculiare della Russia è il dominio dello Stato nel settore finanziario, il quale è in progressiva espansione. Più di due terzi del sistema bancario di Mosca è di proprietà di entità statali, suddivise in istituti di sviluppo come VEB, banche commerciali e ibride. La posizione dominante della sfera pubblica sul mercato finanziario è dannosa per la concorrenza e provoca alti tassi di credito. I monopoli naturali nel trasporto di gas, petrolio, elettricità e merci sono altresì negativi.

Al fine di ridurre la quota dello Stato nell’economia, il Ministero dello Sviluppo Economico russo ha proposto di limitare la creazione di imprese unitarie in mercati competitivi, di vietare al Governo di acquisire azioni di società che operano in settori competitivi, e mettere a punto un piano per la fuoriuscita della Banca Centrale russa dal capitale di altre banche.

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Mariela Langone

di Redazione

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