Libia: possibili frizioni tra Haftar e il premier, l’unità del governo in bilico

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 11:56 in Africa Libia

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In un momento in cui anche le autorità esecutive dell’Est libico hanno ceduto i poteri al nuovo governo di unità nazionale, sono stati messi in luce possibili segnali di frizione tra il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e il premier neoeletto, Abdul Hamid Dbeibah, il che rischia di minare l’unità dell’esecutivo libico.

Il 23 marzo, l’amministrazione della Libia orientale ha ufficialmente ceduto i poteri al nuovo governo ad interim guidato da Dbeibah, il quale ha il compito di guidare la Libia fino alle elezioni del 24 dicembre 2021. Il passaggio di consegne è avvenuto a Bengasi, nel corso di un incontro che ha visto partecipi il vicepremier Hussein al-Qatrani e altri nove ministri della squadra governativa di recente formazione. “Il periodo di divisione è giunto al termine”, ha affermato il vicepremier, aggiungendo che il nuovo governo si pone a servizio di tutti i libici, a prescindere dalla loro regione.

La mossa è avvenuta dopo che anche l’ex premier di Tripoli, Fayez al-Sarraj, altresì capo del precedente Consiglio presidenziale, ha ceduto i poteri il 16 marzo scorso, il giorno successivo al giuramento dei ministri del nuovo esecutivo dinanzi al Parlamento di Tobruk. Le autorità esecutive e i membri del governo di unità nazionale (GNU), sono stati selezionati attraverso un processo guidato dalle Nazioni Unite, all’interno del Forum di dialogo politico. Il GNU sostituisce, o meglio unisce, sia il governo di Tripoli, noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) sia l’esecutivo parallelo con sede in Cirenaica, posto sotto la guida di Abdullah al-Thinni.

In un quadro caratterizzato da ottimismo e speranza per il futuro del Paese Nord-africano, il quotidiano al-Arab ha evidenziato come i rapporti tra il comandante dell’LNA, di fatto il governatore della Libia orientale negli ultimi anni, e il premier Dbeibah non siano del tutto distesi. Sebbene si tratti soltanto di un’ipotesi, sono diversi i segnali elencati dal quotidiano che rischiano di compromettere il processo verso una risoluzione definitiva della crisi libica. Il primo è da collegare all’assenza di Dbeibah alla cerimonia del 23 marzo, che ha fatto presagire una spaccatura tra il premier e il generale Haftar.

Il secondo consiste in un piano, annunciato da Dbeibah sul proprio account Twitter, che prevede l’apertura di un’inchiesta a seguito della scoperta di decine di cadaveri a Bengasi, città posta sotto il controllo di Haftar. “Non è possibile coprire questi eventi o lasciare che si ripetano”, ha dichiarato il premier, specificando di essersi già rivolto al Ministero dell’Interno e al Pubblico ministero. Dopo le dichiarazioni di Dbeibah, fonti mediatiche vicine al generale dell’LNA hanno criticato la decisione del primo ministro e il suo governo in generale, frenando lo slancio a cui si era assistito all’indomani della nomina del nuovo esecutivo. Ad avvalorare l’ipotesi di frizioni vi è, poi, il ritardo nella convocazione della sessione volta a discutere il bilancio unificato. Di fronte a tale scenario, al-Arab dichiara che, sebbene sia improbabile che sviluppi simili scatenino nuove violenze, la discordia tra il premier del GNU e il generale dell’LNA potrebbe limitare il controllo di Dbeibah sulla regione orientale.

Negli ultimi mesi, Bengasi ha assistito a un crescente clima di insicurezza, alla luce delle perduranti operazioni di vendetta o “regolamento di conti” tra le bande libiche locali. Sebbene le autorità della Libia orientale abbiano più volte riferito di aver condotto indagini su uccisioni “illegali”, i responsabili di tali crimini, a cui si fa riferimento con “uomini armati non identificati”, non sono ancora stati portati davanti alla giustizia. Ad essere stati assassinati o rapiti sono altresì attivisti locali.

Per al-Arab, un’atmosfera simile richiama alla mente quanto accaduto a Bengasi nel 2012, quando un gruppo islamista, Ansar Sharia, ha ucciso decine di poliziotti, ex ufficiali dell’esercito e civili che si opponevano alla sua presenza. Il gruppo venne represso proprio dalle forze dell’LNA, nel quadro della cosiddetta “Operazione dignità” durata per più di cinque anni, che ha consentito all’Esercito guidato da Haftar di emergere e di assumere una posizione di potere. Ora, a provocare tensioni sembrano esservi membri salafiti, presumibilmente affiliati all’LNA. Nel frattempo, gli omicidi e i sequestri degli ultimi mesi hanno spinto gli anziani delle tribù a condannare il deterioramento della sicurezza a Bengasi, scendendo in piazza proprio in concomitanza con la nomina del nuovo governo libico.

Parallelamente, sottolinea al-Arab, la regione orientale sembra essere caratterizzata da un clima di malcontento generale sin dalla sconfitta di Haftar registrata nel 2020, che ha costretto il generale e le sue forze a ritirarsi progressivamente dall’Ovest libico. Da allora, l’uomo forte di Tobruk ha visto ridurre la sua influenza ed è sembrato essere sotto una sorta di assedio politico, considerato che i suoi contatti con attori stranieri si sono pressoché interrotti. La presenza di Haftar è stata limitata ad incontri a livello locale volti a calmare i disordini popolari dell’Est.

Di fronte a tale scenario, gli analisti credono che la decisione di Dbeibah di non recarsi a Bengasi per il passaggio di consegne possa essere vista come un tentativo di ignorare Haftar, tuttora considerato un ostacolo. Ad ogni modo, ciò contrasta una “tacita intesa” tra i due, emersa nel corso delle votazioni delle nuove autorità esecutive, le quali hanno ricevuto l’approvazione anche dei fedeli di Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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