Il Kenya ordina la chiusura di due campi profughi al confine con la Somalia

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 15:26 in Kenya Somalia

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Il Kenya ha ordinato la chiusura di due campi di rifugiati che ospitano centinaia di migliaia di profughi dalla confinante Somalia, in un momento in cui le relazioni tra i due Paesi sono deteriorate a seguito di dispute diplomatiche.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, le autorità di Nairobi hanno preso questa decisione, il 23 marzo, citando “problemi di sicurezza”. Già nel 2016, il Governo keniota ha esplicitato la propria intenzione di chiudere il campo di Dadaab, che è più vicino al confine con la Somalia rispetto a quello di Kakuma. Fred Matiang’i, il ministro dell’Interno del Kenya, ha dato all’all’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), la quale gestisce i campi, 14 giorni per elaborare un piano per la chiusura di entrambi i campi, aggiungendo che “non ci sta spazio per ulteriori colloqui sulla questione”.

Il campo è stato istituito tre decenni fa ed era una volta il più grande campo di rifugiati del mondo, che, al picco della sua operatività, ha ospitato oltre mezzo milione di persone in fuga dalla violenza e dalla siccità in Somalia.Insieme, i campi profughi di Dadaab e Kakuma ospitano più di 410.000 persone, una piccola parte delle quali proviene dal Sud Sudan. A seguito della dichiarazione del Governo keniota, L’UNHCR ha esortato il Kenya a garantire che coloro che hanno bisogno di protezione continuino ad ottenerla, promettendo di continuare a impegnarsi in un dialogo. “La decisione avrebbe un impatto sulla protezione dei rifugiati in Kenya, da considerare circoscritta nel contesto della pandemia da coronavirus in corso”, ha comunicato l’UNHCR in una dichiarazione.

Secondo Al Jazeera English, le autorità keniote hanno informato l’UNHCR che il Governo si impegnerà nello spostare i rifugiati al confine con la Somalia se i campi non chiuderanno. La fonte ha riferito che le autorità somale non hanno ancora commentato le intenzioni del Kenya. La decisione del Kenya è arrivata mentre le relazioni con la Somalia peggiorano dopo che Mogadiscio ha tagliato i legami diplomatici con Nairobi.

Di fatto, nel dicembre 2020, la Somalia ha accusato il Kenya di interferire nei suoi affari interni e ha tagliato i legami diplomatici, con conseguente richiamo reciproco dei rispettivi ambasciatori. Successivamente, l’IGAD,un’organizzazione internazionale politico-commerciale formata dai Paesi del Corno d’Africa, aveva approvato una missione d’inchiesta guidata dal Gibuti, un piccolo Stato del Corno, per esaminare le accuse della Somalia. La missione ha rivelato che non vi erano abbastanza prove per sostenere le affermazioni della Somalia. La Somalia ha respinto le conclusioni della missione, sostenendo che il Kenya ha influenzato Gibuti e che quindi le conclusioni non erano imparziali. 

Il Kenya e la Somalia hanno anche una lunga disputa irrisolta sui confini marittimi, iniziata ufficialmente nel 2014. La Somalia ha citato il Kenya dinnanzi alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), per operazioni ritenute illegali nel proprio territorio marittimo lungo l’Oceano Indiano. L’ultima udienza, prevista per il 15 marzo, è stata boicottata dal Kenya per motivi legati alla presunta imparzialità delle modalità di svolgimento del processo.

Le relazioni tra i due Paesi si sono ulteriormente deteriorate negli ultimi anni, soprattutto per la questione lo Stato autonomo somalo del Jubbaland, che confina con il Kenya. Lo Jubbaland è un partner di sicurezza cruciale per il Kenya nella battaglia contro il gruppo terroristico di al-Shabaab. Tuttavia, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, vuole centralizzare il potere e rimuovere il presidente del Jubbaland, Ahmed Mohamed Islam, anche noto come Madobe.

Come menzionato in precedenza, non si tratta del primo tentativo del Governo keniota di chiudere il campo profughi di Dadaab. Nel 2016, il Kenya ha ordinato tale decisione sulla base di rapporti di intelligence che mostravano che 2 attacchi effettuati contro obiettivi kenioti, uno nel 2013 e l’altro nel 2015, sono avvenuti con successo grazie al coinvolgimento di individui che vivevano nel campo di rifugiati di Dadaab.

Tuttavia, il 9 febbraio 2017, la divisione costituzionale e dei diritti umani dell’Alta Corte del Kenya ha ritenuto incostituzionali le decisioni del Governo di chiudere il campo di Dadaab senza prima consultare le parti interessate e di rimpatriare forzatamente i rifugiati somali presenti nel campo. Il giudice John Mativo, che ha emesso la decisione, ha anche ritenuto che il piano del Governo di rimpatriare tutti i rifugiati del campo in Somalia fosse una violazione del principio di non respingimento sancito dall’articolo 33 della Convenzione del 1951 sullo Status dei Rifugiati e dalla sezione 18 della legge keniota del 2006 sui profughi.

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Julie Dickman

di Redazione

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