Elezioni in Israele: Netanyahu in testa, ma senza maggioranza

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 9:16 in Israele Medio Oriente

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I primi risultati delle elezioni israeliane del 23 marzo vedono il premier precedentemente in carica, Benjamin Netanyahu, ancora in testa, ma senza una maggioranza che gli consentirebbe di formare un nuovo governo.

Alle ore 07:00 della mattina di mercoledì 24 marzo, al completamento del 71% del conteggio dei voti, pari a circa tre milioni, il blocco alleato a Netanyahu sembra aver ottenuto 56 seggi, sui 120 totali della Knesset, il Parlamento Israeliano. In particolare, al partito guidato dal premier tuttora in carica, Likud, potrebbero essere assegnati almeno 31 seggi, ma ciò non gli consentirebbe di raggiungere una maggioranza di governo. Ciò significa che il leader di Likud potrebbe formare un esecutivo di coalizione solo nel caso in cui si unisse alla sua coalizione anche Yamina, un partito di estrema destra guidato da Naftali Bennett, che non è schierato con nessuno dei due blocchi opposti, e che, nei primi exit polls, sembra aver ottenuto almeno 7 seggi. Bennett condivide l’ideologia nazionalista di Netanyahu, inclusa l’annessione di aree della Cisgiordania e sembrerebbe essere tra i candidati che più potrebbero accettare di unirsi all’alleanza di destra. Tuttavia, Bennet ha affermato che aspetterà l’annuncio dei risultati finali delle elezioni prima di delineare eventuali mosse politiche.

Circa il blocco dell’opposizione, questo sembra aver ottenuto, ad ora, 57 seggi. All’interno dell’alleanza anti-Netanyahu vi sono i centristi di Yesh Atid, partito guidato da Yair Lapid, il quale ha ottenuto 18 seggi. A seguirlo, vi è il partito Blue and White di Benny Gantz, con 8 seggi. Circa la Joint list, i risultati preliminari hanno mostrato un calo rispetto alle scorse elezioni, passando da 15 a 8-9 seggi. Si tratta di un’alleanza di quattro partiti arabi che rappresentano principalmente cittadini palestinesi di Israele e il movimento di resistenza islamico Hamas, un’organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare, considerata ufficialmente terroristica da alcune nazioni nel mondo, tra cui Israele e Stati Uniti. Al momento, si pensa che neanche il blocco anti-Netanyahu possa essere in grado di ottenere la maggioranza necessaria a formare un esecutivo, alla luce dell’opposizione dei partiti di unirsi alla Joint List. Ad ogni modo, i risultati potrebbero cambiare fino alla chiusura delle operazioni di scrutinio, che potrebbero terminare entro la sera del 24 marzo.

Il 23 marzo, circa 6,5 milioni di israeliani sono stati chiamati a scegliere i propri rappresentanti tra i candidati di 39 liste. Stando a quanto stabilito in precedenza, è necessario raggiungere la soglia del 3,25%, pari a 150.000 voti, per vincere. Le elezioni sono state definite cruciali per il premier in carica, Netanyahu, già alla guida del governo dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 ad oggi, il cui partito è risultato essere tra i favoriti negli ultimi sondaggi di opinione, nonostante il primo ministro sia tuttora coinvolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di potere.

L’ultima tornata elettorale, la terza in un anno, si era svolta il 2 marzo 2020, ma si era rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud aveva ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, aveva raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un governo. 

Successivamente, il 20 aprile 2020, Netanyahu e Gantz avevano riferito di aver raggiunto un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Ciò si era verificato dopo che il presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, visto il mancato accordo tra i due leader designati nel corso delle perduranti negoziazioni. Il governo israeliano di unità nazionale aveva poi ricevuto l’approvazione della Knesset il 17 maggio. Secondo quanto concordato, Gantz e Netanyahu avrebbero dovuto alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Tuttavia, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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