Egitto: boom per le esportazioni di GNL

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 12:54 in Africa Egitto

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Il governo del Cairo ha annunciato, il 23 marzo, che le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) del Paese sono aumentate di 1.6 miliardi di metri cubi nell’ultimo trimestre del 2020. Ciò consente di rilanciare l’economia egiziana e di sostenere i piani del Paese volti a potenziare le capacità di produzione.

Nello specifico, sono state 17 le spedizioni di GNL registrate da ottobre a dicembre 2020, in aumento rispetto alle 6 del primo trimestre dello stesso anno. Inoltre, a partire dall’inizio del 2021, sono state registrate circa 8-9 spedizioni al mese. In tale quadro, il Ministero del Petrolio egiziano ha dichiarato che l’impianto di liquefazione di Damietta ha ripreso a funzionare nel mese di febbraio scorso, dopo che la stazione era stata chiusa nel novembre 2012 a causa di “controversie legali”. L’impianto, situato nel Nord dell’Egitto, ha una capacità di 7,56 miliardi di metri cubi e, secondo l’esecutivo egiziano, potrebbe produrre circa 4,5 milioni di tonnellate di gas all’anno, il che aumenterebbe la capacità di esportazione del Cairo a 12,5 milioni di tonnellate.

In un primo momento, l’impianto di liquefazione di Damietta era di proprietà per l’80% di Unión Fenosa Gas, una joint venture tra l’italiana Eni e la spagnola Naturgy, mentre la restante percentuale era equamente suddivisa tra la Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC) e la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS). Poi, in base a un accordo concluso il 27 febbraio 2020, la partecipazione di Unión Fenosa Gas nell’impianto di Damietta è stata trasferita per il 50% ad Eni e per il 30% ad EGAS, mentre alla EGPC è stato destinato il restante 10%.

Da tempo l’Egitto sogna di diventare un polo regionale per il commercio e l’esportazione di gas naturale verso l’Europa. Al contempo, la sua “indipendenza” a livello di gas sostiene le riserve monetarie estere, su cui Il Cairo si basa per l’importazione della maggior parte dei propri fabbisogni. In precedenza, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva dichiarato che l’aumento della produzione di gas naturale da tutti i giacimenti avrebbe fornito al governo circa 3,6 miliardi di dollari all’anno.

Il Paese è situato in una posizione strategica ed è dotato di un’infrastruttura energetica composta altresì da due stazioni di liquefazione di gas, poste a Idku e Damietta, da cui esporta gas verso i mercati globali. Inoltre, negli ultimi anni, è stata scoperta una serie di giacimenti di gas, risultata essere fondamentale per integrare il gas importato dai giacimenti di Cipro e Israele. Il più grande è il giacimento di Zohr, scoperto nel Mediterraneo nell’agosto 2015. Le sue riserve, alla fine del 2019, erano stimate a 30 trilioni di piedi cubi e la sua produzione ammontava a 2.7 miliardi di piedi cubi al giorno. Grazie a tale giacimento, l’Egitto è tornato alla ribalta nel mercato delle esportazioni.

Inoltre, la legge sul mercato del gas, approvata nel luglio 2017, è stata significativa ai fini di questa esplorazione, in quanto ha modernizzato il contesto normativo per il mercato a valle in cui la produzione da questi giacimenti è venduta. Oltre a regolamentare il trasporto, la distribuzione e lo stoccaggio del gas, la normativa ha incoraggiato anche la partecipazione del settore privato alle attività a valle e ha istituito un organo regolatore indipendente, l’Autorità di regolamentazione del gas.

Ad oggi, il Paese Nord-africano è in grado di rispondere alla crescente domanda interna di energia, rispondendo soprattutto alle esigenze delle centrali elettriche alimentate a gas naturale, che sono responsabili della produzione di circa il 75% dell’elettricità totale prodotta in Egitto. Tuttavia, sono diversi gli impianti egiziani che hanno visto diminuire le proprie attività negli ultimi anni, a causa del calo della produzione locale e della conversione del Paese a importatore di gas, ma il giacimento di Zohr e le scoperte della British Petroleum nel Delta del Nilo hanno sostenuto i piani volti a ottenere un surplus di durante il 2020. Ad ogni modo, l’obiettivo del Cairo è tuttora porre fine completamente alle importazioni di gas e raggiungere l’autosufficienza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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