Afghanistan al centro delle attenzioni internazionali

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 20:03 in Afghanistan Asia

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Mentre la NATO discute del suo futuro in Afghanistan, la stampa locale, citando una fonte russa, ribadisce l’intenzione dei talebani di ripristinare l’emirato islamico nel Paese. Intanto, il governo di Kabul inaugura la diga Kamal Khan, al confine con l’Iran.  

Secondo quanto riferito dal quotidiano Tolo News, Zamir Kabulov, l’inviato del presidente russo per l’Afghanistan, ha dichiarato che i talebani durante l’incontro a Mosca del 18 marzo hanno insistito sul fatto che la restaurazione dell’emirato islamico nel Paese debba essere parte della soluzione al conflitto. Tuttavia, l’inviato russo ha specificato che il governo afghano e i suoi rappresentanti non sono assolutamente d’accordo con questo tipo di proposta. Kabulov ha poi affermato che la Russia è soddisfatta dei risultati della conferenza di pace di Mosca e ha esortato gli Stati Uniti a rispettare gli accordi per ritirare le sue truppe dal Paese entro il primo maggio. 

I talebani hanno affermato durante i colloqui di essere fermi sulla loro richiesta di imporre un governo islamico, senza approfondire le specifiche di tale esecutivo. Il quotidiano afghano, tuttavia, aggiunge che, in dichiarazioni precedenti, i militanti islamisti avevano riferito che la loro visione di un governo islamico consentirebbe alle donne di frequentare la scuola, di lavorare e di essere incluse nella vita pubblica. Tuttavia, i talebani non hanno ancora specificato quali sono le caratteristiche di un sistema islamico per loro accettabile. In ogni caso, durante la stessa conferenza di Mosca del 18 marzo, i rappresentanti di Russia, Cina, Stati Uniti e Pakistan hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano che non sosterranno il ritorno di un emirato islamico dell’Afghanistan. Con tale espressione si fa riferimento allo Stato auto-proclamato dai talebani a seguito della presa di Kabul nel 1996.

Inoltre, secondo quanto riferito dalla stampa turca, l’inviato presidenziale della Russia per l’Afghanistan ha dichiarato, il 24 marzo, che il conflitto afghano potrebbe essere risolto attraverso l’istituzione di un governo di coalizione ad interim. Parlando in una conferenza stampa a Mosca, Kabulov ha dichiarato: “Quando nessuna delle due parti può prevalere, il conflitto di solito si conclude con compromessi politici”. “La formazione di un governo ad interim non è solo realistica, per quanto abbiamo concordato con i partner americani, pakistani e cinesi, non c’è alternativa ad essa”, ha aggiunto. Tuttavia, questo non significa che la Troika allargata sull’Afghanistan – formata da Russia, Cina, Stati Uniti e Pakistan – possa costringere le parti ad adottare tale soluzione, ha aggiunto Kabulov. L’inviato ha sottolineato (“ammesso” secondo la stampa turca) che la ripresa delle ostilità in Afghanistan dipende anche dall’adempimento dell’accordo USA-talebani del 29 febbraio 2020 e ha suggerito di trovare risultati reciprocamente accettabili per evitare un’escalation militare. Tuttavia, il diplomatico russo non ha escluso la possibilità di uscire dall’accordo, sottolineando che tale opzione può essere portata avanti in vari modi, uno dei quali è quello di concordare una nuova intesa. 

Intanto, lo stesso 24 marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia di inaugurazione della diga di Kamal Khan, ha ribadito che l’Afghanistan deve rimanere indipendente. Facendo riferimento alla proposta degli Stati Uniti per la pace, Ghani ha dichiarato: “Non siamo come un salice che rabbrividisce per ogni filo di vento, i documenti, le indiscrezioni e i piani sono in arrivo, ma noi restiamo forti al nostro posto come un albero”. “La gente non è pronta a tornare al passato, oggi stiamo perseguendo una chiara politica di autosufficienza, l’Afghanistan in futuro non dovrà pensare a tendere la mano per chiedere l’elemosina”, ha aggiunto Ghani. Tali parole sono state pronunciate in occasione dell’inaugurazione di un progetto che il governo è riuscito a completare, dopo oltre sessant’anni. La diga di Kamal Khan, situata nella provincia occidentale di Nimroz, dovrebbe immagazzinare oltre 50 milioni di metri cubi d’acqua, irrigare quasi 175.000 ettari e generare fino a 9 megawatt di elettricità. Situata sul fiume Helmand, l’infrastruttura era stata progettata negli anni ’60, ma decenni di conflitto avevano ostacolato il completamento del progetto, fino a quando il presidente Ghani non ha annunciato la ripresa dei lavori, nel 2017. In tale contesto, è importante sottolineare che la costruzione di dighe nella regione occidentale dell’Afghanistan, al confine con l’Iran, limiterà l’afflusso idrico verso il Paese confinante, rischiando di creare ulteriori attriti riguardo alla gestione del fiume Helmand con Teheran. 

Infine, in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi della NATO, che è iniziato il 23 marzo, il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che nessuna decisione definitiva è stata presa in merito al futuro delle truppe straniere in Afghanistan, nonostante la scadenza del termine ultimo previsto per il ritiro sia tra 40 giorni. “Tutte le opzioni sono sul tavolo e non è stata presa alcuna decisione finale, ma penso che sia estremamente importante che gli alleati si consultino da vicino”, ha dichiarato Stoltenberg prima della riunione dei ministri degli Affari Esteri della NATO, che includerà il Segretario di Stato dell’amministrazione Biden, Antony Blinken, per il prima volta. In precedenza, Washington ha affermato che avrebbe potuto estendere la presenza dei soldati statunitensi in territorio afghano oltre il primo maggio, termine ultimo per il ritiro stabilito dall’accordo di Doha. Da parte loro, i talebani hanno promesso ritorsioni, se l’intensa non verrà rispettata. Durante l’incontro del 23 marzo, gli Alleati della NATO hanno affermato che sono pronti a rimanere in Afghanistan se questa fosse la decisione degli USA. Sul fronte diplomatico, invece, si attende la conferenza internazionale sulla pace in Afghanistan, ospitata dalla Turchia. Questa era inizialmente prevista per il 22 marzo ed è stata poi posticipata nel mese di aprile.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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