USA: colloqui con Messico e Guatemala per risolvere la questione migratoria

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 6:47 in America centrale e Caraibi Immigrazione USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sta mandando i suoi inviati in Messico e Guatemala per colloqui sulla migrazione. Lo ha annunciato l’amministrazione USA, lunedì 22 marzo, mentre sono in atto sforzi per contenere un’ampia ondata di arrivi al confine con il Messico. Nello specifico, la coordinatrice di frontiera della Casa Bianca, Roberta Jacobson, si sta recando nel Paese per una serie di colloqui con i funzionari messicani, volti a sviluppare “un piano d’azione efficace e umano per gestire la migrazione”, ha riferito in una dichiarazione la portavoce della Casa Bianca, Emily Horne. La visita è stata annunciata anche dal Ministero degli Esteri messicano, il quale ha specificato che gli incontri si terranno durante tutta la giornata di martedì 23 marzo. Jacobson sarà affiancata da Juan Gonzalez, direttore senior del Consiglio di sicurezza nazionale per l’emisfero occidentale, e da Ricardo Zuniga, appena nominato dal Dipartimento di Stato inviato speciale del Triangolo del Nord. “In quanto assistente speciale del presidente e coordinatrice per il confine sud-occidentale, l’ambasciatrice Roberta Jacobson si recherà in Messico per impegnarsi con i funzionari del governo messicano nello sviluppo di un piano d’azione efficace e umano per gestire la migrazione”, si legge nella nota. Gonzalez continuerà il tour dell’amministrazione Biden in Guatemala e incontrerà i funzionari guatemaltechi, nonché alcuni rappresentanti della società civile e delle organizzazioni non governative. L’obiettivo del direttore è quello di “affrontare le cause profonde della migrazione nella regione e costruire un futuro più promettente”, ha sottolineato Horne.

Dall’inaugurazione di Biden, gli Stati Uniti hanno assistito a un aumento del numero di persone intercettate dai funzionari di frontiera. A febbraio, sono stati segnalati 18.945 membri di famiglia e 9.297 minori non accompagnati che hanno tentato di attraversare il confine, un aumento rispettivamente del 168% e del 63% rispetto al mese precedente, secondo il Pew Research Center. La promessa del nuovo presidente USA di porre fine alle politiche intransigenti sull’immigrazione del predecessore Donald Trump è stata complicata dai nuovi dati sul numero di migranti irregolari provenienti dal Messico e dall’America centrale più in generale. “La questione principale da discutere sarà la cooperazione per lo sviluppo nel Sud del Messico e in America Centrale, oltre agli sforzi congiunti per una migrazione sicura, ordinata e regolare”, ha scritto su Twitter Roberto Velasco, alto funzionario del Ministero degli Esteri messicano per il Nord America. All’incontro parteciperanno anche rappresentanti della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC), ha aggiunto Velasco.

Nel frattempo, il Messico ha rafforzato la presenza militare al confine con il Guatemala per arginare l’aumento dei migranti che entrano nel Paese per poi dirigersi verso gli Stati Uniti. Nuovi agenti dell’immigrazione e truppe della guardia nazionale si sono schierati lungo il fiume Suchiate, che separa i due Paesi. Domenica 21 marzo, sono arrivati anche i soldati.

Gli Stati Uniti hanno annunciato che stanno affrontando la più grande ondata di arrivi di migranti degli ultimi 20 anni. A partire dal 19 febbraio, il governo USA ha iniziato gradualmente ad autorizzare l’ingresso dei richiedenti asilo, attualmente costretti ad aspettare l’esito della loro domanda in Messico. In particolare, è stata consentita da quella data l’entrata nel Paese di circa 300 persone al giorno. Ciò ha provocato un quantitativo di arrivi che ha superato nettamente quello dei due mesi precedenti. Il nuovo presidente aveva promesso, già durante la sua campagna elettorale, che avrebbe annullato le politiche restrittive sull’immigrazione dell’era Trump, inclusi i “Migrant Protection Protocols“. I repubblicani che abbracciano le idee di Trump in materia di politiche migratorie hanno criticato la fine dei protocolli e, verosimilmente, potrebbero usare questa carta a loro favore se i livelli di immigrazione illegale dovessero continuare ad aumentare sotto la presidenza Biden. 

Nel dicembre 2018, l’ex presidente Donald Trump aveva lanciato il programma noto come “Migrant Protection Protocols” (MPP), più comunemente ricordato come “Remain in Mexico program”, per effettuare un giro di vite ad ampio raggio sulla possibilità di chiedere asilo negli Stati Uniti. L’iniziativa aveva costretto più di 65.000 richiedenti asilo, non messicani, a tornare verso il confine e ad attendere le udienze dei tribunali statunitensi. Sotto i cosiddetti MPP, le persone che arrivavano al confine meridionale e chiedevano asilo negli USA ricevevano direttamente un avviso a comparire in tribunale per motivi di immigrazione e venivano rimandati in Messico. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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