Ucraina-Lussemburgo: fronte comune per la Crimea

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 19:56 in Europa Lussemburgo Ucraina

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Il presidente del Parlamento dell’Ucraina, Dmitrij Razumkov, ha partecipato, martedì 23 marzo, ad un vertice con il presidente della Camera dei Deputati del Lussemburgo, Fernand Etgen. Alla riunione, hanno preso parte anche i rappresentanti della Commissione per gli Affari Esteri dell’Unione Europea.

Razumkov si è detto soddisfatto della cooperazione interparlamentare raggiunta dal Lussemburgo e dall’Ucraina. Il funzionario ucraino ha ricordato che i due Paesi cooperano attivamente nella scena internazionale, soprattutto nel formato dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE). Il presidente del Parlamento ha anche posto l’accento sul recente sviluppo delle relazioni bilaterali tra Ucraina e Lussemburgo. Tra i Paesi europei che registrano il maggior interscambio commerciale con l’Ucraina, il Lussemburgo si colloca tra i primi 10 grazie a 1,2 miliardi di dollari di investimenti diretti che sono stati percepiti da gennaio 2020 a settembre 2020.

Per quanto riguarda i rapporti di Kiev con l’Unione Europea, va sottolineato che, qualche giorno fa, il 18 marzo, il presidente del Paese, Volodymyr Zelensky, ha definito il 2022 come “l’anno dell’Ucraina in Europa”. Durante la riunione del 23 marzo, Razumkov ha ribadito questa posizione e ha dichiarato che il Paese prevede di apportare cambiamenti significativi alla sua legislatura per rispondere e adempiere agli standard che l’Europa impone nei vari settori dell’economia.

Successivamente, il funzionario russo ha affrontato la questione del gasdotto russo Nord Stream 2, chiarendo che, quando il progetto si concluderà, la Russia lo utilizzerà come “strumento per fare leva”. Sono numerosi i Paesi dell’Est Europa ad essere contro la costruzione del suddetto gasdotto. L’Ucraina, come anche la Slovacchia, ha una posizione contraria perché, con l’entrata in attività del gasdotto, Kiev potrebbe perdere circa 2 miliardi di dollari l’anno di pedaggi di transito.

Il gasdotto Nord Stream 2 parte dalla Russia, e, attraverso il Mar Baltico, e giunge fino alla Germania, per una lunghezza di più di 1230 km. La capacità di carico complessiva sarà di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.  Il gasdotto attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia. Insieme all’esistente Nord Stream 1, che segue l’analogo percorso che seguirà il Nord Stream, permetterà a Mosca di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Una delle tematiche discusse durante i colloqui è quella dell’annessione “illegale” della Crimea alla Russia. Razumkov ha ringraziato Etgen per aver sempre supportato, fin dall’inizio della crisi, l’integrità territoriale della parte ucraina, confidando nel rinnovato supporto dei Paesi membri della Commissione per gli Affari Esteri dell’Unione Europea. Il presidente del Parlamento ha sottolineato i tentativi pacifici del Paese verso la normalizzazione del conflitto russo-ucraino in Crimea e ha rilevato l’importanza del regime sanzionatorio dell’Ue contro Mosca. Il funzionario ucraino ha reso noto che in Crimea la situazione di crisi sta peggiorando e ha ribadito che la priorità principale resta quella di liberare la penisola “dall’occupazione russa”. Razumkov ha spiegato che il deterioramento della crisi ha un’influenza su una pluralità di aree, quali la militarizzazione, la violazione dei diritti umani e la minaccia della sicurezza ambientale nella regione.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. In seguito all’annessione illegale della Repubblica, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

di Redazione

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