Oman: la Siria mette in luce la “politica equilibrata” di Muscat

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 11:31 in Oman Siria

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Il ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, si è recato nel Sultanato dell’Oman, dal 20 marzo, per una visita ufficiale di tre giorni, da inserirsi nel quadro dei tentativi di Damasco di rafforzare le relazioni con i vicini mediorientali.

Come riportato dal quotidiano al-Arab il 23 marzo, Mekdad ha tenuto colloqui con personalità omanite di alto rango, tra cui il vice primo ministro dell’Oman e Rappresentante speciale del Sultano, Asaad bin Tariq, il ministro degli Esteri, Badr bin Hamad al-Busaidi, e il ministro dell’Amministrazione reale, Sultan Mohammed Al Nu’amani. Nel corso dei colloqui, sono state prese in esame le relazioni bilaterali che legano il Sultanato e la Siria e gli ambiti in cui poter rafforzare una cooperazione che vada nell’interesse di entrambe le parti. La visita di Mekdad giunge dopo che, il 4 ottobre 2020, Sayyid Turki bin Mahmoud al-Busaidi è stato accolto in Siria in qualità di ambasciatore “straordinario” del Sultanato dell’Oman presso la Repubblica araba siriana. Muscat è stata la prima, tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ad aver attuato una mossa simile.

Alla luce di ciò, Mekdad ha affermato che la politica pacifica ed equilibrata di Muscat ha consentito al Paese di guadagnarsi il rispetto e l’apprezzamento della comunità internazionale. La Siria, da parte sua, guarda all’Oman come il cuore della diplomazia, oltre che come una guida e un esempio da seguire per il mondo arabo e la regione del Golfo. Parallelamente, Damasco apprezza gli sforzi profusi dal Sultanato sia nei confronti della popolazione siriana, sia per ristabilire il suo ruolo a livello regionale e internazionale. “Stiamo combattendo contro il terrorismo e l’estremismo, mentre contrastiamo misure coercitive unilaterali”, ha dichiarato il ministro siriano in un’intervista, aggiungendo che l’Oman è stato al fianco della popolazione siriana sin dall’inizio di tale guerra “al terrorismo”.

Al-Busaidi è stato il primo ambasciatore del Consiglio di Cooperazione del Golfo a tornare a Damasco, dallo scoppio delle proteste contro il regime del 2011 e il conseguente conflitto civile. Quest’ultimo ha causato l’interruzione delle attività e dei lavori presso le ambasciate dei Paesi membri del GCC, così come la chiusura delle missioni diplomatiche. In realtà, sia gli Emirati Arabi Uniti sia il Bahrain, nel dicembre 2018, avevano riaperto le proprie ambasciate a Damasco, ma, sino ad ora, Abu Dhabi e Manama hanno semplicemente nominato incaricati d’affari e non ambasciatori all’interno delle proprie rappresentanze diplomatiche.

Per tale ragione, la mossa diplomatica di Muscat è stata considerata la prima nella regione del Golfo, il che ha messo in luce la politica di “neutralità positiva” ed equilibrio incarnata dal Sultanato in diversi dossier regionali. Circa la crisi siriana, l’Oman ha provato a promuovere il dialogo tra le due parti impegnate nel conflitto, il governo legato al presidente Bashar al-Assad e i gruppi di opposizione. A tal proposito, nel corso degli anni, il Sultanato non ha interrotto le relazioni diplomatiche e politiche con Damasco, a differenza di altri paesi del Golfo, i quali, invece, hanno cercato di boicottare il regime di Assad, chiedendone le dimissioni, e hanno sospeso l’adesione della Siria alla Lega araba. Parallelamente, Oman e Siria, nel 2017, hanno siglato un accordo di tipo economico, riguardante, in particolare, i settori di petrolio e gas. Questo include attività relative a industria, estrazione, qualificazione e formazione di personale, e creazione di progetti comuni.

Di fronte a tale scenario, secondo un ricercatore omanita, gli sforzi di Muscat potrebbero altresì portare la Siria ad essere nuovamente inclusa all’interno della Lega Araba, dopo essere stata esclusa da circa nove anni. A tal proposito, alcune voci parlano di un possibile accordo che consentirebbe a Damasco di partecipare al prossimo vertice arabo. Parallelamente, uno studioso siriano si è detto fiducioso sul ruolo dell’Oman, un Paese che potrebbe convincere i suoi vicini del Golfo ad aprirsi alla Siria, ma senza trascurare il ruolo di Mosca all’interno del panorama siriano. Alcuni analisti hanno, però, affermato che la mediazione omanita tra Washington e Teheran, oltre che con gli Houthi in Yemen, non potrà essere applicata anche alla crisi in Siria.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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