L’UE sanziona 2 leader della milizia libica al-Kani

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 19:09 in Europa Libia

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L’Unione Europea ha imposto sanzioni a funzionari ed entità di sette Paesi, compresa la Libia. Nello Stato nordafricano, Bruxelles ha colpito due leader della milizia Kaniyat, ovvero il suo capo, Muhammad al-Kani, e suo fratello, Abdul Rahim, per presunti omicidi extragiudiziali e sparizioni forzate commesse tra il 2015 e il 2020 nella città libica occidentale di Tarhouna, rimasta per anni sotto il loro controllo.

Secondo quanto previsto dalla decisione europea, le persone e gli enti inclusi nell’elenco delle sanzioni saranno soggetti ad un congelamento dei beni e ad un divieto di viaggio negli Stati membri dell’UE. La misura vieta poi a individui ed entità residenti nell’Unione europea di trattare con coloro che figurano nell’elenco delle sanzioni, direttamente o indirettamente. Oltre alla Libia, anche Cina, Russia, Sud Sudan, Eritrea e Myanmar sono state colpite dalle misure punitive di Bruxelles. In generale, le sanzioni, introdotte il 22 marzo, riguardano 11 persone e 4 entità e si basano su un nuovo regime sanzionatorio per combattere violazioni dei diritti umani.

Il 25 novembre 2020, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito la milizia libica Kaniyat nella lista nera di Washington per violazione dei diritti umani, dopo che la Russia si era opposta ad una simile decisione, in seno alle Nazioni Unite. Con una mossa unilaterale, gli USA hanno sanzionato il gruppo e i suoi due leader ai sensi del Global Magnitsky Act. Questo ha consentito al governo degli Stati Uniti di prendere di mira gli abusi e le violenze, congelando i beni della milizia e vietando agli statunitensi di intrattenere rapporti con le persone colpite. 

“Mohamed al-Kani e la milizia Kaniyat hanno torturato e ucciso civili durante una crudele campagna di oppressione in Libia”, aveva dichiarato l’ex segretario al Tesoro degli USA, Steven Mnuchin. Anche la Germania, insieme agli Stati Uniti, aveva proposto che il comitato per le sanzioni contro la Libia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, composto da 15 membri, imponesse il congelamento dei beni e il divieto di viaggio ai militanti di Kaniyat e ad al-Kani. Tuttavia, la mossa era stata fermata dalla Russia, il 20 novembre, che aveva dichiarato di non poter approvare le sanzioni perché aveva bisogno di più prove riguardo all’uccisione di civili. 

La città libica di Tarhouna, riconquistata nel giugno 2020 dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, era stata controllata per anni dalla milizia Kaniyat, gestita dalla famiglia Kani. Questa combatteva a fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. A ottobre 2020, le autorità libiche hanno dissotterrato 12 corpi da quattro tombe anonime a Tarhouna. Questi si sono aggiunti alle decine di cadaveri già scoperti quando la città era stata conquistata dalle forze armate del governo di Tripoli. I ritrovamenti erano iniziati precisamente l’11 giugno 2020, quando la UNSMIL aveva rivelato “con orrore” la scoperta di almeno 8 fosse comuni.  Da allora, le ricerche sono continuate e, lo scorso 7 novembre, le autorità del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli hanno annunciato gli ultimi ritrovamentiDopo la scoperta delle fosse comuni, il ministro degli Esteri del GNA, Mohamed Siala, aveva subito inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo che le prove di presunti crimini di guerra fossero sottoposte alla Corte internazionale di giustizia. Internamente, invece, visto il crescente numero di corpi trovato nell’area di Tarhuna, lo scorso 29 ottobre, il GNA aveva emesso un mandato d’arresto per i leader della milizia Kaniyat.

Il gruppo è accusato dagli USA, e ora anche dall’UE, di crimini di guerra, avendo perpetrato per anni numerose esecuzioni di prigionieri tra i quali figuravano loro oppositori, rivali e presunti criminali. Secondo più fonti, al momento, i capi della milizia si troverebbero nella Libia orientale.

di Redazione

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