L’UE estende la missione Irini di altri 2 anni

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 16:30 in Europa Libia

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L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea (UE), Josep Borrell, ha annunciato che la missione IRINI, attiva al largo della costa libica e incaricata di monitorare l’attuazione dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite in Libia, sarà prorogata di altri 2 anni. Il suo scopo, come previsto dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sarà soprattutto quello di monitorare le navi sospette.

Borrell ha rilasciato queste dichiarazioni quasi in concomitanza con il primo anniversario dell’operazione, lanciata il 31 marzo 2020. L’Alto Rappresentante ha sottolineato che la missione ha finora monitorato 16 porti e strutture petrolifere della Libia, 25 aeroporti, piste di atterraggio e 194 voli, sospettati di trasportare carichi destinati alle forze armate. Inoltre, sono state investigate 230.000 navi, condotte 8 ispezioni e un dirottamento. Borrell ha poi aggiunto che Irini ha condiviso più di 20 rapporti confidenziali con il gruppo di esperti delle Nazioni Unite che si occupa delle violazioni dell’embargo sulle armi commesse da entrambi le parti del conflitto in Libia, portando alla luce in questo modo molti traffici illegali. 

Nel suo ultimo rapporto, pubblicato il 16 marzo, il gruppo di esperti ha definito l’embargo sulle armi in Libia “totalmente inefficace” alla luce delle ripetute violazioni degli ultimi anni. Nel documento, di circa 550 pagine, i sei esperti dell’ONU che compongono la commissione hanno denunciato le violazioni “ampie e palesi” dell’embargo, imposto nel 2011, che avrebbe dovuto prevenire la fornitura, diretta o indiretta, di materiale bellico in Libia. Tra i maggiori responsabili sono stati segnalati i Paesi che, nel corso del conflitto, hanno affiancato le due parti belligeranti, ovvero le forze legate al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, nonché i gruppi di mercenari e diversi attori non statali. Tra questi, i mercenari russi della Compagnia Wagner e Erik Prince, fondatore della compagnia Blackwater Worldwide. A detta degli esperti, sono circa 2.000 i combattenti russi dispiegati nel Paese nord-africano a sostegno delle forze di Haftar, e, nonostante l’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020, non vi sono prove che dimostrino il loro ritiro. 

“Nella relazione dell’ONU, la violazione dell’embargo sulle armi continua da entrambe le parti e questa è una ragione in più per dispiegare missioni come Irini”, aveva dichiarato Borrell, il 18 marzo, un giorno dopo la pubblicazione del rapporto ONU, durante una conferenza stampa a Roma. “L’operazione Irini ha raggiunto risultati concreti nel monitoraggio delle violazioni dell’embargo Onu in Libia, contribuendo ai passi positivi raggiunti dai libici con il recentissimo insediamento di un nuovo governo di unità nazionale”, aveva aggiunto l’Alto Rappresentante, sottolineando che Irini non è una missione solo navale, ma che “ha anche gli occhi per vedere cosa accade nel cielo e per monitorare cosa accade a terra”. 

La conferenza di Borrell del 18 marzo, avvenuta a fianco del ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, si è svolta a Roma, sede della missione europea a guida italiana. L’operazione Irini agisce sotto il comando dell’ammiraglio Fabio Agostini. Operativa dal primo aprile 2020, è una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, creata con l’obiettivo di far rispettare l’embargo in Libia e fermare il traffico di armi. Ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo dell’anno scorso. A differenza di quest’ultima, che si concentrava soprattutto sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni dell’embargo, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011. La missione si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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