Lo Stato Islamico rivendica attacchi in Afghanistan

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 14:47 in Afghanistan Asia

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Due siti web gestiti dallo Stato Islamico hanno rivendicato una serie di attacchi a Kabul e nella provincia orientale di Nangarhar che avrebbero causato la morte di oltre 30 persone, tra civili e militari. 

La stampa afghana ha citato “l’emissione n. 277” del canale dello Stato Islamico e “l’emissione n. 278” affermando che nella prima si rivendicava la morte di un ufficiale e di un “infiltrato” e nella seconda si faceva riferimento a cinque attentati suicidi in cui sarebbero deceduti 20 civili e 13 membri delle forze di sicurezza afghane. Le violenze sarebbero avvenute dall’11 al 17 marzo, periodo in cui sono state segnalate due esplosioni e due attacchi mirati effettuati da uomini armati.

Il Governo afghano ha commentato tali rivendicazioni affermando che, in ogni caso, tali attacchi vengono effettuati grazie alla protezione dei talebani. Anche le autorità locali della provincia orientale di Nangarhar hanno incolpato i militanti del gruppo. “Queste sono attività dello Stato Islamico, ma sono sostenute dai talebani, che sono sostenuti dal Pakistan”, ha riferito Ali Ahmad, capo del Consiglio Provinciale. “I talebani facilitano le attività dello Stato Islamico e forniscono militanti”, ha dichiarato Ahmad Zia Worsaji, un membro dell’ufficio stampa del primo vicepresidente, Amrullah Saleh. 

Secondo un report pubblicato dalle Nazioni Unite il 3 febbraio, si stima che nel Paese siano presenti tra i 1.000 e i 2.200 militanti dello Stato Islamico della Provincia di Khorasan, il nome con cui è nota l’affiliata afghana dell’ISIS. Il gruppo è nato nel 2015, nella regione Nord-orientale del Paese, ed è stato fondato da ex membri dei talebani pakistani. L’ideologia del gruppo si è diffusa nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggioranza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. Questi si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani, che per lo più seguono la scuola hanafita. Di conseguenza, i militanti salafiti hanno trovato facilmente posto nella nuova organizzazione. Dopo una campagna militare durata anni, Kabul ha riconquistato i territori controllati dall’affiliata dello Stato Islamico e ha annunciato la sconfitta dell’organizzazione nel 2019. 

Secondo quanto riferito dal New York Times, i funzionari dell’intelligence e dell’esercito degli Stati Uniti temono che un ritiro delle forze armate straniere dall’Afghanistan possa far rifiorire le attività del gruppo. Il problema rilevato è l’assenza del supporto governativo nelle zone rurali e il forte potenziale di reclutamento dell’organizzazione in tale aree. Inoltre, secondo l’intelligence afghana, a Jalalabad, la capitale provinciale di Nangarhar, ci sono decine di cellule autonome dello Stato Islamico che sono state ideate in maniera tale da rendere difficile la possibilità di eliminare la presenza del gruppo. Queste sono infatti molto piccole, formate da tre o quattro individui, e lavorano in maniera indipendente l’una dall’altra. Le cellule non hanno contatti tra di loro, per fare in modo che l’arresto di un militante non causi lo smantellamento dell’organizzazione. Secondo le autorità afghane, una rete simile è attiva da tempo anche a Kabul.

Il 21 marzo, il quotidiano Tolo News ha riferito che almeno 7 persone sono state uccise e altre sono rimaste ferite in due esplosioni separate e in un attacco armato che si sono verificati nella capitale, Kabul, nelle precedenti 24 ore. La mattina del 21 marzo, un veicolo ha colpito una bomba sul ciglio della strada nel distretto di Chahar Asiab, uccidendo cinque membri di una famiglia. La polizia ha riferito che due di questi erano membri delle forze di rivolta pubblica, che sostengono l’esercito afghano contro i talebani, e un altro era un impiegato di un Ministero di Kabul. Poche ore prima, la sera del 20 marzo, un’altra esplosione lungo una strada si è verificata nel distretto di Bagrami. Un membro delle forze di polizia è stato ucciso e un altro è rimasto ferito. Infine, una fonte della sicurezza ha reso noto che una persona è morta e altre due sono rimaste ferite in un attacco effettuato da un gruppo di uomini armati non identificati nel distretto di Paghman di Kabul. Similmente, numerose altre province afghane stanno affrontando un vertiginoso aumento delle violenze e tutti gli scontri sul campo risultano difficili da monitorare.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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