Israele: l’elettorato alle urne per la quarta volta in due anni

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 9:35 in Israele Medio Oriente

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La popolazione israeliana è stata chiamata a recarsi alle urne, per la quarta volta in due anni, martedì 23 marzo. Le elezioni sono state definite cruciali per il premier in carica, Benjamin Netanyahu, già alla guida del governo dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 ad oggi, il quale risulta essere ancora tra i favoriti.

Si prevede che, il 23 marzo, saranno circa 6,5 milioni gli israeliani chiamati a scegliere i propri rappresentanti tra i candidati di 39 liste. Stando a quanto stabilito in precedenza, è necessario raggiungere la soglia del 3,25%, pari a 150.000 voti, per vincere. Nel frattempo, le autorità israeliane hanno mobilitato circa 20.000 poliziotti e forze dell’ordine per garantire la sicurezza del processo elettorale, temendo attacchi e scontri in diverse aree del Paese.

La nuova tornata elettorale giunge dopo che, il 22 dicembre 2020, il mancato accordo sulla legge di bilancio ha portato allo scioglimento della Knesset, il Parlamento israeliano, provocando, in tal modo, la fine del governo di unità nazionale nato il 17 maggio 2020, guidato da Netanyahu e dal suo vice, Benny Gantz, altresì ministro della Difesa. I risultati degli ultimi sondaggi di opinione hanno visto il partito del primo ministro in carica, Likud, nuovamente tra i favoriti, sebbene il premier sia coinvolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di potere. Tuttavia, si prevede che sarà difficile per Netanyahu ottenere la maggioranza necessaria a preservare la sua poltrona.

Gantz, da parte sua, ha precedentemente dichiarato che non ha mai avuto fiducia di Netanyahu, ma che stava cercando di evitare una quarta tornata elettorale, alla luce della crisi derivante dalla pandemia di Coronavirus. A detta del leader di Blue and White, obiettivo di Netanyahu era, in realtà, “evitare di entrare in aula”, promuovendo una legge che annullasse i procedimenti legali in suo sfavore. Ad ogni modo, la campagna elettorale degli ultimi tre mesi è stata definita “accesa” e, al momento, risulta essere difficile prevedere chi sarà il vincitore tra Netanyahu e Gantz.

Nel frattempo, nelle ultime settimane, la popolazione israeliana si è più volte riversata nelle strade del Paese per mostrare la propria opposizione al premier, accusato di voler vincere le elezioni per un mero interesse personale, ovvero per approvare una legge che gli consentirebbe di annullare le cause legali in cui è coinvolto. Il premier, da parte sua, oltre a negare simili accuse, si è impegnato, nel corso della campagna elettorale, a garantire l’accesso a milioni di dosi del vaccino anti-Covid, così da rendere Israele il “Paese della vaccinazione”. In realtà, già circa la metà della popolazione israeliana risulta essere stata vaccinata a ritmi elogiati a livello internazionale, sebbene Israele sia stato esortato a garantire vaccini anche per la popolazione palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

L’ultima tornata elettorale, la terza in un anno, si era svolta il 2 marzo 2020, ma anche questa si era rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud aveva ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, aveva raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un governo. 

Successivamente, il 20 aprile 2020, Netanyahu e Gantz avevano riferito di aver raggiunto un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Ciò si era verificato dopo che il presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, visto il mancato accordo tra i due leader designati nel corso delle perduranti negoziazioni. Il governo israeliano di unità nazionale aveva poi ricevuto l’approvazione della Knesset il 17 maggio. Secondo quanto concordato, Gantz e Netanyahu avrebbero dovuto alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Tuttavia, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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