India-Pakistan: riprende il dialogo, possibile ruolo degli UAE nel riavvicinamento

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 9:49 in India Pakistan

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L’India e il Pakistan hanno deciso, il 23 marzo, di riprendere i dialoghi bilaterali nel quadro della Commissione permanente dell’Indo, per discutere dei diritti di sfruttamento delle acque di tale fiume, dopo uno stallo di tre anni. L’incontro sarà organizzato a Nuova Delhi, durerà due giorni ed è stato considerato da più osservatori come un segno del recente riavvicinamento tra i due Paesi, che sarebbe stato facilitato dagli Emirati Arabi Uniti (UAE).

La notizia dell’incontro della Commissione permanente dell’Indo, istituita nel 1960, è stata diffusa sia da funzionari indiani coinvolti nelle gestione delle acque del Paese, sia dal Ministero degli Affari Esteri del Pakistan. Il portavoce di quest’ultimo, Zahid Hafeez Chaudhri, in particolare, ha aggiunto che Islamabad approfitterà dell’incontro per esprimere la propria opposizione ai progetti tecnici degli impianti idroelettrici pianificati dall’India di Pakal Dul e Lower Kalnai, entrambi situati nella porzione indiana del Kashmir, una regione asiatica a maggioranza musulmana contesa tra Nuova Delhi e Islamabad.

Da parte loro, i funzionari indiani rimasti anonimi hanno affermato che entrambi i progetti idrici sarebbero in linea con quanto previsto dal Trattato sulle acque dell’Indo, stipulato il 19 settembre 1960 da India e Pakistan. In ogni caso, la parte indiana ha affermato che saranno intraprese discussioni per rispondere alle obiezioni pakistane e che Nuova Delhi crede in una risoluzione amichevole.

Il fiume Indo è uno dei più lunghi corsi d’acqua a livello globale che si estende per circa 3.200 km e ha una portata annua di 243 km3. Il fiume nasce nella regione autonoma del Tibet della Cina e attraversa il Kashmir in aree controllate sia dall’India, sia dal Pakistan. Per quest’ultimo, l’Indo e i suoi tributari costituiscono la fonte di provenienza dell’80% dell’irrigazione agricola del Paese.

Il dialogo tra India e Pakistan è arrivato dopo un periodo di attrito nelle relazioni tra le parti, iniziato nel 2019 e il cui primo momento di distensione è stato registrato lo scorso 25 febbraio. In tale data, gli eserciti indiano e pakistano avevano concordato di attenersi rigidamente ad un accordo di cessate il fuoco lungo il confine de facto tra i due Paesi nella regione del Kashmir, detto Linea di controllo (LoC), risalente al 2003.

Secondo vari media citati da Al-Jazeera English, dietro alle recenti iniziative di riavvicinamento tra India e Pakistan vi sarebbero gli UAE, che rappresentano un importante partner commerciale e diplomatico sia per Islamabad, sia per Nuova Delhi. In particolare, Abu Dhabi avrebbe facilitato per mesi i dialoghi che hanno portato all’intesa del 25 febbraio scorso. Tuttavia, i governi dei tre Paesi coinvolti non hanno ancora commentato le notizie sul coinvolgimento emiratino.

Il nodo centrale delle tensioni tra India e Pakistan riguarda il Kashmir che è situato tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. La parte centro-meridionale della zona, il Jammu e Kashmir, è amministrato dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, a Nord-Ovest, sono sotto la giurisdizione del Pakistan e l’area a Nord-Est, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è riconosciuta dagli attori coinvolti tant’è vero che Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra.

India e Pakistan hanno combattuto tre conflitti maggiori e altri minori dal 1947, anno in cui entrambi hanno ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale inglese. Due tra le tre guerre di maggiore portata avevano riguardato proprio la regione del Kashmir. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu aveva quindi istituito la LoC, dove è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che le parti, però, violano spesso e che il 25 febbraio scorso si sono nuovamente impegnate a rispettare. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare tali militanti.

Di recente, le tensioni si sono aggravate dal 14 febbraio 2019, quando un attentato suicida rivendicato dall’organizzazione terroristica nota come Jaish-e-Muhammad (JeM) nella zona indiana del Kashmir aveva causato la morte di 44 persone, tra membri del personale di sicurezza indiano e civili. Il successivo 26 febbraio, Nuova Delhi aveva quindi avviato un’operazione aerea nel territorio pakistano ma, il giorno dopo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Tale momento di accresciute tensioni era stato smorzato dalla riconsegna del pilota ma le relazioni bilaterali indo-pakistane sono rimaste tese.

A livello politico, poi, la situazione era ulteriormente peggiorata da quando, il 5 agosto 2019, l’India aveva revocato l’autonomia alla propria porzione di Kashmir e ne ha cambiano lo status amministrativo. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi aveva quindi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Islamabad del Jammu e del Kashmir erano stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu. Il Pakistan aveva da subito protestato contro tali cambiamenti, declassando lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto 2020, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo la LoC al confine con la Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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