Algeria: attivisti del movimento Hirak accusati di terrorismo

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 12:47 in Africa Algeria

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La magistratura algerina ha richiesto l’arresto di alcuni partecipanti al movimento di mobilitazione popolare, noto come Hirak, accusandoli di aver provato a rendere violente delle proteste pacifiche.

Il mandato di arresto internazionale è stato emesso il 22 marzo, in un periodo che vede il Paese Nord-africano tuttora teatro di manifestazioni contro le autorità algerine al potere. Gli individui coinvolti sono un ex diplomatico, Mohamed Larbi Zeitout, un blogger, Amir Boukhors, che si firma con il nome di “Amir Dz”, e un giornalista, Hichem Aboud. Il primo, un uomo di 57 anni, nel 2007 ha fondato un movimento politico, definito fuorilegge, noto come “Rachad”, e attualmente vive in esilio nel Regno Unito. Il gruppo includeva tra i suoi membri ex attivisti del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), un partito politico islamista algerino, i quali sono stati accusati di essersi infiltrati tra i manifestanti algerini spargendo violenza nel corso delle proteste scoppiate a febbraio 2019. Zeitout, nello specifico, è ricercato con l’accusa di “gestione e finanziamento di un gruppo terroristico”, nonché di falsificazione e riciclaggio di denaro. Rachad, da parte sua, ha smentito le accuse, affermando che il suo obiettivo è istituire uno Stato civile in cui vengano rispettate le norme democratiche.

Parallelamente, Boukhors, un uomo di 38 anni, ha pubblicato diversi video critici nei confronti del governo di Algeri, mentre Aboud, giornalista di 65 anni, oltre che un presunto agente dei servizi segreti algerini, è stato condannato in contumacia, nel 2020, a sette anni di prigione. Sia Boukhors sia Aboud, al momento in Francia, sono accusati di riciclaggio di denaro e di appartenenza a un “gruppo terroristico che prende di mira la sicurezza dello Stato”, di cui, però, non è stata specificata la denominazione. Oltre ai tre algerini in esilio, è stato emesso un mandato di cattura anche per Mohamed Abdellah, fuggito a Madrid, mentre un quarto individuo, Ahmed Mansouri, un ex attivista ed ex membro di FIS è stato arrestato nel mese di febbraio scorso e condannato alla reclusione.

Secondo la dichiarazione del pubblico ministero, “indagini tecniche” hanno dimostrato che Mansouri, Aboud, Boukhors e Abdellah hanno tutti fatto parte di un piano volto a minare la natura politica dei movimenti di protesta, finanziando e sostenendo un gruppo terroristico che ha colpito l’ordine pubblico, la sicurezza e la stabilità dello Stato, oltre che l’unità nazionale. Il mandato di cattura è il risultato di un’indagine durata mesi, il cui obiettivo è stato scoprire le menti e i finanziatori del gruppo, compresi gli attivisti che agivano sul web. Il tutto ha avuto inizio con la testimonianza di Rezkane Ahcene, un terrorista noto con il nome di Abu Dahdah, arrestato il 16 dicembre 2020, a seguito di un’operazione condotta dalle Forze armate algerine. È stato Dahdah a dichiarare di essere stato incaricato di coordinare e mettere in contatto oppositori del governo algerino e individui fuggiti all’estero, al fine di “abbattere il regime” trasferendo l’azione armata “dalle montagne alle strade”. Tra gli attivisti all’estero contattati vi sono stati proprio quelli oggetto del mandato di cattura del 22 marzo.

Il movimento pro-democrazia “Hirak”, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, ha avuto inizio il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Nonostante le promesse del nuovo capo di Stato algerino di maggiore libertà e democrazia, molti oppositori e attivisti sono stati arrestati, processati e condannati, in un clima di repressione contro attivisti, giornalisti, media indipendenti e blogger. A tal proposito, il 4 gennaio scorso, un giovane algerino, Walid Kechida, è stato condannato a tre anni di reclusione, dopo aver pubblicato post satirici sul presidente algerino e la religione islamica.

Secondo il Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), gli arresti di “attivisti anti-regime” sono all’ordine del giorno, nonostante l’interruzione delle manifestazioni settimanali dalla metà di marzo 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e le azioni legali contro gli utenti di Internet sono in aumento. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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