Yemen: Riad propone un’iniziativa di pace

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 17:15 in Arabia Saudita Yemen

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Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha proposto, lunedì 22 marzo, un’iniziativa di pace volta a porre fine al perdurante conflitto in Yemen.

Stando a quanto riferito durante una conferenza stampa tenutasi a Riad, la nuova iniziativa saudita include un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due parti belligeranti, il governo yemenita legato al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e le milizie di ribelli sciiti Houthi. “Lavoreremo con la comunità internazionale, con i nostri partner e con il governo dello Yemen per promuovere l’attuazione di questa iniziativa”, ha dichiarato il principe saudita, aggiungendo che Riad è disposta a esercitare pressioni sul gruppo sciita, affinché questo accetti di deporre le armi e di sedersi al tavolo dei negoziati, con la convinzione che l’unica via perseguibile per porre fine alla crisi yemenita consiste nel frenare i combattimenti e trovare una soluzione politica.

Parallelamente, il ministro saudita ha affermato che, se le parti accetteranno l’accordo, verrà riaperto l’aeroporto della capitale Sana’a, destinandovi un certo numero di voli diretti sia regionali sia internazionali. Inoltre, verrà facilitata l’importazione di risorse alimentari e carburante attraverso il porto occidentale di Hodeidah, alleggerendo le misure di embargo imposte e destinando le entrate fiscali su un conto bancario congiunto con la Banca centrale. Al contempo, il Regno saudita ha messo in luce il proprio rifiuto verso l’ingerenza dell’Iran in Yemen, così come delle esportazioni di missili balistici dirette verso i ribelli Houthi, che hanno provocato una crescente destabilizzazione.

“L’iniziativa entrerà in vigore non appena gli Houthi l’accetteranno”, ha dichiarato il principe saudita, precisando che l’Arabia Saudita, la quale guida una coalizione internazionale intervenuta a sostegno del governo yemenita legittimo, è pronta per mettere in atto quanto delineato. Parallelamente, Riad ha affermato di aspettarsi il sostegno di Washington e della comunità internazionale. Ora, a detta del ministro, spetta ai ribelli rispondere positivamente e decidere se mettere al primo posto “i loro interessi o quelli dell’Iran”. Da parte sua, il Regno continuerà a sostenere il popolo e il governo yemenita, a salvaguardare i confini del Paese così come le infrastrutture e i civili sauditi, più volte bersaglio dei ribelli.

La coalizione internazionale guidata da Riad è intervenuta in Yemen il 26 marzo 2015, nel quadro della crisi yemenita, scoppiata a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. Parallelamente, l’Arabia Saudita è stata promotrice del cosiddetto accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 con l’obiettivo di scongiurare tensioni aggiuntive nel Paese. In tal caso, le parti in conflitto erano il governo legittimo e i gruppi separatisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

L’iniziativa saudita esposta il 22 marzo giunge mentre l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, continua a profondere sforzi per convincere il governo yemenita e i ribelli Houthi a firmare la cosiddetta “dichiarazione congiunta”, un’intesa che prevede il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi yemenita.

Inoltre, l’iniziativa saudita si colloca in un quadro di tensioni particolarmente intensificatesi nel corso delle ultime settimane. Tra i fronti più accesi vi sono Taiz e Ma’rib. Quest’ultimo è un governatorato controllato in larga parte dalle forze filogovernative, situato a circa 120 km a Est di Sana’a, oggetto di un’offensiva, da parte dei ribelli, dal 7 febbraio scorso. Gli Houthi hanno altresì intensificato i propri raid contro i territori sauditi, mentre la coalizione, da parte sua, ha colpito più volte la capitale Sana’a e altri obiettivi del gruppo sciita. In tale quadro, poi, il 22 marzo, la missione delle Nazioni Unite a Hodeidah, UNMHA, ha dichiarato che la coalizione ha condotto raid aerei contro il porto di Saleef, a Nord di Hodeidah, sulla costa del Mar Rosso, colpendo un deposito di grano e i quartieri residenziali dove vivono i dipendenti di un’azienda di produzione alimentare.

Il porto di Salif fa parte dell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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