UE: sanzioni per violazione dei diritti umani in Cecenia

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 21:02 in Cecenia Europa

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L’Unione Europea ha varato, lunedì 22 marzo, un pacchetto di sanzioni contro l’ex capo della polizia della città di Argun, in Cecenia, Aiub Vakhaevich Kataev, e contro il vice primo ministro della Cecenia, Abuzaid Dzhandarovich Vismuradov, nonché comandante di un’unità speciale di sicurezza di Terek. Le accuse che pendono sui due invidi sono plurime, quali omicidio, abuso di potere, persecuzione e tortura contro persone facenti parte della comunità LGBT+ in Cecenia.

Bruxelles ha inserito nella “lista nera” non solo Kataev, ma anche tutte le forze dell’ordine sotto il suo comando. L’accusa è quella di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani nel territorio russo e cecino. Secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant, sono numerosi i testimoni ad aver confermato le torture alle quali Kataev sottoponeva i detenuti nelle carceri. Le sanzioni europee contro l’altro individuo, Vismuradov, sono riconducibili a crimini analoghi a quelli commessi da Kataev. Secondo l’Unione Europea, anche l’unità speciale di sicurezza di Terek sarebbe responsabile di violazione dei diritti umani, ma anche tortura, arresti e detenzioni arbitrarie. Vismuradov è accusato di uccisioni ed esecuzioni extragiudiziali. Anche in questo caso, sono stati numerosi individui a testimoniare contro il vice primo ministro della Cecenia e a confermare la partecipazione di Vismuradov alla tortura di carcerati.

Inoltre, Vismuradov è il più stretto collaboratore del presidente della Repubblica Cecena, Ramzan Kadyrov. La linea politica di quest’ultimo è caratterizzata da una rigida campagna di repressione contro gli oppositori politici. Tra questi ultimi, come si legge nel documento ufficiale di Bruxelles, Kadyrov accusava persone “transgender, gay, intersessuali” di essere suoi oppositori. Il presidente ceceno ha negato le accuse, lasciando la parola al suo portavoce, il quale ha dichiarato che “non si possono perseguitare coloro che semplicemente non esistono in Cecenia”. Le accuse di persecuzioni verso persone omosessuali in Cecenia sono state rivolte, nel gennaio del 2019, da organizzazioni di attivisti che hanno denunciato arresti, torture e omicidi. Si ricorda che il capo della Repubblica cecena era stato sanzionato anche dagli Stati Uniti per abuso di potere. In aggiunta, Reuters ha reso nota la vicinanza tra Kadyrov e l’omologo russo, Vladimir Putin.

L’agenzia di stampa internazionale Reuters ha riferito che le autorità russe in Cecenia continuano a negare quella che gruppi per i diritti umani, media e giornalisti hanno descritto come “un’epurazione, con dozzine di persone LGBT+ arrestate e torturate dal 2017”. Per quanto riguarda le recenti sanzioni europee, Bruxelles, in totale, ha aggiunto alla “lista nera” persone e società della Cecenia, ma anche del Sud del Sudan, dell’Eritrea, della Libia, dalla Corea del Nord e della Cina. Le attuali misure varate dall’UE includono restrizioni di viaggio nel territorio dell’Unione Europea, il congelamento dei beni e il divieto di emettere prestiti ad individui ed enti presenti nella lista.

Entrambi gli individui ceceni che sono stati inseriti nella lista delle sanzioni europee compaiono anche tra i principali indiziati di un’indagine condotta da una testata russa indipendente, Novaya Gazeta. L’inchiesta, svolta per fare luce sulle costanti uccisioni extragiudiziali in Cecenia, è stata suddivisa in due sezioni. Nella prima, pubblicata il 15 febbraio, il periodico ha denunciato gli omicidi che si perpetravano nel Paese e ha spiegato di aver cooperato con il Comitato Investigativo della Federazione Russa fornendogli i dati raccolti a seguito di testimonianze. Nella seconda sezione, invece, diffusa il 15 marzo, viene citata la testimonianza di un ufficiale del reggimento del servizio di pattuglia della polizia del Paese, Suleiman Gezmakhmayev, il quale ha confessato i crimini che tra il 2016 e il 2017 si sono consumati in Cecenia, fornendo dettagli sulle vittime e sulle torture inflitte.

In risposta alle accuse mosse da Novaya Gazeta, i militari del reggimento ceceno hanno invitato, il 15 marzo, Putin “a prestare attenzione ai vili attacchi della falsa pubblicazione”. È importante ricordare che il giorno stesso di pubblicazione dell’indagine, il 15 marzo, una sostanza con un odore chimico pungente è stata diffusa nei pressi della redazione di Novaya Gazeta. Più tardi, l’Unione Europea è intervenuta e ha esortato le autorità russe a intervenire per fermare gli attacchi contro Novaya Gazeta. Infine, Mosca è stata invitata ad indagare più approfonditamente sulle questioni denunciate dal periodico russo.

di Redazione

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