UE, GB e USA uniti contro la Cina sullo Xinjiang

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 20:31 in Cina UK USA e Canada

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Lo stesso giorno in cui l’Unione Europea ha imposto le prime sanzioni contro la Cina dal 1989, anche la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno annunciato nuove misure punitive contro Pechino. 

Il 22 marzo, Londra ha riferito la notizia, sottolineando che le misure avrebbero colpito funzionari ed entità statali, accusati di violazioni dei diritti umani contro la comunità di etnia uiguri, a maggioranza musulmana, che vive nella regione dello Xinjiang. Lo stesso giorno, anche gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro altri due alti funzionari cinesi per quello che Washington ha definito il “genocidio” della popolazione uiguri nella regione cinese. Da parte sua, la Cina ha sempre negato le accuse e afferma che le sue attività nell’area siano finalizzate al controllo degli estremismi, a tutela della sicurezza nazionale cinese. 

La Gran Bretagna ha imposto sanzioni agli stessi quattro funzionari colpiti dalle misure annunciate lo stesso 22 marzo dall’UE: Chen Mingguo, direttore dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza dello Xinjiang, gli alti funzionari Wang Mingshan e Wang Junzheng e l’ex capo della regione, Zhu Hailun. Si tratta di quattro alti funzionari della regione Nord-occidentale dello Xinjiang, dove le Nazioni Unite stimano che almeno un milione di persone di etnia uiguri sia stato detenuto in campi di internamento e rieducazione. Pechino ha risposto all’UE con l’imposizione di sanzioni ai danni di 10 cittadini europei, in quella che è stata percepita dalla stampa internazionale come un’escalation di tensioni diplomatiche. Similmente, l’ambasciata cinese a Londra ha criticato la mossa della Gran Bretagna, ma non ha specificato quali misure verranno adottate. “Sono deluso e sono fortemente contrario a questa mossa, perché questa è una decisione totalmente sbagliata”, ha riferito a Sky News Yang Xiaoguang, incaricato d’affari cinese a Londra. “L’accusa contro di noi nello Xinjiang è totalmente infondata e non basata sui fatti”, ha aggiunto.

 

Il 4 febbraio, il Dipartimento di Stato degli USA ha reso noto di essere “profondamente turbato” da un’inchiesta della BBC che ha riferito di stupri sistematici e abusi sessuali contro le donne nei campi di internamento per uiguri e altre minoranze che vivono nella regione dello Xinjiang. La Cina ha affermato che il rapporto è “del tutto privo di basi fattuali”. Successivamente, Pechino ha oscurato BBC World News dalle sue reti televisive. Tra le notizie diffuse dalla BBC che la Cina ha contestato vi sarebbero state anche alcune riguardanti la risposta iniziale della Cina alla pandemia di coronavirus. Al momento, non è ancora chiaro se le scelte di Pechino avranno ripercussioni sui giornalisti della BBC in Cina. Nel corso dello scorso anno, in seguito ad accresciute tensioni con Washington, ad esempio, il Governo cinese aveva deciso di espellere alcuni giornalisti statunitensi di testate quali lo Washington Post, il Wall Street Journal e il New York Times. Oltre all’UE, la scelta cinese è stata criticata anche dal Regno Unito e dagli USA. Tuttavia, secondo Associated Press, la mossa di Pechino sarebbe “ampiamente simbolica” in quanto il canale BBC World era disponibile solamente sulla Tv via cavo in hotel e zone residenziali per gli stranieri e per altre aziende e sarebbe da collocare in un contesto generale di accresciute tensioni tra Pechino e più governi occidentali. 

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han, e costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata repressa dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha quindi attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione. Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang. 

La Cina è accusata di aperte violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione uiguri, in particolare di torture ai danni dei detenuti e di controllo oppressivo della religione e della cultura uigure. Pechino, da parte sua, respinge ogni accusa. Nel corso degli anni, centinaia, plausibilmente migliaia, di cittadini cinesi uiguri sono fuggiti dallo Xinjiang viaggiando clandestinamente attraverso il Sud-est asiatico per arrivare in Turchia. Le autorità cinesi, di rimando, accusano gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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