Turchia: lira in calo dopo il licenziamento del governatore della Banca centrale

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 10:50 in Medio Oriente Turchia

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La moneta turca, la lira, ha perso più del 17% del proprio valore dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha licenziato il governatore della Banca centrale, Naci Agbal.

Quest’ultimo, entrato in carica a novembre 2020, è stato estromesso dall’incarico il 20 marzo. Di conseguenza, al 22 marzo, la lira si è attestata negli scambi d’avvio in Asia a quota 8,47 contro il dollaro, a fronte del 7,22 registrato alla fine della scorsa settimana, perdendo più del 17% e toccando nuovi minimi storici. Al momento, i funzionari statali turchi stanno cercando di rassicurare i mercati. A tal proposito, il ministro delle Finanze, Lotfi Alwan, nella mattina del 22 marzo, ha affermato che il suo Paese è determinato a rispettare le regole del libero mercato e il sistema di libera circolazione della moneta. Al contempo, è stato precisato, le politiche finanziarie di Ankara sosterranno le politiche monetarie, al fine di raggiungere la stabilità dei prezzi, mentre le macro-politiche adottate continueranno ad essere implementate fino a quando non vi sarà una diminuzione permanente del tasso di inflazione, che ha raggiunto cifra doppia per la maggior parte degli ultimi quattro anni.

È la terza volta dalla metà del 2019 che il capo di Stato turco è intervenuto per rimuovere il governatore della Banca centrale. Nacil Agbal è stato sostituito da Sahap Kavcioglu, un ex banchiere oltre che ex deputato del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), guidato dallo stesso Erdogan, e commentatore economico del quotidiano filogovernativo Yeni Safak. Agbal era divenuto noto per essere un “rigorista” capace di ridare fiducia ai mercati dopo mesi di pressione sulla valuta locale. In particolare, da novembre 2020, l’ex governatore aveva posto fine a una struttura di finanziamento definita complessa e aveva aumentato il tasso pronti contro termine a una settimana di 625 punti base, rafforzando la credibilità della banca tra gli investitori. Poi, il 18 marzo, il tasso pronti contro termine a una settimana è stato innalzato di 200 punti base, passando dal 17% al 19%. Si è trattata della percentuale più elevata mai raggiunta. Motivo per cui, la mossa aveva ricevuto elogi da diversi analisti, convinti che ciò potesse rafforzare la credibilità della Banca centrale.

Nonostante il recente calo, la lira si era rafforzata intorno al 14% sotto il controllo del governatore Agbal, mentre erano in molti a sperare che la Turchia tornasse a una politica monetaria più “ortodossa”. In tale quadro, Agbal si era impegnato a mantenere una politica monetaria rigida fino a quando non sarebbe stato raggiunto un tasso di inflazione pari al 5%, un obiettivo che si prevedeva sarebbe stato raggiunto non prima del 2023.

Ora, gli analisti prevedono che il nuovo governatore, Kavcioglu, adotterà politiche più in linea con quelle del presidente Erdogan, che ha spesso esortato la Banca centrale a ridurre i tassi di interesse, nonostante gli equilibri finanziari ed economici fossero precari. Per il capo di Stato, aumentare i tassi di interesse causa inflazione e sarebbero proprio i tassi di interesse elevati ad essere all’origine “di tutti i mali”. Un’idea simile era stata espressa anche da Kavcioglu in un articolo di febbraio.

È dal mese di febbraio 2021 che la Turchia ha nuovamente assistito a un perdurante calo della propria valuta nazionale, nonostante il miglioramento registrato nelle settimane precedenti. A tal proposito, il 25 febbraio il tasso di cambio è stato pari a 7,1 lire rispetto al dollaro USA. Tra le motivazioni alla base della svalutazione vi è la debolezza della lira già registrata nel corso del 2020 e il rialzo dei prezzi del petrolio. In particolare, nel corso del 2020, la valuta turca ha perso circa il 30% del suo valore, e la situazione era peggiorata proprio dopo l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale.

Come evidenziato da alcuni esperti, la nuova crisi della lira turca si differenzia dalla prima, del 2020, in quanto le riserve di valuta estera della Turchia si sono esaurite e le esportazioni non hanno risposto alla svalutazione del tasso di cambio. Di fronte a tale scenario, gli esperti credono che Ankara debba cambiare la propria politica monetaria, visto altresì che la Turchia è considerata tra le economie di mercato emergenti più vulnerabili al mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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