Rep. Centrafricana: ex presidente guida la coalizione ribelle

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 12:06 in Africa Repubblica Centrafricana

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François Bozize, ex presidente della Repubblica Centrafricana (RCA), ha ufficialmente preso il comando di un’alleanza ribelle che mira a rovesciare il Governo centrale guidato dal presidente, Faustin Archange Touadera.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, il portavoce della cosiddetta Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (CPC), Serge Bozanga, ha annunciato, il 21 marzo, che Bozize ha accettato di diventare il coordinatore generale del CPC, confermando l’autenticità di un documento del 18 febbraio, il quale afferma che Bozize ha accettato la “chiamata” alla leadership dell’alleanza ribelle.

Il 20 dicembre 2020, tre potenti gruppi armati si sono uniti sotto il nome di Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (CPC) per lanciare un’offensiva contro il presidente, Faustin Archange Touadera, poco più di una settimana prima delle elezioni presidenziali e legislative del 27 dicembre 2020. Secondo il Governo, i ribelli hanno agito per conto di Bozize. In quella occasione, per sventare il golpe, sono state inviate centinaia di truppe ruandesi e russe. Queste ultime erano arrivate inizialmente per rinforzare l’esercito della RCA, tuttavia, da gennaio, il Governo e i suoi alleati sono passati all’offensiva.

Dall’inizio del 2020, i ribelli hanno tentato due volte di catturare la capitale, Bangui, e deporre il presidente Faustin Archange Touadera. Il 25 gennaio, le forze governative hanno ucciso 44 ribelli che cercavano di circondare Bangui. Il 13 gennaio, i militanti dei gruppi armati hanno lanciato un attacco coordinato alla periferia della capitale per cercare di conquistarla. Il 24 febbraio, il primo ministro della Repubblica Centrafricana, Firmin Ngrebada, ha dichiarato la conquista, da parte delle forze governative, della città di Bossangoa, la capitale della Prefettura di Ouham, nota per essere il baluardo dei gruppi armati guidati da Bozize.

Da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto decenni di violenza e instabilità. Un’insurrezione guidata dalla Seleka, una coalizione di gruppi armati composta principalmente musulmani, ha portato al grave deterioramento delle infrastrutture di sicurezza del Paese e all’aumento delle tensioni inter-etniche. I combattenti Seleka hanno lanciato un’offensiva contro il Governo il 10 dicembre 2012, prendendo il controllo della capitale, Bangui, per poi effettuare un colpo di Stato il 24 marzo 2013. In risposta alla brutalità delle forze Seleka, si sono formate le coalizioni Anti-Balaka, composte principalmente da combattenti cristiani.

Nel settembre 2013, le forze Anti-Balaka hanno iniziato a perpetrare numerosi attacchi contro civili per lo più musulmani, facendo sfollare decine di migliaia di persone nelle aree controllate da Seleka, nel Nord del Paese. Le forze Seleka sono state sciolte dal Governo poco dopo l’inizio del conflitto civile. Tuttavia, numerosi ex membri della Seleka hanno iniziato a commettere contrattacchi, facendo precipitare la Repubblica Centrafricana in un caotico stato di violenza e una conseguente crisi umanitaria. 

Bozize, che è salito al potere con un colpo di stato nel 2003 e ha governato fino al 2013,  deve affrontare un mandato di cattura internazionale per “crimini contro l’umanità e istigazione al genocidio”. L’uomo deve anche affrontare le sanzioni delle Nazioni Unite per il suo presunto ruolo nel sostenere le milizie Anti-Balaka, compiendo nei loro confronti abusi, torture e persecuzioni. Per questi motivi, gli è stata negata la possibilità di candidarsi alle elezioni dello scorso dicembre. Di conseguenza, Bozize, tramite i gruppi ribelli, sta cercando di deporre il presidente in carica.

L’escalation di violenza ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria in tutto il Paese. Secondo le Nazioni Unite, almeno 2,8 milioni di persone, più della metà della popolazione della RCA, hanno bisogno di aiuti e protezione. Il 23 febbraio, l’UNICEF ha informato che l’aumento dei combattimenti ha costretto molte scuole a chiedere, interrompendo l’istruzione per circa il 50% dei bambini del Paese. Almeno 26 scuole in tutta la nazione sono occupate da gruppi armati e altre 999 non sono operative.

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Julie Dickman

di Redazione

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