Niger: confermati i risultati elettorali contestati dall’opposizione

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 18:24 in Africa Niger

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Il 21 marzo, la Corte costituzionale del Niger ha confermato la vittoria di Mohamed Bazoum nel ballottaggio presidenziale del 21 febbraio, permettendogli di prestare giuramento il mese prossimo.

 La notizia è stata resa nota il 21 marzo dall’agenzia di stampa internazionale Reuters. L’insediamento di Bazoum il 2 aprile segnerà il primo trasferimento di potere nel Paese dell’Africa occidentale da un leader democraticamente eletto a un altro. Il voto del mese scorso è stato possibile grazie alle dimissioni del presidente uscente, Mahamadou Issoufou, dopo due mandati quinquennali.

La Corte ha confermato che Bazoum ha vinto il ballottaggio con il 55,66% dei voti, dopo aver comunicato di aver annullato i risultati di 73 seggi elettorali, senza però fornire delle motivazioni. Nonostante ciò, il margine di vittoria di Bazoum è stato ridotto di una quantità trascurabile, dato che la percentuale iniziale corrispondeva al 55,75% dei voti totali.

La dichiarazione non ha risposto direttamente alle accuse di frode elettorale dell’altro candidato, nonché ex presidente, Mahame Ousmane, che ha ha ottenuto il 44,25% dei voti. Invece, Ousamane ha contestato questi risultati, affermando di aver vinto con il 50,3% dei voti. Alla luce di ciò, il 22 febbraio sono scoppiate delle manifestazioni a causa dei presunti brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Bazoum. Il 25 febbraio, il ministro dell’Interno, Alkache Alhada, ha dichiarato ai giornalisti che il bilancio provvisorio della violenza causata dalle proteste è di 2 morti, aggiungendo che sono stati effettuati 468 arresti.

Il 26 febbraio, durante un’intervista ad Al Jazeera English, Bazoum ha dichiarato di non essere disponibile per un accordo di condivisione del potere, in quanto, a suo avviso, ha vinto le elezioni “in modo schiacciante”. Inoltre, ha aggiunto: “Nel nostro sistema elettorale è impossibile barare, in quanto i rappresentanti dell’opposizione hanno preso parte al procedimento del voto e allo scrutinio”. Per quanto riguarda le manifestazioni, il presidente neoeletto ha denunciato il fatto che sarebbero stati coinvolti dei minorenni, affermando: “Erano bambini. Non sono manifestanti e non hanno una visione politica. Sono ladri che attaccano i negozi degli arabi e dei Tuareg”.

In merito a quest’ultima affermazione, vale la pena ricordare che Bazoum appartiene alla piccola tribù Awlad Suleiman, presente in Ciad e in Libia. In Niger, la tribù si trova al confine Sud-Est con il Ciad. Essendo il primo arabo ad essere nominato presidente, Bazoum ha confessato che all’inizio era riluttante a correre per la presidenza in quanto apparteneva ad una minoranza etnica, ma è stato convinto a farlo dal presidente uscente, Mahamadou Issofou. 

Il neoeletto presidente Bazoum è stato ministro degli Interni e braccio destro del presidente uscente Mahamadou Issoufou. Il tema centrale della campagna elettorale di Bazoum è stata la continuità, intesa come proseguimento del lavoro fatto dal presidente uscente. Bazoum ha anche rivelato il suo piano per combattere l’estremismo jihadista nel Paese, affermando che non è molto propenso ad accettare aiuti dalla comunità internazionale. Il presidente ha dichiarato di voler prendere soldati dalle tribù locali della regione per addestrarli e poi assumerli nell’esercito nazionale.

Dal 1960, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, il Niger non ha mai visto una transizione di potere pacifica. Il Paese, attualmente classificato tra i poveri al mondo, è colpito regolarmente da attacchi terroristici da parte di jihadisti che provengono dal confinante Mali, a Ovest, e dalla Nigeria, a Sud-Est. Vale la pena ricordare che il 21 febbraio, durante gli scrutini, 7 operatori elettorali sono stati uccisi quando il loro veicolo ha colpito un ordigno esplosivo nella regione occidentale di Tillaberi. Il 21 marzo, un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 60 civili nella regione di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger, meno di una settimana dopo che 58 persone hanno perso la vita in un attacco in un villaggio situato nella vicina regione di Tillabery. Questa è una zona in cui si è rafforzata la presenza di gruppi armati legati allo Stato Islamico (IS) e ad al-Qaeda, i quali lanciano frequenti attacchi.

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Julie Dickman

di Redazione

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