Niger: attacco nel Sud-Ovest, 141 morti

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 15:32 in Africa Niger

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Il 21 marzo, un gruppo di uomini armati ha ucciso 141 persone nella regione di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger, meno di una settimana dopo che 58 persone hanno perso la vita in un attacco in un villaggio situato nella vicina regione di Tillabery. 

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, gli aggressori hanno fatto irruzione in 3 villaggi nella regione di Tahoua, che confina con il Mali. Secondo i funzionari locali, la responsabilità dovrebbe essere attribuita ai gruppi affiliati allo Stato Islamico. Secondo un rapporto di organizzazioni umanitarie coordinate dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), gli attacchi del 21 marzo potrebbero essere stati una vendetta per i recenti arresti di persone sospettate di appartenere a gruppi armati nella zona.

Come già menzionato in precedenza, il 15 marzo è avvenuto un altro assalto, questa volta nel Tillaberi, in cui hanno perso la vita 58 persone. Nella medesima regione, il 2 gennaio, un gruppo di jihadisti ha fatto incursione in due villaggi uccidendo almeno 100 civili, uno degli episodi più letali nella storia recente del Paese. Più recentemente, il 21 febbraio, 7 membri della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente del Niger (CENI) sono stati uccisi a Tillaberi durante il ballottaggio delle elezioni presidenziali, quando il loro veicolo ha colpito una mina. Episodi come questi evidenziano le sfide di sicurezza davanti alle quali si trova il nuovo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, che ha vinto le elezioni del 21 febbraio per succedere al leader uscente, Mahamadou Issoufou.

La regione di Tillaberi si trova nella zona di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali, dove i gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS) hanno rafforzato la loro presenza, lanciando frequenti attacchi e rendendo ingovernabili ampie zone della parte occidentale del Sahel. L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. 

I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. Nell’ultimo decennio, le attività terroristiche perpetrate dai gruppi islamisti hanno danneggiato soprattutto la porzione occidentale del Sahel, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Nonostante questo intervento, iniziato con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta da truppe che provengono da altri Paesi europei, la quale permetterà il ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata milioni di dollari alla Francia, 55 soldati francesi sono morti.

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Julie Dickman

di Redazione

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