Mar Cinese Meridionale: Manila protesta contro 220 imbarcazioni cinesi

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 10:35 in Cina Filippine

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Il governo delle Filippine ha inoltrato alla Cina una protesta diplomatica per la presenza di 220 imbarcazioni cinesi nei pressi di scogliere la cui sovranità è contesa tra le parti, il 21 marzo.

Il segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, ha affermato: “Chiediamo ai cinesi di interrompere immediatamente le incursioni e di richiamare quelle imbarcazioni che stanno violando i nostri diritti marittimi e la nostra sovranità territoriale”. Lorenzana ha poi aggiunto che Manila avrebbe difeso i propri diritti sovrani e che le imbarcazioni cinesi fossero presidiate da milizie. Anche il capo militare delle Filippine, il generale luogotenente Cirilito Sobejana, ha annunciato che la priorità delle proprie forze armate è quella di proteggere i cittadini nell’area e, in particolar modo, i pescatori, con pattuglie più frequenti.

Un ente di controllo governativo di Manila ha affermato che, il 7 marzo scorso, la Guardia costiera delle Filippine ha avvistato circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi di Whitsun Reef, chiamata dalle filippine Julian Felipe, nella zona economica esclusiva di Manila, in un’area rivendicata, però, anche dalla Cina. Nell’annuncio è stato affermato che le imbarcazioni cinesi sono motivo di preoccupazione a causa di eccessive attività di pesca, della possibile distruzione dell’ambiente marittimo e del rischio per la sicurezza di navigazione.

La barriera corallina di Whitsun Reef ha forma a “V” ed è situata a 324 km a Ovest della cittadina filippina di Bataraza, nella provincia occidentale di Palawan, nel Mar Cinese Meridionale. Quest’ultimo bacino è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale contesto, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, dalla sua ascesa alla guida del Paese, il 30 giugno 2016, ha sempre mantenuto buone relazioni con Pechino ed è stato spesso criticato per non aver richiesto alla Cina di rispettare la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016. Tuttavia, parlando alla 75esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu il 22 settembre 2020, Duterte ha affermato che la sentenza “non ammette compromessi”.

Nel 2016, il Tribunale dell’Aia si era espresso su una disputa tra la Cina e le Filippine, dopo che il governo dell’allora presidente filippino, Benigno Aquino, nel 2013, aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi nel Mar Cinese Meridionale. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta linea dei 9 tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina, da parte sua, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione né tantomeno rispettato.

In tale contesto, gli Stati Uniti hanno più volte criticato le rivendicazioni cinesi e le forze navali e aeree di Washington conducono operazioni nel Mar cinese Meridionale. Nelle filippine, le forze armate degli USA sono presenti in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente filippino, Rodrigo Duterte, aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto 2020. Tuttavia, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA e motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

di Redazione