Lo Stato Islamico rivendica un attacco in Mali

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 14:30 in Africa Mali

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Lo Stato Islamico nel Grande Sahel (ISGS) ha rivendicato la responsabilità di un attacco avvenuto il 15 marzo in Mali, in cui hanno perso la vita 33 soldati maliani.  

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, l’ISWAP ha dichiarato che i suoi combattenti sono i responsabili del suddetto assalto e che sono riusciti a catturare 3 veicoli delle Forze Armate Maliane (FAM), nonché armi e munizioni. Durante l’assalto, circa 100 militanti, che viaggiavano su pick-up e motociclette, hanno attaccato la città di Tessit, situata a 60 chilometri a Sud-Est di Ansongo, vicino al confine del Mali con il Burkina Faso e il Niger, uccidendo i 33 soldati maliani. Dalla parte sua, l’esercito ha dichiarato che 20 degli attaccanti sono stati uccisi.

 Lo Stato Islamico nel Grande Sahel (ISGS) è emerso nel maggio 2015, quando Adnan Abu Walid al-Sahrawi e i suoi seguaci si sono divisi dal gruppo affiliato ad al-Qaeda, al-Murabitoun, e hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico. Quest’ultimo ha riconosciuto l’ISGS nell’ottobre 2016. Lo Stato Islamico nel Grande Sahel ha compiuto importanti attacchi nella regione del Sahel, in particolare su una forza militare congiunta USA-Nigeria nell’ottobre 2017, nella regione di Tonga, lungo il confine Niger-Mali.

Dal febbraio 2018, si è scontrato ripetutamente con le forze militari francesi e le milizie locali alleate che operano nell’ambito dell’operazione antiterrorismo sponsorizzata dalla Francia nota come Operazione Barkhane, nonché con le truppe nigeriane, maliane e burkinabé; ad esempio. Alle fine del 2019, l’ISGS ha condotto attacchi contro basi militari nigeriane e maliane, uccidendo rispettivamente 71 e 54 soldati. Nel 2020, lo Stato Islamico nel Grande Sahel è stato impegnato in combattimenti con la coalizione locale allineata ad al-Qaeda nota come Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM).

Stando a quanto riferito dalla Central Intelligence Agency (CIA), l’obiettivo dello Stato Islamico nel Grande Sahel ha come obiettivo quello di sostituire i Governi regionali con uno Stato Islamico. Inoltre, secondo la CIA, il gruppo non ha sviluppato una narrativa coesa e ideologicamente guidata, ma cerca invece di adattare il suo messaggio a ciò che può ottenere il maggior sostegno dalle comunità locali. L’ISGS è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato americano il 23 maggio 2018.

L’insurrezione jihadista in Mali è iniziata nel 2012, quando i separatisti di etnia taureg, alleati con i combattenti affiliati ad al-Qaeda, hanno lanciato una ribellione, prendendo il controllo del Nord del Paese. Tuttavia, i militanti del gruppo armato hanno rapidamente fatto leva sui ribelli tuareg per impadronirsi delle principali città settentrionali. Dal 10 gennaio 2013, con l’aiuto delle truppe francesi e la missione Serval, le Forze Armate Maliane sono riuscite ad espellere i militanti islamisti della regione. 

Il primo agosto 2014, Serval è stata sostituita dall’ operazione congiunta Barkhane, guidata dalla Francia e che coinvolge i militari provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Mauritania, dal Mali e dal Niger, che insieme formano il cosiddetto G5 Sahel. Nonostante questa iniziativa, gruppi legati allo Stato Islamico nel Levante (ISIL) e ad al-Qaeda sono sorti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, effettuando regolarmente incursioni contro l’esercito e i civili, mentre si contendono il controllo del territorio sfruttando la povertà ed esaltando ulteriormente le tensioni etniche.

Il Mali ha ricevuto sostegno nella sua lotta contro i gruppi armati dai militari della missione Barkhane, che conta 5.100 truppe dispiegate nell’arida regione del Sahel. Inoltre, le Nazioni Unite hanno schierato, a sostegno delle truppe del G5 Sahel, la loro forza di pace, nota anche come Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata in Mali (MINUSMA), la quale conta 13.000 uomini. Quest’ultima è spesso soprannominata l’operazione “più mortale” di tutte, avendo registrato 146 morti a causa degli attacchi terroristici da quando è stata istituita il 25 aprile 2013.

Il 19 gennaio 2021, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel. Questa decisione arriva in seguito alle molteplici perdite di soldati avvenute in Mali nel corso delle missioni anti-jihadiste, ma anche dei recenti successi ottenuti nell’indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara. Di fatto, tramite l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari coinvolte sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei militanti.

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Julie Dickman

di Redazione

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