La Turchia si ritira dalla Convezione contro la violenza sulle donne, le reazioni di Europa e Stati Uniti

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 13:24 in Europa Turchia USA e Canada

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La Turchia si è ritirata, sabato 20 marzo, dalla Convenzione di Istanbul, il trattato del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. A due giorni dall’annuncio, diverse città del Paese hanno manifestato contro la decisione del presidente, Recep Tayyip Erdogan, e critiche al governo turco sono arrivate anche dall’Europa e dagli Stati Uniti.

L’abbandono della Convenzione rappresenta un’inversione di marcia rispetto a quanto successo dieci anni fa, quando la Turchia fu il primo Paese a firmare il trattato che, non a caso, porta il nome della sua più grande città. Il documento, aperto alla firma proprio a Istanbul, nel 2011, afferma che uomini e donne hanno pari diritti e obbliga le autorità statali a prendere provvedimenti per prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e perseguire i responsabili. Si tratta, in breve, di un accordo internazionale, entrato ufficialmente in vigore nel 2014, volto a prevenire e combattere la violenza contro le donne, lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili.

Alcuni funzionari del partito di Erdogan, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), orientato all’Islam, avevano chiesto una revisione del trattato, sostenendo che non fosse coerente con i valori conservatori della Turchia e che incoraggiasse il divorzio, minando il nucleo familiare tradizionale. Inoltre, i più critici hanno affermato che l’accordo rischia di promuovere l’omosessualità attraverso l’uso di categorie come orientamento sessuale e identità di genere. Il ministro degli Interni, Suleyman Soylu, è noto per le sue idee conservatrici e su Twitter ha definito le persone LGBT dei “pervertiti”. Erdogan, dal canto suo, ha rifiutato del tutto la loro esistenza. In generale, quanto stabilito nella Convenzione viene percepito dal governo di Ankara come una minaccia per le famiglie turche. Il presidente ha più volte sottolineato la “santità” del nucleo familiare e ha invitato le donne ad avere almeno tre figli. Il suo direttore delle comunicazioni, Fahrettin Altun, ha ricordato che il motto del governo è il seguente: “Famiglie potenti, società potente”. Il ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul, ribadendo il concetto ha dichiarato: “Continuiamo a proteggere con determinazione l’onore del nostro popolo, la famiglia e il nostro tessuto sociale”. Quest’ultimo, al contempo, ha assicurato che il governo è comunque impegnato a combattere la violenza contro le donne.

I dati sul fenomeno, tuttavia, non sono rassicuranti. Un totale di 77 donne sono state uccise dall’inizio dell’anno, secondo la “We Will Stop Femicide Platform”. L’associazione ha poi evidenziato che circa 409 donne sono state assassinate nel 2020 e centinaia sono state trovate morte in circostanze sospette. I gruppi per la difesa dei diritti umani dichiarano che la violenza e i femminicidi sono in aumento in Turchia, sebbene, sabato 20 marzo, il ministro degli Interni Soylu abbia definito quest’affermazione una “menzogna completa”. Molte donne riferiscono di subire violenza fisica o sessuale per mano dei loro mariti o partner, ma le statistiche ufficiali aggiornate non sono disponibili. Uno degli elementi cardine della Convenzione di Istanbul è proprio la richiesta agli Stati di raccogliere dati.

Il decreto immediato del presidente turco, che annulla la ratifica del trattato, ha subito scatenato reazioni di protesta dentro e fuori il Paese. Centinaia di manifestanti, soprattutto donne, si sono radunate a Istanbul per esprimere il loro disappunto nei confronti della decisione. Anche ad Ankara e Smirne la mossa ha provocato agitazioni da parte dei cittadini. I gruppi e le associazioni a difesa dei diritti delle donne hanno esortato la società civile a organizzare manifestazioni in tutto il Paese sotto lo slogan “Ritira la decisione, applica il trattato”. La loro lotta, che va avanti da anni, hanno sottolineato le organizzazioni, non sarebbe stata cancellata in una notte. Il gruppo “Coalizione delle donne in Turchia” ha affermato, in una dichiarazione: “È chiaro che questa decisione incoraggerà ulteriormente gli assassini di donne, i molestatori e gli stupratori”.

Dall’Europa, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha espresso grande disappunto per il ritiro turco dal trattato e ha dichiarato: “Non possiamo che rammaricarci profondamente e mostrare incomprensione nei confronti della decisione del governo turco di ritirarsi da questa Convenzione che porta persino il nome di Istanbul. Tale decisione rischia di compromettere la protezione e i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze in Turchia. Inoltre, invia un messaggio pericoloso in tutto il mondo”. Borrell ha poi concluso: “Non possiamo quindi non sollecitare la Turchia a revocare la sua decisione. Ci auguriamo che presto la Turchia si unisca di nuovo all’Unione Europea nella difesa dei diritti delle donne e delle ragazze, elemento fondamentale dei diritti umani, della pace, della sicurezza e dell’uguaglianza nel XXI secolo”.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha twittato: “La violenza contro le donne non è tollerabile. Le donne meritano un solido quadro giuridico per proteggerle. Sostengo la Convenzione di Istanbul e chiedo a tutti i firmatari di ratificarla”.

Marija Pejčinović Burić, la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, l’organizzazione formata da 47 nazioni e volta alla difesa dei diritti umani, commentando la notizia ha affermato, con toni duri: “Il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla violenza contro le donne è una notizia devastante. La Convenzione copre 34 Paesi europei ed è ampiamente considerata come il gold standard negli sforzi internazionali per proteggere le donne e le ragazze dalla violenza che affrontano ogni giorno nelle nostre società. Questa mossa è un enorme ostacolo a questi sforzi e tanto più deplorevole perché compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e oltre”.

Il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha sottolineato che ritirandosi dalla Convenzione la Turchia “sta mandando messaggi sbagliati all’Unione Europea in termini di diritti umani”. Questo soprattutto considerato il fatto che durante il prossimo vertice del Consiglio europeo, previsto per il 25 e il 26 marzo, i leader del blocco discuteranno l’introduzione di eventuali sanzioni contro Ankara per via dei suoi “atteggiamenti provocatori” nel Mediterraneo orientale. “Riguardo alla Turchia, ci sono luci e ombre”, ha commentato Maas, aggiungendo: “Dovremo discutere questi segnali contrastanti provenienti dalla Turchia. Continueremo a portare avanti il dialogo in corso e useremo questo dialogo per affrontare le questioni su cui crediamo che la Turchia stia inviando messaggi sbagliati “.

Dagli Stati Uniti, il presidente Joe Biden ha commentato così, sul sito della Casa Bianca, la decisione di Erdogan riguardo alla Convenzione di Istanbul: “Il ritiro improvviso e ingiustificato della Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica è profondamente deludente. In tutto il mondo, stiamo assistendo a un aumento del numero di episodi di violenza domestica, comprese le segnalazioni di aumento del femminicidio in Turchia, la prima nazione a firmare la convenzione. I Paesi dovrebbero lavorare per rafforzare e rinnovare i loro impegni per porre fine alla violenza contro le donne, non rifiutando i trattati internazionali progettati per proteggere le donne e ritenere responsabili gli autori di abusi. Questo è un passo indietro scoraggiante per il movimento internazionale per porre fine alla violenza contro le donne a livello globale”. La dichiarazione ha poi continuato: “La violenza di genere è un flagello che colpisce ogni nazione in ogni angolo del mondo. Nelle ultime settimane abbiamo visto troppi esempi di orribili e brutali aggressioni alle donne, compresi i tragici omicidi in Georgia. E abbiamo visto il danno più ampio che vivere sotto lo spettro quotidiano della violenza di genere arreca alle donne ovunque. Fa male a tutti noi e tutti dobbiamo fare di più per creare società in cui le donne possano vivere la loro vita libere dalla violenza”. 

La Turchia ha risposto, nella tarda serata di domenica 21 marzo, ai commenti internazionali sulla sua decisione, affermando, in un comunicato del Ministero degli Esteri: “Il ritiro della Repubblica di Turchia dal trattato non deve essere interpretato come un compromesso sulla lotta alla violenza contro le donne. I diritti delle donne nella legislazione nazionale della Repubblica di Turchia sono salvaguardati da norme più avanzate”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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