La nuova “Global Britain” di Johnson: i piani del Regno Unito dopo la Brexit

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 18:26 in UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha presentato al Parlamento il nuovo policy paper che illustra la strategia geopolitica del governo dopo la Brexit e delinea il ruolo del Regno Unito nel mondo nei prossimi 10 anni. Il rapporto, dal titolo “Global Britain in a Competitive Age: the Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy“, è un documento di circa 110 pagine, incentrato sul futuro programma di sicurezza nazionale e politica estera del Paese. Gli obiettivi inclusi nel report, ha sottolineato Johnson, guideranno i processi decisionali di tutti i dipartimenti governativi, influenzeranno le scelte di spesa dell’esecutivo, offrendo l’opportunità di allineare le risorse alle ambizioni di lungo termine del Paese, e costituiranno la base su cui questo governo lavorerà e si coordinerà almeno fino al 2025. 

Il report, che è il prodotto di oltre un anno di lavoro e di consultazioni tra ministri, esperti e studiosi, definisce 4 obiettivi generali:

  1. Sostenere il vantaggio strategico e competitivo del Regno Unito attraverso la scienza e la tecnologia, incorporandoli come elementi integranti della sicurezza nazionale e della politica internazionale in modo da rendere la nazione una “science and technology power”, nonchè, allo stesso tempo, una “responsible and democratic cyber-power”. Ciò, sottolinea il documento, sarà essenziale per ottenere vantaggi economici, politici e di sicurezza.
  2. Plasmare un ordine internazionale aperto e basato sulla collaborazione al fine di rinvigorire le istituzioni, le leggi e le norme internazionali che consentono alle società e alle economie del Regno Unito e dei suoi alleati di prosperare.
  3. Rafforzare la sicurezza e la difesa in patria e all’estero, collaborando con gli Stati partner per aiutarsi a vicenda proteggere le persone, nel mondo fisico e online, da una serie di minacce crescenti, tra cui radicalizzazione e terrorismo, criminalità organizzata e proliferazione di armi.
  4. Costruire una certa resilienza in patria e all’estero, migliorando la capacità di anticipare, prevenire, prepararsi e rispondere ai rischi che vanno dalle condizioni climatiche estreme agli attacchi informatici. 

Il documento è accurato nel tracciare lo scenario che il Regno Unito affronterà nel prossimo futuro. Prima di entrare nel dettaglio dei vari punti, è utile sottolineare che il governo di Londra vede davanti a sè un contesto definito dalle seguenti problematiche: nuovi cambiamenti geopolitici e geoeconomici, come la maggiore assertività internazionale della Cina e la crescente importanza dell’Indo-Pacifico; una concorrenza sistemica, non solo economica ma anche tra Stati, tra valori e sistemi di governo democratici e autoritari; un rapido cambiamento tecnologico e nuove sfide transnazionali, come il cambiamento climatico, i rischi per la biosicurezza, il terrorismo e il crimine organizzato. In quanto uno dei 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e Paese chiave all’interno di organizzazioni come il G7, il G20, la NATO, l’OSCE, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, il Regno Unito sente di avere “una prospettiva globale e delle responsabilità globali”. “Il nostro obiettivo è quello di essere in una buona posizione per trarre vantaggio dai mercati emergenti, dai cambiamenti nell’economia mondiale e dal progresso globale nel campo della scienza e della tecnologia, e, allo stesso tempo, per assumerci la nostra parte di dovere nel fornire stabilità e sicurezza a livello internazionale e nell’euro-Atlantico. Questo guiderà il modo in cui diamo la priorità ai nostri sforzi diplomatici”, recita il rapporto nel suo capitolo introduttivo.

Vediamo ora di entrare nel cuore del nuovo policy paper del governo britannico.

Come spiegato sopra, un’importanza strategica fondamentale è riservata alle capacità scientifiche e tecnologiche. Obiettivo primario del Regno Unito è quello di rappresentare una superpotenza in questo campo, “rimanendo almeno al terzo posto al mondo nelle misure di performance riguardanti la ricerca scientifica e l’innovazione e stabilendo un vantaggio in aree critiche come l’intelligenza artificiale”. Per fare ciò, il governo di Londra ha in programma di:
• Aumentare gli investimenti a livello economico in Ricerca e Sviluppo (R&S) al 2,4% del PIL entro il 2027, anche attraverso investimenti interni
• Sfruttare il pieno potenziale del sistema Scienza e Tecnologia (S&T) e dei dati del Regno Unito migliorando e accelerando il “passaggio” dalla ricerca alla commercializzazione
• Proteggere meglio la proprietà intellettuale e la ricerca sensibile
• Costruire una rete forte e diversificata di partnership internazionali di S&T, rafforzando la rete globale di partnership per l’innovazione e migliorando le competenze nazionali
• Adottare approcci di “scienza aziendale”
• Attirare le menti più brillanti al mondo verso il Regno Unito attraverso il nuovo “Global Talent Visa”

Accanto agli obiettivi di lungo termine, il documento dà spazio anche ai traguardi raggiunti dal Regno Unito nel campo della scienza e della tecnologia. Nello specifico, il Paese:

• Si trova al 4 ° posto nel Global Innovation Index
• Ha svolto importanti ricerche mediche, come quelle sul vaccino dell’Università di Oxford/AstraZeneca
• È 3 ° al mondo per quanto riguarda i “tech unicorns”, con 77 aziende tecnologiche del valore di oltre 1 miliardo di dollari
• Possiede un’industria spaziale che genera un reddito di 14,8 miliardi di sterline all’anno, con più satelliti prodotti in Scozia che in qualsiasi altro Paese europeo
• È la terza destinazione principale per gli investimenti tecnologici privati, prima in Europa

Il secondo capitolo del report è dedicato alla geopolitica e alla geoeconomia. Rispetto a quest’ultimo punto, il governo di Johnson ha ribadito che il commercio è al centro della strategia globale della Gran Bretagna. Il Paese, che rappresenta la quinta maggiore economia al mondo, continuerà ad attuare la sua nuova politica commerciale indipendente, inclusi i negoziati in corso con gli Stati Uniti, l’Australia e la Nuova Zelanda, e cercherà di adedire al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), con l’obiettivo di fare in modo che l’80% del commercio britannico sia coperto da accordi commerciali entro la fine del 2022. “Dopo aver lasciato l’Unione Europea, il Regno Unito ha iniziato un nuovo capitolo della sua storia. Saremo aperti al mondo, liberi di percorrere la nostra strada, benedetti da una rete globale di amici e partner e con l’opportunità di creare relazioni nuove e più profonde. Il nostro accordo commerciale e di cooperazione con l’UE ci dà la libertà di fare le cose in modo diverso e migliore, sia economicamente che politicamente. Negli anni a venire, l’agilità e la rapidità d’azione ci consentiranno di fornire risultati per i nostri cittadini, migliorando la nostra prosperità e sicurezza”, afferma il rapporto. 

Relativamente al tema della geopolitica, il documento ha sottolineato che il Regno Unito cercherà di essere sempre più centrale data la sua leadership in materia di sicurezza, diplomazia, sviluppo, risoluzione dei conflitti e riduzione della povertà. Entro il 2030, il governo ha dichiarato che il Paese sarà profondamente impegnato nell’Indo-Pacifico con una presenza più ampia e integrata a sostegno di iniziative reciprocamente vantaggiose; sarà attivo in Africa, in particolare nell’Africa orientale, in collaborazione con partner importanti come la Nigeria; avrà relazioni fiorenti in Medio Oriente e nel Golfo, focalizzandosi sul commercio, sull’innovazione verde e sulla collaborazione scientifica e tecnologica. Rispetto all’Indo-Pacifico, il governo di Londra ha affermato di riconoscere l’importanza nella regione di Stati come Cina, India e Giappone, ma anche Corea del Sud, Vietnam, Indonesia, Malesia, Thailandia, Singapore e Filippine, e ha dichiarato che cercherà relazioni più strette con questi ultimi attraverso istituzioni esistenti come l’ASEAN. Nel paragrafo denominato “The Indo-Pacific Tilt: a framework”, Londra ha sottolineato che l’area è di fondamentale importanza per la sua economia, la sua sicurezza e la sua ambizione globale a sostenere le società aperte. Almeno 1,7 milioni di cittadini britannici vivono in tutta la regione e le relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’Indo-Pacifico continuano a crescere. Nel 2020, il governo ha stretto nuovi accordi commerciali con Giappone, Singapore e Vietnam, in più, Londra possiede una solida permanenza nel Golfo e nell’Oceano Indiano attraverso la cosiddetta “Operazione Kipion”. Le traversate navali della Marina inglese e la diplomazia della difesa nell’Indo-Pacifico sono cresciute a partire dal 2019.

Il capitolo sulla geopolitica del governo britannico si è poi focalizzato sul futuro dei rapporti con la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Pechino viene definito nel report un “concorrente sistemico” e obiettivo di Londra sarà quello di fare di più per fronteggiare il crescente impatto della Cina man mano che diventa sempre più potente nel mondo. “Investiremo in capacità avanzate, attraverso le quali svilupperemo una migliore comprensione della Cina e del suo popolo, e miglioreremo la nostra capacità di rispondere alla sfida sistemica che il Paese pone alla nostra sicurezza, alla nostra prosperità, ai nostri valori e a quelli dei nostri alleati e partner”, recita il documento, specificando: “Continueremo a perseguire un rapporto commerciale e di investimento positivo con la Cina, garantendo al contempo la protezione della nostra sicurezza nazionale e dei nostri valori”. Riguardo agli Stati Uniti, il governo britannico ha sottolineato che le relazioni con Washington rimarranno le più importanti e continueranno ad essere essenziali all’interno di alleanze chiave, come la NATO. Londra spende il 2.2% del suo PIL per l’Alleanza Atlantica. Gli USA continueranno ad essere il più grande partner commerciale e investitore interno del Regno Unito e i due Paesi rafforzeranno la cooperazione in settori politici tradizionali come la sicurezza e l’intelligence, oltre che in quelli più attuali, come la lotta al finanziamento illecito. Londra rimarrà poi il principale alleato europeo della NATO, lavorando con i suoi partner per scoraggiare le minacce nucleari, convenzionali e ibride, alla sicurezza, in particolare dalla Russia, considerata la principale minaccia per il continente. Infine, con l’Europa, il governo inglese ha assicurato che continuerà a lavorare laddove gli interessi delle due parti coincidono, ad esempio nel sostenere la stabilità e la sicurezza del continente europeo e nella cooperazione sull’azione per il clima e la biodiversità, mantenendo comunque la sua indipendenza nel perseguire un proprio percorso economico e politico e un approccio distintivo alla politica estera.

Il terzo capitolo del rapporto è incentrato sulla Difesa. Il governo del Regno Unito ha dedicato una rilevanza notevole a questo settore, impegnandosi a invertire il calo decennale della spesa militare e del disarmo nucleare. “Rimarremo una potenza con armi nucleari con portata globale e capacità militari integrate in tutti i domini operativi. Avremo un programma spaziale dinamico e saremo una delle principali potenze cibernetiche democratiche del mondo. La nostra diplomazia sarà garantita dalla credibilità del nostro deterrente e dalla nostra capacità di proiettare potere”, si legge nel report. Le scorte nucleari della Gran Bretagna verranno portate da 180 a 260 testate, un cambio di passo significativo se si considerano i costanti tentativi di riduzione degli armamenti fatti negli ultimi 30 anni. Londra, nello specifico, prevede di implementare del 40% le testate che si trovano nella base di Faslane nei prossimi 10 anni e di rinnovare il parco delle armi nucleari in suo possesso.

Oltre al capitolo nucleare, il Regno Unito si impegnerà nella modernizzazione delle sue forze armate. Nei prossimi quattro anni, prevede di investire almeno 6,6 miliardi di sterline in finanziamenti per la difesa in ricerca e sviluppo avanzata e di prossima generazione per fornire un vantaggio militare duraturo al Paese in settori come lo spazio, le armi ad energia diretta e i missili avanzati ad alta velocità. Tra gli obiettivi prioritari che riguardano il suo esercito, il governo britannico ha in programma di:

• Sviluppare la prossima generazione di navi militari, comprese le fregate di Tipo 32 e le navi Fleet Solid Support
• Realizzare i piani per 8 fregate di Tipo 26 e 5 di Tipo 31
• Sviluppare il Future Combat Air System per la Royal Air Force (RAF), oltre a fornire radar Typhoon aggiornati
• Migliorare le sue capacità di Carrier Strike, con almeno 48 F-35 entro il 2025

Infine, l’ultimo capitolo del documento è incentrato sul costruire la resilienza del Paese, a livello nazionale e internazionale, focalizzandosi sulla problematica del cambiamento climatico, della perdita della biodiversità e sulla questione del costruire una sicurezza sanitaria globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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