La Cina risponde alle sanzioni dell’UE

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 16:45 in Cina Europa

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Pechino ha affermato di aver sanzionato 10 individui e 4 istituzioni europei dopo che l’Unione europea (UE) ha deciso di imporre sanzioni “unilaterali” contro quattro soggetti e un’entità cinesi, il 22 marzo, in relazione ad accuse di violazioni dei diritti umani nella regione cinese dello Xinjiang.

Secondo quanto affermato dal Ministero Affari Esteri della Cina, la scelta europea è avvenuta sulla base di “bugie e informazioni false” e utilizzando la “cosiddetta questione dei diritti umani dello Xinjiang” come scusa per imporre sanzioni. Per la Cina, Bruxelles avrebbe ignorato i fatti, “scambiato il bianco e il nero” e interferito gravemente negli affari interni cinesi. L’UE avrebbe altresì violato la legge internazionale e le norme alla base delle relazioni tra Paesi, danneggiando gravemente i legami con la Cina. Pechino ha quindi ribadito la sua risoluta e irremovibile determinazione a proteggere la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina.

I dieci individui e le quattro persone indicate da Pechino sono stati ritenuti responsabili di aver danneggiato gravemente la sovranità e gli interessi della Cina e di aver diffuso informazioni false e bugie maligne. In particolare, tra i soggetti sanzionati vi sono cinque membri del Parlamento europeo, Reinhard Butikofer, Michael Gahler, Raphael Glucksmann, Ilhan Kyuchyuk e Miriam Lexmann, un membro del Parlamento olandese, Sjoerd Wiemer Sjoerdsma, un membro del Parlamento belga, Samuel Cogolati, un membro del Parlamentyo lituano, Dovile Sakaliene, lo studioso tedesco, Adrian Zenz, e l’intellettuale svedese, Björn Jerdén. Le entità colpite sono state, invece, la commissione politica e di sicurezza del Consiglio dell’UE, la sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, il Mercator Institute for China Studies della Germania e la Alliance of Democracies Foundation della Danimarca.

Tutte le persone, le entità sanzionate e i rispettivi familiari non potranno entrare in Cina, a Hong Kong e a Macao e, né loro, né aziende correlate potranno fare affari nel Paese. Pechino ha quindi chiesto all’UE di riflettere e di correggere gli errori commessi. In particolare, Bruxelles dovrebbe smettere di dare lezioni agli altri sui diritti umani, così come di interferire nei loro affari interni. L’UE non dovrebbe adottare doppi standard e continuare ad addentrarsi nel “percorso sbagliato”, altrimenti la Cina adotterà ulteriori misure.

Il 22 marzo, l’UE ha adottato sanzioni contro soggetti ed entità ritenuti responsabili di aver perpetrato “gravi violazioni” dei diritti umani in Cina, con particolare riferimento a detenzioni su larga scala arbitrarie e al “trattamento degradante” riservato a persone di etnia uigura e appartenenti ad altre minoranze musulmane. Le ultime sanzioni imposte da Bruxelles contro la Cina sono state le prime dagli eventi di Piazza Tiananmen, del 1989.In particolare Bruxelles ha voluto punire l’ex-segretario della commissione affari legali e politici dello Xinjiang,  Zhu Hailun, il segretario per il Partito comunista cinese (PCC) dei Xinjiang Production and Construction Corps e vice segretario del comitato del PCC dello Xinjiang, Wang Junzheng,  un membro del comitato permanente del PCC nello Xinjiang, Wang Mingshan, e il direttore dell’ufficio di sicurezza pubblica dello Xinjiang, Chen Mingguo. L’entità sanzionata dall’UE è, invece, l’ufficio di sicurezza pubblica dei Xinjiang Production and Construction Corps.

Secondo Paesi per lo più occidentali, la Cina avrebbe perpetrato violazioni dei diritti umani della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri, e non solo, nella regione dello Xinjiang, adottando politiche di repressione nei loro confronti che prevedono anche i lavori forzati. In base a stime di Human Rights Watch (HRW), poi, Pechino avrebbe rinchiuso almeno un milione di uiguri in campi rieducativi, avrebbe causato scomparse, torturato gli uiguri in custodia delle proprie autorità e portato avanti processi poi conclusi in sentenze di morte. Alcuni gruppi di attivisti hanno affermato che Pechino stia cercando di indottrinare gli uiguri con l’ideologia comunista facendoli rinunciare alle tradizioni islamiche, per cancellarne la cultura e l’identità. Tutte tali accuse sono culminate lo scorso 19 gennaio, quando Washington ha accusato Pechino di genocidio e crimini contro l’umanità per il trattamento riservato agli uiguri e ad altre minoranze dello Xinjiang. Gli USA hanno adottato varie sanzioni contro soggetti cinesi, da aziende a politici.

Il governo di Pechino, però, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nel Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nel Xinjiang. In particolare, per Pechino, tra gli uiguri vi sarebbero dei militanti coinvolti nell’organizzazione terroristica East Turkestan Islamic Movement (ETIM), fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese del Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi al Xinjiang.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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