Gli Stati Uniti premono sulla Somalia per tenere le elezioni

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 11:07 in Somalia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 19 marzo, gli Stati Uniti hanno esortato la Somalia a tenere “immediatamente” le elezioni presidenziali e a porre fine a una situazione di stallo che, secondo Washington, sta esacerbando le instabilità del Paese.

La dichiarazione del Dipartimento di Stato americano è arrivata dopo che la Somalia non ha rispettato la scadenza per tenere le elezioni entro l’8 febbraio, quando il presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed, meglio conosciuto con il suo soprannome, Farmaajo, avrebbe dovuto dimettersi, innescando una crisi costituzionale nello Stato già fragile. Inoltre, una coalizione di candidati dell’opposizione considera il presidente illegittimo e vuole che si dimetta.

Nel comunicato, firmato dal Segretario di Stato statunitense, Anthony Blinken, si legge che gli Stati Uniti sono “profondamente preoccupati per l’impasse elettorale in Somalia, che sta creando incertezza politica che minaccia la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo del Paese”. La dichiarazione continua con la richiesta ai leader federali e degli Stati della Somalia di “mettere da parte i ristretti obiettivi politici” al fine di sostenere le loro responsabilità verso il popolo somalo e accettare di tenere immediatamente elezioni trasparenti e inclusive.

Non si tratta della prima volta che gli Stati Uniti, che fino a gennaio avevano centinaia di soldati in Somalia, hanno chiesto a Mogadiscio di superare le contrapposizioni politiche e tenere le elezioni.  In una dichiarazione, l’8 febbraio, l’ambasciata degli Stati Uniti a Mogadiscio ha esortato Farmaajo e la leadership nazionale della Somalia ad “agire ora per risolvere l’impasse politica che minaccia il futuro della Somalia e trovare un accordo con i leader degli Stati membri federali per consentire lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali immediatamente”.

Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 10 febbraio, ha invitato il Governo federale e gli Stati regionali della Somalia a riprendere con urgenza i colloqui per arrivare alla firma di un accordo che permetta lo svolgimento delle elezioni nazionali il prima possibile. Secondo il rappresentante speciale delle Nazioni Unite, James Swan, il ritardo provocherebbe “una situazione politica imprevedibile in un Paese in cui certamente non abbiamo bisogno ancora di altro”.

Il presidente Farmajo, in corsa per un secondo mandato quadriennale, ha accusato i suoi rivali di rinnegare un precedente accordo politico, raggiunto a settembre, in base al quale erano state stabilite le tempistiche per il voto. In realtà, a far precipitare la situazione è stata l’impasse sulla questione di Ghedo, una regione che fa parte dello Stato dell’Oltregiuba, il cui presidente, Ahmed Madobe, avrebbe respinto la decisione federale di gestire il processo elettorale nell’area. Il capo di Stato somalo ha insistito sul fatto che sarebbe stato il Governo federale a occuparsi direttamente della gestione nel collegio elettorale del capoluogo, ma Madobe ha fin da subito rifiutato la proposta e accusato Farmajo di voler creare divisioni e innescare un nuovo conflitto in Somalia per un suo tornaconto personale. Tre giorni di colloqui tra le parti sono crollati, il 5 febbraio, senza un accordo.

Secondo gli Stati Uniti, lo stallo ha portato alla mancanza di progressi nella lotta contro al-Shabaab, che continua a compiere attacchi nel Paese, approfittandosi dell’attuale situazione instabile. Formatosi intorno al 2003, al-Shabaab era l’ala militante dell’ex Consiglio delle Corti Islamiche Somale che ha assunto il controllo di alcune parti della Somalia nel 2006. Da quel momento, si è impegnato in un’insurrezione contro gli esecutivi ad interim della Somalia, sostenendo le forze militari straniere e violenza diffusa contro i civili somali. Il gruppo al-Shabaab è responsabile di numerosi bombardamenti e sparatorie in tutta la Somalia edella morte di più di 3.000 civili dal 2015. Nel 2019, è stato coinvolto in più di 1.000 incidenti violenti in Somalia e nel Kenya orientale, continuando a condurre attacchi durante il 2020, in particolare nella Somalia centrale e meridionale e nella capitale, Mogadiscio.

Per combattere al-Shabaab sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono stati tra i Paesi che hanno combattuto il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i jihadisti. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007 ma lo scorso 5 dicembre, l’ormai ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva deciso di ritirare le truppe del proprio Paese dal territorio somalo entro il successivo 15 gennaio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Julie Dickman

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.