La Palestina verso le elezioni, Abbas “non sarà l’unico candidato”

Pubblicato il 21 marzo 2021 alle 7:30 in Medio Oriente Palestina

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Al termine dell’ultimo round di colloqui del Dialogo Nazionale Palestinese svoltisi al Cairo, i quattordici gruppi palestinesi hanno ribadito la necessità di tenere elezioni a Gerusalemme, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Uno dei rivali dell’attuale presidente dell’Autorità Palestinese ha affermato che Mahmoud Abbas potrebbe non essere l’unico candidato.

In un comunicato diffuso al termine del meeting, il 17 marzo, i delegati dei diversi gruppi palestinesi hanno messo in luce l’unità dei territori palestinesi e si sono detti determinati a far fronte a qualsiasi ostacolo al voto, soprattutto a Gerusalemme. Il Dialogo Nazionale si è svolto dopo che, il 15 gennaio scorso, Abbas ha annunciato l’organizzazione di elezioni legislative e presidenziali, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni. Queste sono state programmate, rispettivamente, per il 22 maggio e il 31 luglio, mentre il 31 agosto dovrebbero svolgersi le elezioni per il Consiglio nazionale, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

In tale quadro, il 16 marzo, i partecipanti al Dialogo Nazionale hanno siglato quello che è stato definito un “codice d’onore”, in cui ci si è impegnati a tenere le elezioni in modo libero ed equo, oltre che a garantire trasparenza e integrità. Al contempo, la parti hanno raggiunto un consenso per completare la formazione di un gruppo palestinese “anti-normalizzazione”, soprannominato “Leadership nazionale palestinese unificata per la resistenza popolare”. Ciò è da inserirsi nel quadro dei risultati dell’incontro del 3 settembre 2020, data in cui è stato deciso di mettere in atto una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione di Israele. Nella riunione del 16 e 17 marzo sono stati altresì presi in esame i meccanismi di formazione del nuovo Consiglio nazionale e il numero dei suoi membri, con l’intento di rafforzare il ruolo dell’OLP, definita l’unico rappresentante legittimo del popolo palestinese. Parallelamente, sono state analizzate diverse questioni di interesse nazionale e i pericoli che bisognerà affrontare nel futuro prossimo.

Il 17 marzo stesso, al-Arabiya ha diffuso un’intervista con un membro del Consiglio legislativo palestinese, oltre che ex leader di Fatah a Gaza, Mohammad Dahlan, ritenuto essere un possibile avversario di Abbas. A tal proposito, Dahlan ha dichiarato che saranno le istituzioni attuali a decidere chi potrà candidarsi e se verrà nominata una persona specifica alla presidenza dell’Autorità Palestinese, ma Abu Mazen, altro nome con cui è noto Mahmud Abbas, “non sarà l’unico candidato” nelle prossime elezioni. Tuttavia, non è chiaro se Dahlan si candiderà o meno. Egli è stato a lungo considerato un rivale politico dell’attuale presidente dell’Autorità Palestinese, motivo per cui non si esclude l’ipotesi che possa sfidarlo nuovamente alle urne.

Dopo aver lasciato Gaza 15 anni fa, Dahlan si è stabilito negli Emirati Arabi Uniti (UAE), pur rimanendo alla guida di un movimento separatista legato a Fatah. Ora, l’ex leader si è detto impegnato ad adempiere a un dovere personale e nazionale, alla luce delle perduranti sofferenze della popolazione palestinese, testimone di un aumento dei tassi di povertà, malattia, stress, oltre che di una “perdita di speranza”. “Appartengo a quel gruppo di persone che ha pagato un prezzo nella rivoluzione palestinese così come nell’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese”, ha dichiarato Dahlan.

Le ultime elezioni in Palestina risalgono al 2006. Queste erano state caratterizzate dalla vittoria a sorpresa di Hamas, e dai successivi scontri con Fatah, che hanno provocato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Da allora, vi sono stati tentativi di dialogo e riconciliazione tra le parti, ma senza esiti concreti. La situazione è cambiata a seguito dei primi accordi di normalizzazione raggiunti da Israele, che hanno portato i gruppi palestinesi a riunirsi, consapevoli che la resistenza popolare non violenta sia la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana. A tal proposito, come riportato dal quotidiano al-Arab, sul tavolo dei prossimi negoziati vi sarà la proposta di formare un’unica lista nazionale che vedrebbe uniti proprio Fatah e Hamas ed, eventualmente, un governo di unità nazionale, ma, sottolineano gli analisti, per giungere a un risultato simile bisognerà dapprima superare le divergenze alla base delle loro ideologie.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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