L’UE invita Erdogan ad una “duratura de-escalation”

Pubblicato il 20 marzo 2021 alle 19:43 in Europa Turchia

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen  e il capo del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno discusso in videoconferenza con il leader turco, Recep Tayyip Erdogan, per trovare insieme un terreno di dialogo e costruire un’agenda Bruxelles-Ankara più positiva. I capi dell’UE, in particolare, hanno sollecitato Erdogan ad avviare una “riduzione duratura” delle tensioni con i vicini del Mediterraneo orientale, nel tentativo di riparare i legami tra i Paesi. In tal senso, il blocco ha accolto con favore la ripresa dei colloqui esplorativi tra la Turchia e la Grecia e i piani per riavviare gli sforzi di pace delle Nazioni Unite sullo status di Cipro, un membro dell’UE attualmente diviso in due amministrazioni separate. 

“L’UE ha sottolineato l’importanza di una riduzione sostenuta dell’escalation e di un ulteriore rafforzamento della fiducia per consentire un’agenda più positiva”, si legge in una dichiarazione pubblicata dall’esecutivo comunitario, che aggiunge: “Si è discusso della situazione nel Mediterraneo orientale, compresi gli imminenti colloqui per una soluzione a Cipro, e lo stato di avanzamento delle relazioni UE-Turchia”.

La nota ha altresì sottolineato che i capi dell’Unione potrebbero decidere di intraprendere “un’eventuale visita” in Turchia dopo il vertice del Consiglio europeo che si terrà tra il 25 e 26 marzo. In tale occasione, i leader degli Stati membri discuteranno, fra le altre questioni, anche dello stato delle relazioni con Ankara. Come già fatto durante il vertice del 10-11 dicembre 2020, si tornerà a parlare, nello specifico, di eventuali sanzioni per le “azioni unilaterali e provocatorie” della Turchia nel Mediterraneo orientale, per cui è già stata definita una lista di soggetti nel mirino.
Secondo quanto riferito dalla presidenza turca, Erdogan ha chiesto “risultati concreti” dopo il prossimo vertice dei leader dell’UE e ha insistito sul fatto che “si debba iniziare un dialogo di alto livello”. Ankara, ha sottolineato il presidente, è a favore della cooperazione e della stabilità nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo “nonostante le provocazioni della Grecia e della parte greca di Cipro”. Tali accuse sono le stesse lanciate da Atene e Nicosia contro Ankara. 

Erdogan ha infine sollevato la questione dell’aggiornamento dell’accordo, raggiunto cinque anni fa con l’UE, per ridurre il numero di migranti che attraversano il blocco. “I leader hanno scambiato opinioni sulla situazione dei rifugiati siriani ospitati in Turchia, così come sulla più ampia situazione regionale, comprese Libia e Siria”. L’accordo del 2016 tra Ankara e Bruxelles aveva visto il governo turco impegnato ad arginare il flusso di migranti, in fuga principalmente dalla guerra siriana, in cambio di miliardi di euro di aiuti europei. Ad oggi, tuttavia, la Turchia accusa l’UE di non aver rispettato completamente l’intesa e chiede che il patto venga rivisto. 

Per quanto riguarda Cipro, l’Unione Europea sta seguendo da vicino gli sforzi delle Nazioni Unite per riavviare i colloqui di pace sullo status dell’isola. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, convocherà una riunione informale sulla questione, ad aprile, coinvolgendo i principali attori internazionali, ovvero Grecia, Turchia e Gran Bretagna, per cercare delle strategie volte a sbloccare la situazione. Secondo Erdogan, “si devono discutere opzioni realistiche e nuove”. Il territorio cipriota risulta attualmente diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

I rapporti tra Grecia e Turchia, entrambi membri della NATO, sono da anni danneggiati per via di una serie di divergenze. L’estate scorsa, i due Paesi si sono trovati sull’orlo di uno scontro militare, dopo che Ankara aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni di idrocarburi. Atene considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda.

 La Grecia sostiene da sempre il suo diritto di possedere acque territoriali dall’estensione di 12 miglia nautiche non solo nel Mar Ionio ma anche nell’Egeo. Tuttavia, quest’ultima questione è intimamente connessa a quella della sua piattaforma continentale e della ZEE. Le migliaia di isole greche nel Mediterraneo orientale, alcune delle quali si trovano a pochi chilometri di distanza dalla costa turca, le darebbero, sotto un regime di 12 miglia nautiche, una sovranità marittima del 71,5% contro l’8,7% della Turchia. Ciò lascerebbe alla discussione solo una percentuale del 19,8%. Ankara, dal canto suo, non è firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) e non è d’accordo nel fornire alla Grecia una piattaforma continentale e una ZEE in virtù della sua sovranità sulle isole dell’Egeo. Il governo turco contesta ad Atene la proprietà di almeno 18 di queste isole, che chiama “zone grigie”, e ha persino chiesto una revisione del Trattato di Losanna del 1923, in base al quale è stata stabilita la maggior parte dei confini della Turchia moderna. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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