Egitto: attivista condannata alla reclusione, aveva diffuso notizie false sul coronavirus

Pubblicato il 20 marzo 2021 alle 7:02 in Africa Egitto

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Un’attivista egiziana, Sanaa Seif, è stata condannata a un anno e mezzo di reclusione dopo essere stata accusata di aver diffuso informazioni sulla pandemia di Coronavirus in Egitto, definite false, e per oltraggio a pubblico ufficiale, presumibilmente insultato mentre era in servizio.

La sentenza è stata emessa il 17 marzo dalla Corte penale del Cairo. La notizia è stata resa nota dalla sorella, Mona, la quale, sul proprio account Twitter, ha specificato che Sanaa è stata accusata di aver diffuso informazioni false e di aver impiegato Facebook per “terrorizzare” le persone, con particolare riferimento ai familiari dei detenuti nelle carceri egiziane, oggetto della presunta “disinformazione” alla base della condanna.

Come racconta Amnesty International, Sanaa Seif, attivista e film editor di 27 anni, era stata arrestata il 23 giugno 2020 da forze di sicurezza non identificate e prive di mandato, mentre si trovava fuori alla sede della Procura generale egiziana. Stando a quanto precisato dal suo avvocato, la polizia ha preso Sanaa per farla interrogare dalla Procura per la sicurezza dello Stato. La donna, in realtà, era andata in Procura per sporgere denuncia dopo essere stata vittima di un’aggressione il giorno precedente, il 22 giugno. In tale data, Sanaa, accompagnata dalla sorella e dalla madre, Laila Soueif, si era recata presso il centro detentivo di Tora al Cairo, per ricevere una lettera del fratello detenuto, Alaa Abdel Fattah, anch’egli un attivista simbolo della rivoluzione egiziana del 2011. Durante l’attesa, le tre sono state aggredite da un gruppo di donne che le hanno picchiate con bastoni, strappato i loro vestiti, trascinate a terra e rubato alcuni dei loro averi. Secondo quanto riferito, un poliziotto ha spinto la madre, Laila, verso le assalitrici, mentre un altro ha ordinato agli aggressori di portare le donne fuori dall’area di attesa. Come mostrato dalle foto esaminate da Amnesty International, l’assalto ha lasciato segni visibili sui corpi di Sanaa e dei due familiari.

Nell’esaminare il mandato di arresto, Amnesty International ha rivelato la presenza di informazioni inventate. In particolare, viene affermato che Sanaa è stata arrestata a un posto di blocco, dove le è stato mostrato un mandato di cattura. Ad oggi, precisa l’organizzazione non governativa internazionale, le autorità egiziane non sono riuscite a indagare sulla legalità dell’arresto né sull’assalto del 22 giugno. In tale quadro, l’organizzazione ha anche esaminato le prove contro Sanaa Seif, compresi i commenti pubblicati online sull’episodio del 22 giugno, e ha scoperto che le critiche espresse non equivalgono a forme di incitamento alla discriminazione o alla violenza. Inoltre, come sottolineato da Amnesty, secondo il Diritto internazionale, l’insulto non è un reato riconoscibile e non giustifica una limitazione alla libertà di espressione. Al contempo, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato che “il semplice fatto che le forme di espressione siano considerate offensive nei confronti di un personaggio pubblico non è sufficiente a giustificare l’imposizione di sanzioni”.

Dal 2014, Sanaa Seif è stata condannata due volte a pene detentive, dopo aver reclamato i propri diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica. Nel corso del 2020, l’attivista ha più volte criticato le autorità egiziane per non aver gestito adeguatamente i focolai colpiti dalla pandemia di Covid-19 all’interno delle carceri egiziane sovraffollate, di cui sono state denunciate anche le condizioni igienico sanitarie precarie. Non da ultimo, la donna ha più volte richiesto il rilascio di prigionieri detenuti arbitrariamente, tra cui il fratello. Circa l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, questa fa riferimento a un diverbio verbale avuto con un agente di polizia proprio nel corso dell’aggressione del 22 giugno, diffuso successivamente sui social media.

A seguito della sentenza del 17 marzo, il vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, Amna Guellali, ha dichiarato: “Il verdetto di oggi è un altro colpo schiacciante per il diritto alla libertà di espressione in Egitto”. Per Guellali, le autorità del Cairo hanno, ancora una volta, messo in luce la determinazione nel punire voci di critica e dissenso, mostrando la propria posizione in materia di diritti umani.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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