Turchia: la Banca centrale aumenta i tassi di interesse

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 11:33 in Medio Oriente Turchia

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La Banca centrale della Turchia ha, ancora una volta, aumentato il proprio tasso di riferimento, nel quadro di una “forte stretta di politica monetaria” volta a contrastare la svalutazione della moneta locale, la lira, rispetto al dollaro, e l’inflazione dei prezzi al consumo.

La mossa è giunta il 18 marzo, data in cui la Commissione per la politica monetaria, guidata dal governatore Naci Agbal, ha innalzato il tasso pronti contro termine a una settimana di 200 punti base, passando dal 17% al 19%. Ventuno analisti avevano previsto un rialzo di soli 100 punti base al 18%. Tuttavia, come dichiarato in una nota, considerando i crescenti rischi di fronte alle aspettative di inflazione, la Banca centrale ha deciso di mettere in atto politiche di restrizione aggiuntive. Tale politica, è stato precisato, verrà attuata fino a quando gli indicatori non mostreranno un calo permanente dell’inflazione e, laddove necessario, verranno attuate ulteriori strette. Secondo alcuni, la mossa della Banca centrale del 18 marzo mira a rafforzare la fiducia degli investitori sia al dettaglio sia stranieri, in contrasto con uno scenario caratterizzato da pressioni interne contrarie a ulteriori innalzamenti dei tassi di interesse.

Appena diffusa la decisione della Commissione turca, il valore della lira è aumentato del 2,2%, toccando 7,3393 lire per dollaro alle 14:14 del 18 marzo, ad Istanbul. È dal mese di febbraio che la Turchia ha nuovamente assistito a un perdurante calo della propria valuta nazionale. A tal proposito, il 25 febbraio il tasso di cambio è stato pari a 7,1 lire rispetto al dollaro USA. Tra le motivazioni alla base della svalutazione vi è la debolezza della lira già registrata nel corso del 2020 e il rialzo dei prezzi del petrolio. In particolare, nel corso del 2020, la valuta turca ha perso circa il 30% del suo valore, e la situazione era peggiorata proprio dopo l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale.

Parallelamente, i prezzi del petrolio sono aumentati, passando da meno di 20 dollari al barile, con lo scoppio della pandemia di Covid-19, a 70 dollari. Nello specifico, il valore del greggio è aumentato di oltre il 30% nel 2021 e di circa il 2% nel mese di marzo. Nel frattempo, il lancio della campagna vaccinale contro il Coronavirus ha migliorato le prospettive anche in materia di domanda di petrolio, mentre i tagli alla produzione concordati dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e OPEC+ hanno rafforzato l’offerta.

La recente svalutazione della lira turca, che da metà febbraio ha perso oltre l’8% sul dollaro, ha messo sotto pressione Agbal. Per alcuni, la debolezza della valuta è principalmente correlata al picco dei rendimenti del Tesoro degli Stati Uniti, che ha innescato una svendita di valuta nazionale. Per altri, sono altresì da considerare un tasso di interesse reale negativo, un boom edilizio sostenuto dal credito, le esigenze di finanziamento esterno, nonché la mancanza della banca centrale turca di credibilità e il quasi esaurimento delle riserve di valuta estera di Ankara.

Dopo essere stato assunto nel novembre 2020, Agbal ha posto fine a una struttura di finanziamento definita complessa e ha aumentato il tasso pronti contro termine a una settimana di 625 punti base, rafforzando la credibilità della banca tra gli investitori. Nonostante il recente calo, la lira si è rafforzata intorno al 14% sotto il controllo del governatore, mentre sono in molti a sperare che la Turchia torni a una politica monetaria più “ortodossa”. In tale quadro, Agbal si è impegnato a mantenere una politica monetaria rigida fino a quando non raggiungerà un tasso di inflazione pari al 5%, un obiettivo che si prevede verrà raggiunto non prima del 2023. I prossimi dati, sui tassi di inflazione di marzo, verranno presumibilmente resi noti il 5 aprile.

Gli esperti ritengono che la politica monetaria imposta dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sia stata basata su contraddizioni. Negli ultimi anni, il capo di Stato ha spesso esortato la Banca centrale a ridurre i tassi di interesse, mentre gli equilibri finanziari ed economici erano precari. Ciò ha provocato una crisi della valuta, la quale sta attualmente vivendo una seconda fase. Quest’ultima, però, si differenzia dalla prima, in quanto le riserve di valuta estera della Turchia si sono esaurite e le esportazioni non hanno risposto alla svalutazione del tasso di cambio. Di fronte a tale scenario, gli esperti credono che Ankara debba cambiare la propria politica monetaria, visto altresì che la Turchia è considerata tra le economie di mercato emergenti più vulnerabili al mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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