Il fatto più importante della settimana, Grecia e Turchia

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 7:00 in Grecia Turchia

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La Grecia e la Turchia hanno iniziato, martedì 16 marzo, un secondo ciclo di colloqui esplorativi, ad Atene, con lo scopo di trovare strategie per affrontare la controversia riguardante i confini marittimi e le esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale, in vista del prossimo vertice del Consiglio Europeo, il 25 e il 26 marzo. Il primo round di incontri bilaterali in questo formato si era tenuto il 25 gennaio ad Istanbul. I colloqui esplorativi sono informali e non vincolanti, ma hanno l’obiettivo di gettare le basi per futuri negoziati formali. Tuttavia, Atene e Ankara hanno tenuto, dal 2002 al 2016, almeno 60 cicli di colloqui e, ad oggi, scarsi progressi sono stati compiuti verso la normalizzazione delle relazioni greco-turche. Quello del 25 gennaio, è stato il primo incontro esplorativo tra i due Paesi dopo circa 5 anni

I due vicini del Mediterraneo, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo su questioni che comprendono la delimitazione delle rispettive piattaforme continentali, i diritti marittimi di ciascun Paese, lo spazio aereo, le esplorazioni energetiche, lo status di Cipro e di alcune isole dell’Egeo. Esacerbando le tensioni, il governo turco ha di recente condannato l’accordo, sottoscritto l’8 marzo da Grecia, Israele e Cipro, per la costruzione di un mega cavo sottomarino, dalla capacità totale di 2000 MW, che collegherà le reti elettriche dei tre Paesi. Il progetto, dal nome “EuroAsia Interconnector”, riguarda la creazione di una vera e propria autostrada elettrica lunga 1.208 km che creerà un percorso alternativo affidabile per il trasferimento di energia elettrica da e verso l’Europa. Secondo l’agenzia di stampa statale Anadolu, Ankara ritiene che una parte dell’area su cui il cavo dovrebbe estendersi, in base al piano di Tel Aviv, Atene e Nicosia, attraversi la piattaforma continentale turca. Per questo, alla vigilia del vertice di martedì, la Turchia ha inviato una nota diplomatica a Grecia, Israele e Unione Europea, chiedendo loro di presentare ad Ankara una richiesta di autorizzazione formale prima di effettuare attività nella sua piattaforma continentale, come quelle legate alla costruzione dell’EuroAsia Interconnector. L’estensione delle zone di sovranità marittima della Turchia nel Mediterraneo è contestata da diversi attori internazionali. 

Nonostante continui a mantenere toni duri nei confronti del governo ellenico, la Turchia spera di migliorare le sue relazioni con l’Unione Europea, che ha minacciato di introdurre sanzioni contro Ankara qualora non dovesse interrompere le sue “attività provocatorie” nella regione. Grecia e Turchia si sono trovate sull’orlo di uno scontro militare, l’estate scorsa, dopo che Ankara aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni di idrocarburi. Atene considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda.

I leader dell’UE dovrebbero discutere di Mediterraneo orientale nella prossima riunione del Consiglio Europeo, prevista per il 25-26 marzo. In tale occasione, come già fatto durante il vertice del 10-11 dicembre 2020, si tornerà a parlare del rapporto con Ankara e di eventuali sanzioni per le sue “azioni unilaterali e provocatorie” nel Mediterraneo orientale, per cui è già stata definita una lista di soggetti nel mirino.

I dettagli dei colloqui esplorativi del 16 marzo, i 62esimi dal 2002, non sono ancora noti, ma la delegazione turca ha più volte dichiarato che intende mettere sul tavolo tutte le questioni, compresa quella dello spazio aereo e delle isole dell’Egeo. La Grecia, dal canto suo, intende limitarsi alla definizione delle frontiere nel mar Egeo e preferirebbe deferire la controversia alla Corte internazionale di giustizia o ad un altro organismo internazionale che dirima la disputa. Le riunioni dovrebbero concludersi mercoledì 17. 

La Grecia sostiene da sempre il suo diritto di possedere acque territoriali dall’estensione di 12 miglia nautiche non solo nel Mar Ionio ma anche nell’Egeo. Tuttavia, quest’ultima questione è intimamente connessa a quella della sua piattaforma continentale e della ZEE. Le migliaia di isole greche nel Mediterraneo orientale, alcune delle quali si trovano a pochi chilometri di distanza dalla costa turca, le darebbero, sotto un regime di 12 miglia nautiche, una sovranità marittima del 71,5% contro l’8,7% della Turchia. Ciò lascerebbe alla discussione solo una percentuale del 19,8%. Ankara, dal canto suo, non è firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) e non è d’accordo nel fornire alla Grecia una piattaforma continentale e una ZEE in virtù della sua sovranità sulle isole dell’Egeo. Il governo turco contesta ad Atene la proprietà di almeno 18 di queste isole, che chiama “zone grigie”, e ha persino chiesto una revisione del Trattato di Losanna del 1923, in base al quale è stata stabilita la maggior parte dei confini della Turchia moderna. 

Secondo alcuni esperti, la Grecia dovrebbe estendere la propria agenda e utilizzare questa crisi per risolvere tutte le sue divergenze con la Turchia, inclusa la questione dell’isola di Cipro. Il territorio cipriota risulta attualmente diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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