ONU: alto rischio di radicalizzazione per gli sfollati in Mozambico

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 17:47 in Africa Mozambico

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Secondo le Nazioni Unite, i mozambicani sfollati a causa dell’insurrezione jihadista iniziata del 2017 nella provincia di Cabo Delgado, nel Nord-Est del Mozambico, sono potenzialmente in grado di radicalizzarsi se non vengono affrontate le cause primarie del conflitto in corso.

L’allerta delle Nazioni Unite è arrivata il 19 marzo, stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa internazionale Reuters. Nel 2020, i militanti affiliati allo Stato Islamico hanno intensificato gli attacchi nella provincia di Cabo Delgado, uccidendo gli abitanti dei villaggi, combattendo contro l’esercito e assediando le città. Il contesto di povertà e disagio causato dal conflitto, secondo le Nazioni Unite, potrebbe incentivare i giovani, e non solo, a perseguire la strada della radicalizzazione.

Il numero di persone che sono fuggite dalle loro case è aumentato da 70.000 a circa 700.000 nel corso del 2020, ha dichiarato Raouf Mazou, l’assistente dell’Alto Commissario per le Operazioni dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Molti inizialmente si sono diretti a Sud del Paese, verso la ben protetta capitale provinciale di Pemba per vivere, spesso in condizioni anguste, con famiglie ospitanti. Gillian Triggs, anche lui funzionario dell’UNHCR, ha informato che il Governo ha iniziato a spostare le persone in siti di reinsediamento al di fuori della città di Pemba. Dopo una visita al campo, Mazou e Triggs hanno constatato che sono necessari più finanziamenti e pianificazione per fornire cibo, medicine e istruzione.

Triggs ha reso noto che il sito che hanno visitato è difficile da raggiungere via strada ed è situato vicino ad una palude, lasciando i residenti preoccupati per i serpenti, per l’assenza di elettricità e per l’assistenza sanitaria minima. In merito a questo contesto di disagio, Triggs ha fatto notare che “dove i giovani non hanno servizi, dove non hanno accesso a un’istruzione di qualità o a opportunità di sostentamento, di lavoro, di futuro, la radicalizzazione è sempre un’alternativa e un’apparente soluzione”.

Nonostante siano presenti combattenti stranieri nell’insurrezione jihadista, come ad esempio militanti provenienti dalla Tanzania, il conflitto è radicato in questioni locali, dalla povertà, alla disoccupazione, alla corruzione e alla discriminazione religiosa. “Gli individui che abbiamo visto nel campo erano arrabbiati”, ha dichiarato Mazou, notando il loro desiderio di ricevere maggiori aiuti internazionali. Di fatto, Cabo Delgado è  caratterizzata da carenza di opportunità economiche, malnutrizione e scarso accesso ad acqua pulita, elettricità e servizi igienici. Nel 2015, il tasso di povertà a Cabo Delgado era superiore al 50%. 

Quando il ciclone Kenneth ha colpito nell’aprile 2019, il Governo mozambicano è stato incapace di risollevare la regione, già colpita da enorme disagi, creando creando un terreno fertile per un’insurrezione violenta. Prima che il gruppo armato noto come al-Shabaab iniziasse i suoi attacchi nell’ottobre 2017, Cabo Delgado era principalmente noto per le sue risorse naturali, tra cui rubini e gas naturale.

La provincia di Cabo Delgado è dal 2017 sede di un conflitto che coinvolge i militanti dello Stato Islamico e che si è intensificato nell’ultimo anno. Nel marzo 2020, i militanti di al-Shabaab hanno catturato strisce di Cabo Delgado, compreso un porto sull’Oceano Indiano. Da quel momento, hanno deliberatamente ucciso civili, bruciato villaggi e città e commesso atroci atti di violenza con i machete, comprese numerose decapitazioni e vilipendi di cadaveri.

Vale la pena ricordare che gli attori in gioco nel conflitto sono il gruppo armato noto localmente come al-Shabaab, il quale non ha collegamenti con il suo omonimo in Somalia, le forze di sicurezza governative e una società militare privata sudafricana assunta dal Governo, Dyck Advisory Group. Secondo un rapporto di Amnesty International, pubblicato il 2 marzo, tutte e tre le parti in gioco sono state precedentemente accusate di abusare dei diritti umani dei civili del luogo. Secondo il Dipartimento di Stato americano, i militanti hanno ucciso più di 1.300 civili, e si stima che più di 2.300 persone, tra membri delle forze di sicurezza e sospetti militanti siano stati uccisi dall’inizio dell’insurrezione. Il 16 marzo, Save The Children, un’organizzazione non governativa che tutela i diritti dei minori, ha denunciato la decapitazione di bambini da parte dei terroristi.

“al-Shabaab” significa “la Gioventù” in arabo, e il nome si dice rifletta il fatto che il gruppo riceve il suo sostegno soprattutto dai giovani disoccupati nella regione prevalentemente musulmana di Cabo Delgado. Il 10 marzo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha formalmente designato il gruppo, conosciuto localmente anche come Al-Sunna wa Jama’a, come un gruppo terroristico legato allo Stato Islamico, oltre che ad imporre sanzioni al suo leader, nominato da funzionari americani come Abu Yasir Hassan. ISIS-Mozambico, così deisgnato dagli Stati Uniti, noto anche come Ansar al-Sunna e localmente conosciuto come al-Shabaab in Mozambico, avrebbe giurato fedeltà allo Stato Islamico già nell’aprile 2018. Vale la pena ricordare che il gruppo non è da confondersi con “al-Shabaab” che opera in Somalia. 

L’ambasciata statunitense in Mozambico ha dichiarato, il 14 marzo, che le forze speciali dell’esercito statunitense addestreranno i marines mozambicani i prossimi due mesi al fine di combattere l’insurrezione dello Stato Islamico. 

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Julie Dickman

di Redazione

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