Indonesia: Widodo chiede incontro ASEAN per il Myanmar

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 10:34 in Indonesia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, ha chiesto un incontro “immediato” tra i leader dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), per parlare della crisi in Myanmar, il 19 marzo. Widodo ha poi richiesto che nel Paese sia avviato un processo di dialogo e riconciliazione, per ripristinate democrazia, pace e stabilità e che le violenze vengano interrotte “immediatamente”.

Dal palazzo presidenziale di Bogor, a Java Orientale, il presidente indonesiano ha affermato che parlerà con il sultano Hassanal Bolkiah del Brunei, Paese che detiene la presidenza di turno dell’ASEAN, per richiedere un incontro dell’organizzazione. Quest’ultima è formata da Myanmar, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Laos, Cambogia e Vietnam.

Widodo ha poi rivolto le condoglianze di tutto il proprio Paese alle famiglie delle persone morte durante le proteste in Myanmar, in seguito all’utilizzo della violenza. Il presidente indonesiano ha quini affermato che le priorità debbano essere la sicurezza e il benessere della popolazione birmana.

Intanto, il 18 marzo, il leader della giunta militare al potere in Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, ha partecipato ad un incontro tra i ministri della Difesa dell’ASEAN, unendosi per la prima volta ad un evento internazionale in veste di leader del Myanmar. In tale occasione, il comandante dell’Esercito nazionale indonesiano ha espresso preoccupazione per la crisi birmana.

Dalla presa di potere da parte dell’Esercito birmano il primo febbraio scorso, i ministri degli Esteri dell’ASEAN si erano incontrati in modo informale il 2 marzo scorso per chiedere alla giunta militare al potere in Myanmar di non utilizzare la violenza e di rispettare il volere del popolo birmano. Tuttavia, l’ASEAN non ha ancora condannato gli eventi del primo febbraio, diversamente da quanto fatto da vari Paesi, per lo più occidentali.

L’Indonesia ha finora cercato di unire le Nazioni dell’ASEAN per affrontare la questione birmana. Prima delle parole di Widodo, la ministra degli Esteri indonesiana, Retno Marsudi, ha cercato consenso tra i membri dell’organizzazione e ha poi incontrato il ministro degli Esteri nominato dalla giunta al potere in Myanmar, Wunna Maung Lwin, il 24 febbraio scorso.

In Myanmar, dallo scorso 6 febbraio, sono ancora in corso proteste contro la giunta militare al potere che sono spesso sfociate in violenza, con la polizia che ha sparato sui manifestanti. Ad oggi, sarebbero state in totale 224 le persone che hanno perso la vita in tale contesto, secondo dati rilasciati dall’organizzazione Assistance Association for Political Prisoners. Ciò nonostante, i manifestanti stanno continuando a portare avanti il movimento.  

Il primo febbraio scorso, l’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale ha promesso di indire elezioni. La leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo, con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi. 

A livello internazionale, più Paesi, compresi quelli del G7, hanno condannato i fatti e alcuni hanno adottato misure punitive. La Nuova Zelanda ha tagliato i rapporti con la giunta militare, così come la Corea del Sud, mentre, gli USA, il Canada e il Regno Unito hanno adottato sanzioni.

Il Myanmar è un’ex colonia britannica che, dopo aver raggiunto l’indipendenza nel 1948, dal 1962 è stata guidata dall’Esercito fino al 2008 quando è iniziata la transizione democratica che ha portato alle prime elezioni nel 2011. Ad oggi, all’Esercito spetta ancora un quarto delle sedute in entrambe le aule del Parlamento e alcuni ministeri. In tale contesto, Aung San Suu Kyi è l’unica figlia dell’eroe dell’indipendenza nazionale Aung San, assassinato nel 1947, e ha passato molti anni della sua vita, almeno quindici, agli arresti domiciliati, durante il regime militare, per poi essere eletta con un’ampia maggioranza a capo della NDL nel 2015. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.