Paraguay: respinta la richiesta di impeachment del presidente

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 20:08 in America Latina Paraguay

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La Camera dei deputati del Paraguay ha respinto, mercoledì 17 marzo, la richiesta di impeachment promossa dall’opposizione contro il leader del Paese, Mario Abdo Benítez, e il vicepresidente, Hugo Adalberto Velazquez Moreno. L’iniziativa del Partito Liberale e altre formazioni di minoranza, respinta con 42 voti contrari e 36 a favore, era stata mossa a causa della presunta cattiva gestione della pandemia da parte del governo. In particolare, le autorità sono state accusate di non aver agito adeguatamente per evitare la saturazione dei centri sanitari, l’aumento dei casi giornalieri di Covid-19, il ritardo nell’acquisto dei vaccini e la mancanza di farmaci di base per la cura dei pazienti con malattie respiratorie. “Abdo Benítez avrebbe dovuto lasciare il suo incarico perché non ha fatto nulla per affrontare questa pandemia”, ha detto in una conferenza stampa Kattya González, deputata del gruppo di opposizione Encuentro Nacional. Da parte sua, Basilio Gustavo Núñez Giménez, che appartiene al Colorado Party, lo stesso del presidente, ha affermato che “l’iniziativa aveva chiaramente obiettivi elettorali”, alludendo alle elezioni municipali che si terranno ad ottobre e a quelle nazionali previste per maggio 2023.

In Paraguay sono stati registrati più di 183.000 casi di coronavirus e sono giunte solo 24.000 dosi di vaccino per una popolazione di 7,6 milioni di abitanti. “È la seconda volta che Abdo Benítez e Velázquez si salvano da un processo politico. Si continua dunque a sostenere la corruzione e l’inettitudine di un governo che uccide le persone per la sua pessima gestione”, ha detto il presidente della coalizione di centro-sinistra Fronte Guasú, Carlos Alberto Filizzola Pallarés, in un post su Twitter.

Il presidente paraguaiano aveva rischiato un processo di impeachment già nell’agosto 2019 per un accordo stipulato in segreto con il Brasile riguardo l’utilizzo dell’elettricità generata dalla diga idroelettrica di Itaipú, situata sul fiume di Paraná, al confine tra i due Paesi. Il patto, che era stato firmato senza consultare il Congresso di Asunción, il 24 maggio 2019, aveva stabilito nuovi termini e disposizioni per il Paraguay che, secondo i critici, implicavano aumenti di tariffe per il Paese. Dopo essere venuti a conoscenza dell’accordo bilaterale, molti politici presentarono le loro dimissioni, tra cui l’allora ministro degli Esteri Luis Alberto Castiglioni, e alla fine, su richiesta del Governo nazionale, il documento venne definitivamente annullato.

Il Paraguay era stato uno dei Paesi della regione che, nella prima metà del 2020, era riuscito a contenere la diffusione del coronavirus con maggior successo, avendo chiuso da subito i propri confini. Tuttavia, nelle ultime settimane le infezioni si sono intensificate, portando la maggior parte dei centri sanitari sull’orlo del collasso. Il personale medico ha sottolineato che i principali ospedali del Paese hanno esaurito tutti i farmaci necessari per curare i pazienti affetti da Covid-19 e non sono più in grado di ricevere pazienti nelle unità di terapia intensiva. “Non possiamo più restare in silenzio. Dobbiamo dire basta all’amministrazione Abdo Benítez”, ha detto all’Associated Press Carlos Morínigo, pneumologo presso l’Istituto Nazionale per le malattie respiratorie e l’ambiente (Ineram). “Chiedo alle persone e ai genitori di non mandare i loro figli a scuola. Se si ammalano, non ci saranno letti disponibili negli ospedali”, ha concluso Morínigo.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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