Nigeria: il fenomeno dei sequestri di massa di studenti

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 7:42 in Africa Nigeria

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Nel 2021, in Nigeria settentrionale si sono verificati 4 sequestri di massa di studenti. Dal 2014, il Paese ha subito almeno 7 attacchi di questo genere. Che impatto ha il fenomeno sulla società nigeriana e come può agire il Governo per contrastarlo?

Secondo un’analisi del Council on Foreign Relations, più di 1000 studenti sono stati vittime di rapimenti di massa da parte di gruppi armati a partire da febbraio del 2014. Mentre alcuni di questi studenti sono stati rilasciati, un numero significativo rimane sequestrato. Questi assalti sono solitamente perpetrati da gruppi di uomini armati, noti localmente come “banditi”. Tuttavia, è sempre più frequente la collaborazione tra questi ultimi e i militanti jihadisti di Boko Haram, il gruppo terroristico più importante che opera in Nigeria.

Il 15 marzo, un gruppo di uomini armati ha rapito 3 insegnanti di una scuola primaria nello Stato di Kaduna, in Nigeria Nord-occidentale. L’11 marzo, un gruppo di uomini pesantemente armati ha assaltato il Federal College of Forestry Mechanization di Afaka, situato nello Stato di Kaduna, sequestrando 39 studenti che devono ancora essere liberati. Il 26 febbraio, un gruppo di banditi ha rapito 279 studentesse nello Stato di Zamfara, che sono state rilasciate il 2 marzo.

Ancora prima, il 16 febbraio, sono stati rapite circa 42 persone, tra studenti e insegnanti, dal Government Science College a Kagara.  Circa due mesi prima, l’11 dicembre 2020, 344 studenti di Kankara, a Nord-Ovest del Paese, sono stati sequestrati da un gruppo criminale guidato da Awwalun Daudawa, che lavorava per Boko Haram. Il 15 aprile 2014, 276 studentesse sono state rapite da Boko Haram da una scuola secondaria a Chibok, nello Stato di Borno.

Secondo il Council on Foreign Relations, la recente ondata di rapimenti è influenzata da più fattori. I più rilevanti sono la proliferazione di armi di piccolo calibro e il sovraccarico delle forze di sicurezza, variabili che insieme rendono difficile per il Governo mantenere il controllo. Altri fattori importanti sono gli accordi di pace e gli enormi pagamenti dei riscatti che creano incentivi e che dunque incoraggiano più sequestri.

Gli assalti agli studenti impattano la società su tutti i livelli, dai ragazzi stessi, alle loro famiglie e al Paese in generale. L’insicurezza, l’instabilità e la violenza, se focalizzate sui centri di apprendimento, quali le scuole, alimentano la riluttanza dei genitori a mandare i loro figli a scuola, facendo così avanzare l’obiettivo di Boko Haram di impedire l’istruzione occidentale. Secondo il Council on Foreign Relations, un recente rapporto ha rivelato che oltre 600 scuole in 6 stati della Nigeria settentrionale sono state chiuse a causa dei sequestri di massa. Inoltre, gli attacchi forniscono ai gruppi armati una leva per negoziare con il governo, sia per il rilascio di prigionieri che per la richiesta di un’amnistia generale per i propri militanti.

I recenti rapimenti fanno parte di una tendenza preoccupante che sottolinea la mancanza di sicurezza nelle scuole in Nigeria. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), oltre 13 milioni di bambini nigeriani non sono iscritti a scuola, più che in qualsiasi altra parte del mondo. Circa 8 milioni di questi si trovano negli Stati settentrionali della Nigeria, dove i violenti conflitti e la perpetua insicurezza durano da più di un decennio.

In base a quanto emerso dall’analisi del Council on Foreign Relations, la carenza di istruzione nelle comunità comporta che i bambini sono particolarmente vulnerabili al reclutamento da parte di banditi e jihadisti. Inoltre, tale fenomeno potrebbe anche portare a un deficit di competenze nella forza lavoro, riducendo la capacità dei giovani di catalizzare lo sviluppo economico di cui c’è estremo bisogno in Nigeria.

Stando a quanto riferito dalla valutazione, per migliorare la situazione, la Nigeria deve intensificare l’iniziativa Safe Schools Initiative (SSI), volta ad assistere gli studenti nel Nord-Est del Paese, istituita nel maggio 2014 in risposta ai rapimenti di Chibok. Anche se i gruppi armati hanno proliferato la loro attività dal suo lancio, l’iniziativa può essere modificata per soddisfare le realtà attuali. Inoltre, è necessario anche un migliore coordinamento tra i Governi statali e quello federale. Parte di questa strategia dovrebbe prevedere l’uso di sistemi di allarme e di risposta rapida che coinvolgano il Governo, quelli statali, i vigilanti locali e i leader delle comunità. Seconco il Council on Foreign Relations, senza un’azione decisiva e coordinata, i rapimenti e l’instabilità continueranno ad affliggere la Nigeria, frenando il futuro dei giovani e la crescita economica del Paese.

Il quadro di sicurezza del Nord della Nigeria è complesso, essendo caratterizzato da conflitti perpetrati a Nord-Est da jihadisti e a Nord-Ovest dai cosiddetti gruppi di banditi che solitamente effettuano rapimenti per riscatto. Il fenomeno del banditismo deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra i pastori Fulani e gli agricoltori Hausa, entrambe etnie che nel tempo hanno mobilitato gruppi armati, anche noti come “banditi” o “vigilantes”, per proteggersi. 

Secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), i gruppi di banditi starebbero formando delle alleanze con Boko Haram,. L’organizzazione è nata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza e i militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

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Julie Dickman

di Redazione

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