Libia: per l’Onu l’embargo è stato “inefficace”, prevista estensione della missione Irini

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 9:49 in Africa Libia

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Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha definito l’embargo sulle armi, imposto in Libia nel 2011, “totalmente inefficace”, alla luce delle ripetute violazioni commesse negli ultimi anni. Nel frattempo, l’Unione Europea ha deciso di estendere la missione Irini per altri due anni.

Entrambe le notizie sono state diffuse nella giornata del 17 marzo. In particolare, in tale data, una commissione composta da sei esperti dell’Onu ha reso pubblico un rapporto, di circa 550 pagine, in cui vengono denunciate le violazioni “ampie e palesi” all’embargo che avrebbe dovuto prevenire la fornitura, diretta o indiretta, di armi in Libia. Ad essere responsabili sono i Paesi che, nel corso del conflitto libico, hanno affiancato le due parti belligeranti, ovvero le forze tripoline, legate al Governo di Accordo Nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, a cui si aggiungono anche gruppi di mercenari e attori non statali. Tra questi, sono da includere i mercenari russi della Compagnia Wagner e Erik Prince, il fondatore della compagnia Blackwater Worldwide.

A detta degli esperti, sono circa 2.000 i combattenti russi dispiegati nel Paese Nord-africano a sostegno delle forze di Haftar, e, nonostante l’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020, non vi sono prove che dimostrino il loro ritiro. Oltre alla Compagnia Wagner viene poi citata la società Rossiskie System Bezopasnosti, la quale ha fornito aerei da combattimento all’LNA. La lista delle compagnie sotto accusa comprende anche la società turca SADAT, che aveva precedentemente negato il proprio coinvolgimento in attività illegali in Libia. Diversamente dalla Russia, la Turchia, nel corso della crisi libica, ha fornito supporto al GNA, guidato dal premier e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj.

Nel rapporto degli esperti onusiani viene fornita una cronologia delle diverse violazioni commesse tra ottobre 2019 e gennaio 2021, mettendo in luce come il coinvolgimento di attori terzi nella “catena di approvvigionamento” di armi abbia complicato “l’individuazione, il contrasto o il blocco del flusso”. Motivo per cui, attuare a pieno l’embargo è stato complicato, così come le misure che prevedono il congelamento di beni o divieti di spostamento per singoli individui. Al contempo, funzionari dell’Est libico sono stati accusati di aver esportato illegalmente greggio e di aver importato carburante per velivoli. Ad oggi, è stato sottolineato nel rapporto, prodotti petroliferi raffinati continuano a essere esportati via terra. Tale traffico risulta essere in crescendo, soprattutto nell’Ovest della Libia e, nello specifico, nelle città costiere di Zuwarah e Abu Kammash.

Nel rapporto viene poi confermata la notizia relativa alle accuse di corruzione contro il Forum di Dialogo Politico, l’organismo istituito a seguito del cessate il fuoco, sotto l’egida dell’Onu, con il compito di delineare le prime mosse del cammino politico libico. Nello specifico, almeno tre dei 75 partecipanti sono stati accusati di aver offerto tangenti per votare un “candidato specifico” alla carica di primo ministro del governo ad interim. I partecipanti coinvolti in questi tentativi sono stati “categorici” nel rifiutare le tangenti. Tuttavia, non sono stati forniti particolari dettagli sulla questione, rinviando a un allegato confidenziale.

Secondo le Nazioni Unite, sono stati molteplici le azioni che hanno minato la pace, la stabilità o la sicurezza della Libia, a cui si aggiungono i numerosi attacchi contro istituzioni e installazioni statali. Non da ultimo, “i gruppi terroristici designati sono rimasti attivi in Libia, anche se con attività ridotte. I loro atti di violenza continuano ad avere un effetto dirompente sulla stabilità e sulla sicurezza del Paese”.

Nel frattempo, il 17 marzo, funzionari dell’Unione Europea hanno riferito che è stato deciso di estendere la missione aerea e navale Irini, operativa dal primo aprile 2020, la cui durata era stata inizialmente stabilita a un anno, fino al 31 marzo 2021. Si prevede che, la prossima settimana, la Commissione europea ne darà notizia ufficiale.

Compito di Irini, attiva soprattutto nel Mediterraneo orientale, è far rispettare l’embargo in Libia e fermare il traffico di armi. La missione ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto a fine marzo 2020. A differenza di quest’ultima, che si concentrava soprattutto sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni all’embargo sulle armi in Libia, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011. La missione, guidata dal comandante italiano Fabio Agostini, si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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