Le sfide del primo ministro etiope Abiy Ahmed

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 6:05 in Africa Etiopia

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Ad oggi, l’Etiopia, guidata dal primo ministro, Ahmed Abiy, deve affrontare grandi sfide. Tra queste vi sono la crisi nel Tigray, dove è in corso un conflitto, la tensione al confine con il Sudan e le elezioni nazionali previste per il 5 giugno.

Secondo un’analisi del quotidiano African Arguments, il primo ministro è conosciuto come un uomo dalle opinioni fermema anche capace di pragmatismo. Per trovare un percorso verso la pace, la prosperità e la stabilità in Etiopia avrà bisogno di entrambi, al fine di affrontare coloro che beneficiano della sofferenza del Tigray, permettere che le elezioni del 5 giugno si svolgano liberamente e trovare un nuovo equilibrio tra le regioni del Paese e il Governo centrale che sia accettabile per tutti gli etiopi.

In base a quanto è emerso dalla valutazione, la prima e più urgente sfida del primo ministro è il conflitto nella regione settentrionale del Tigray. Abiy ha lanciato un’offensiva militare nel Tigray il 4 novembre 2020, dopo aver incolpato il partito di Governo della regione, il Tigray People’s Liberation Front (TPLF), di attacchi ai campi dell’esercito federale. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Da quando l’attuale primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere nel 2018, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.

In merito al conflitto, sono stati pubblicati numerosi rapporti che hanno documentato crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dalle truppe etiopi, eritree anche dalle forze di Amhara, una regione confinante con il Tigray.Tra questi, è possibile citare il documento redatto da Amnesty International (AI) e un report del Governo statunitense, reso noto al pubblico il 26 febbraio dal New York Times, che ha stabilito che i militari etiopi e i combattenti ad essi affiliati stanno effettuando una campagna sistematica di pulizia etnica nel Tigray e in particolare nella parte occidentale, confinante con la regione di Amhara.

Secondo African Arguments, per raggiungere la stabilità e la pace regionale, il primo ministro dovrà in primo luogo avviare dei dialoghi con le parti in conflitto oppure obbligare tutti a deporre le armi. In secondo luogo, dovranno essere avviate delle indagini affidabili ed indipendenti sui già menzionati crimini di guerra, massacri e abusi di diritti umani. Infine, Abiy dovrà fare il possibile per far sì che tutte le truppe straniere si ritirino dal territorio nazionale.

La seconda sfida che si presenta ad Abiy è il deterioramento delle relazioni con il Sudan. L’Etiopia accusa il Sudan di non averla sostenuta durante le operazioni nel Tigray, rifiutando di chiudere il suo confine ai rifugiati tigrini in fuga, e spostando le proprie forze armate nelle zone di confine contese a Benishangul-Gumuz e Al-Fashqa, dove le forze dell’Amhara sono presenti da molti anni.

Questo ha implicazioni per le continue tensioni sulla cosiddetta Great Ethiopian Renaissance Dam (GERD), tra l’Etiopia e l’Egitto che ancora discutono sui termini in cui il riempimento riprenderà dopo l’inizio delle piogge a maggio. L’alleanzapiù stretta tra Egitto e Sudan, creatasi dopo la caduta di Omar al-Bashir nel 2019, cambia l’equilibrio nel bacino del Nilo, e significa che i negoziati sulla GERD possono complicarsi. Su entrambi i fronti, secondo la fonte, l’Etiopia sarebbe saggia ad evitare un possibile conflitto, in quanto per l’Etiopia, tenendo in considerazione il Tigray, sarebbe destabilizzante.

Infine, sull’agenda del primo ministro vi sono le elezioni che sono state rinviate dall’anno scorso, sono ora fissate per il 5 giugno. Secondo African Arguments, il corretto svolgimento e il grado di inclusione di tale voto saranno delle variabili per misurare l’impegno di Abiy nel pluralismo, nella diversità e nella riforma politica. Questi argomenti costituivano le promesse del primo ministro quando è salito al potere nel 2018, insieme al rilascio dei prigionieri politici e alla trasformazione della coalizione di governo nota come Partito della Prosperità (PP). Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope (EPRDF) hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto “Partito della Prosperità”.

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Julie Dickman

di Redazione