USA: sanzioni contro 24 funzionari cinesi e di Hong Kong

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 10:44 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche su 24 funzionari cinesi in un tentativo di “ritorsione” contro la decisione di Pechino di “migliorare il sistema elettorale di Hong Kong”. La Cina ha condannato l’ultima decisione statunitense e ha affermato di aver già adottato contromisure.

Il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha affermato che i funzionari cinesi interessati dalle sanzioni hanno indebolito l’alto grado di autonomia di Hong Kong. Tra essi, vi sarebbero 14 vice presidenti del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del Popolo (ANP), il massimo organo legislativo della Cina. Le atre persone sanzionate lavorano, invece, per la divisione per la sicurezza nazionale della polizia di Hong Kong, per l’Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato di Pechino e dell’Ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale, istituto a Hong Kong dal governo centrale. Stando a quanto affermato da Blinken, qualunque istituzione straniera che eseguirà transazioni con i 24 individui in questione sarà a sua volta sanzionata.

Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, lo stesso 17 marzo, ha affermato che gli USA stiano interferendo negli affari interni cinesi per portare scompiglio a Hong Kong e ostacolare la stabilità e lo sviluppo cinesi. Per questo Pechino adotterà contromisure efficienti per proteggere sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo nazionali, proteggendo i diritti legittimi delle proprie aziende e dei propri funzionari.

Le ultime sanzioni del governo statunitense contro soggetti cinesi in relazione alla questione di Hong Kong andranno a sommarsi ad altre misure analoghe adottate in precedenza, portando a 34 il numero totale di funzionari sia della Cina continentale, sia di Hong Kong sottoposti a sanzioni. Lo scorso 7 agosto, durante il mandato dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gli USA avevano già imposto sanzioni contro la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, e altri 10 alti funzionari sia dell’isola, sia della Cina continentale, in relazione alla repressione delle proteste pro-democrazia del 2019.

Lo scorso 11 marzo, l’ANP ha approvato una risoluzione con la quale è stato modificato il sistema elettorale di Hong Kong. Per Pechino, tale decisione è stata un’ulteriore mossa per migliorare il sistema politico e legislativo della regione amministrativa speciale di Hong Kong, dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale del 30 giugno 2020. Il nuovo sistema elettorale garantirà che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong.

Il 12 marzo, gli Stati Uniti, l’Unione europea (UE) e l’Australia avevano prontamente criticato l’ultima decisione presa dal governo cinese per Hong Kong. Più tardi, anche altri Paesi hanno espresso preoccupazione per le stesse motivazioni e il Regno Unito ha definito le nuove misure cinesi una “vilazione della Dichiarazione congiunta sino-inglese”, del 19 dicembre 1984.

Lo scorso 13 marzo, il portavoce dell’Ufficio di collegamento del governo centrale a Hong Kong aveva quindi affermato che l’ANP avesse passato le decisioni per migliorare il sistema elettorale di Hong Kong con un’ampia maggioranza. Tuttavia, alcuni Paesi occidentali avrebbero rilasciato dichiarazioni calpestando la legge internazionale e le norme delle relazioni internazionali. La loro interferenza negli affari interni della Cina e le denigrazioni contro i tentativi cinesi di garantire prosperità a lungo termine a Hong Kong avrebbero dimostrato l’atteggiamento da egemoni di questi Paesi e il loro tentativo di limitare lo sviluppo di Pechino.

Le ultime sanzioni di Washington potrebbero ulteriormente complicare il quadro delle tensioni sino-statunitensi, soprattutto in vista di un incontro bilaterale tra i rispettivi governi previsto per i prossimi 18 e 19 marzo ad Anchorage, in Alaska. In tale occasione, la Cina sarà rappresentata dal direttore dell’Ufficio Affari Esteri della Commissione Centrale del Partito Comunista Cinese(PCC), Yang Jiechi, e dal ministro degli Affari Esteri, Wang Yi. Gli Stati Uniti invieranno all’incontro il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, e il segretario di Stato, Antony Blinken.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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