I rapporti tra la Russia e i talebani

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 18:08 in Afghanistan Russia

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I rapporti tra Russia e talebani sono un tema caldo dal 2016, che è tornato in cima all’agenda internazionale nel 2020. Cosa sappiamo sull’argomento, alla vigilia della conferenza internazionale di Mosca sulla pace afghana del 18 marzo. 

Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul, e una squadra di 12 negoziatori del Governo afghano sono partiti per la Russia il 17 marzo. La conferenza di Mosca durerà un solo giorno e anche i talebani saranno presenti all’incontro. Una fonte anonima vicina ai militanti ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che una squadra di quattro o cinque membri dell’ufficio politico dei talebani di Doha, in Qatar, avrebbe partecipato alla conferenza di Mosca. Inoltre, ci sono rapporti non confermati, citati dalla stampa locale afghana, che riferiscono che Abdullah Abdullah potrebbe discutere con il vice leader del talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar. La notizia che Mosca avrebbe ospitato una conferenza internazionale sull’Afghanistan, finalizzata a rilanciare e sostenere i negoziati intra-afghani, si è diffusa a partire dal 7 marzo, a seguito di una visita diplomatica di 3 giorni del ministro degli Esteri afgano, Mohammed Haneef Atmar, a Mosca dal 26 al 28 febbraio.  

Inoltre, il 12 marzo, la Russia aveva lanciato un appello che riguarda l’Afghanistan, affermando la necessità di includere i talebani in un nuovo esecutivo ad interim. “La formazione di un Governo di coalizione provvisorio dovrebbe essere decisa dagli afgani durante i negoziati di riconciliazione nazionale”, ha dichiarato ai giornalisti la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, durante un briefing settimanale. “La formazione di un’amministrazione temporanea e inclusiva sarebbe una soluzione logica al problema dell’integrazione dei talebani nella vita politica pacifica dell’Afghanistan”, ha aggiunto. L’idea di un esecutivo ad interim è stata lanciata dagli Stati Uniti in una proposta di piano di pace per il Paese, consegnato alle parti interessate il 7 marzo. Sebbene tutti i dettagli al riguardo non siano noti, gli USA avrebbero suggerito di includere i talebani anche nell’Assemblea Nazionale o di sospendere i lavori di quest’ultima fino a dopo eventuali elezioni. 

Un altro tema caldo da citare per quanto riguarda il rapporto Russia e talebani è quello delle presunte ricompense offerte da Mosca ai militanti per attaccare soldati statunitensi. Il 26 giugno 2020, il New York Times aveva rivelato che l’intelligence degli USA aveva scoperto lo spostamento di grandi risorse finanziarie da un conto bancario russo ad un conto collegato ai talebani. Tale denaro si ipotizzava potesse essere un pagamento e una prova di un rapporto tra le due parti. L’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 27 giugno, aveva dichiarato di non essere mai stato informato al riguardo. “Nessuno mi ha informato o me ne ha mai parlato”, aveva scritto Trump su Twitter. “Tutti lo stanno negando e non ci sono stati molti attacchi contro di noi”, aveva aggiunto il presidente. Lo stesso 27 giugno, la Casa Bianca e il direttore dell’Intelligence Nazionale avevano smentito tali informazioni. Anche il Ministero degli Esteri russo aveva negato la versione del Times. 

Il 28 giugno 2020, il giornale statunitense aveva quindi pubblicato un nuovo articolo in cui si affermava che l’intelligence e gli agenti delle operazioni speciali statunitensi in Afghanistan avevano avvisato i propri superiori già a gennaio del 2020 riguardo alla condotta della Russia e al pagamento di ricompense per effettuare attacchi contro gli Stati Uniti. Di conseguenza, il 29 giugno 2020, sia i democratici sia i repubblicani al Congresso avevano chiesto risposte immediate all’amministrazione Trump. Non è chiaro quante truppe americane o della coalizione internazionale possano essere state prese di mira o uccise nell’ambito del presunto programma di ricompense russo. Tuttavia, secondo il Times, l’intelligence avrebbe appreso tali informazioni da interrogatori di combattenti catturati. 

Considerate tali notizie, insieme al supporto della Russia per l’inclusione dei militanti nel Governo afghano, il rapporto tra Mosca e i talebani risulta particolarmente interessante da approfondire. Notizie di una presunta collaborazione del Cremlino con i militanti afghani circolano a partire dal 2 dicembre del 2016, quando il generale John W. Nicholson, a comando delle truppe statunitensi in Afghanistan, aveva denunciato il supporto russo alle offensive dei talebani nel Nord del Paese. Secondo il generale degli USA, anche la Russia si era unita all’Iran e al Pakistan ed era diventato un Paese con una “influenza maligna” in Afghanistan. In tale occasione, il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, aveva negato le accuse e aveva cercato di rassicurare le autorità del Governo afghano, con scarsi risultati. Mosca affermava che il proprio sostegno materiale ai talebani aveva lo scopo di impedire allo Stato Islamico di prendere campo nel Paese e, di conseguenza, minacciare la sicurezza della Russia. 

Anche l’Iran era stato accusato di aver giocato il ruolo chiave di intermediario tra Mosca e i talebani. In un’intervista del 2017, un funzionario afghano dimissionario della provincia di Helmand, Abdul Jabar Qahraman, aveva affermato che Teheran facilitava i contatti tra i leader talebani e i funzionari russi. L’ex generale dell’esercito afghano aveva riferito di avere informazioni credibili sul fatto che rappresentanti talebani delle province di Helmand, Farah, Nimroz ed Herat si erano recati a Mosca tramite la mediazione dell’Iran. Questo aveva poi aggiunto che i familiari dei leader talebani in viaggio in Iran avevano confermato i loro incontri con funzionari iraniani e russi. Teheran era anche stata accusata di aver creato nuovi campi di addestramento per combattenti talebani lungo il confine con l’Afghanistan e di aver consegnato armi russe agli insorti nelle province occidentali e meridionali dell’Afghanistan. A marzo del 2017, il vice governatore della provincia di Farah aveva fatto riferimento a rapporti di intelligence secondo cui erano stati istituiti campi di addestramento nell’area iraniana di Naibandan, a Khorasan. “In effetti, la Russia, con l’assistenza dell’Iran, sta dotando i talebani di armi avanzate”, aveva aggiunto. 

Prima che tali notizie diventassero pubbliche, i timori sul supporto russo ai talebani si erano iniziati a diffondere a seguito di un vertiginoso aumento delle violenze nel Nord dell’Afghanistan, quando i militanti avevano invaso due volte la capitale provinciale di Kunduz, nel 2015 e nel 2016. Sempre il New York Times ha riferito che, in quel periodo, i servizi segreti afghani avevano monitorato un comandante dei talebani responsabile degli assalti, scoprendo che questo aveva effettuato una serie di viaggi verso il Tagikistan, considerata una roccaforte dell’intelligence russa. A tale proposito, è interessante sottolineare che Kunduz era anche la base delle operazioni finanziarie di due uomini d’affari afghani che, secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, avevano agevolato le transazioni tra Mosca e i talebani, nel caso delle presunte ricompense scoppiato nel 2020. 

A riguardo del possibile supporto ai talebani in funzione anti-USA, un ex ufficiale della CIA in Afghanistan, citato in un articolo del Times del 13 luglio 2020, aveva sottolineato la somiglianza della presunta tattica russa con quella portata avanti dagli Stati Uniti negli anni ’80, tramite il sostegno all’insurrezione dei mujaheddin contro l’Unione Sovietica. “Abbiamo fatto lo stesso”, aveva dichiarato Marc Polymeropoulos, ex ufficiale dell’intelligence statunitense in pensione con esperienza in Afghanistan. “Abbiamo alzato la temperatura mentre i russi lasciavano l’Afghanistan”. “Putin è uno studente di storia”, aveva aggiunto. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione