Picco dell’inflazione in Nigeria

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 9:09 in Africa Nigeria

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L’inflazione nigeriana ha raggiunto un picco che ha causato l’aumento del 20% dei prezzi dei beni di prima necessità, aumentando la pressione sulle famiglie in difficoltà e contribuendo al fenomeno della cosiddetta “stagflazione”.

Secondo Al Jazeera English, l’inflazione, a due cifre dal 2016, ha raggiunto il 17,33%, influenzata anche dall’impatto della pandemia da coronavirus, la quale ha indotto un calo del prezzo del petrolio, la principale esportazione della Nigeria, oltre ad indebolire la valuta nigeriana, la naira. Il 15 marzo, l’inflazione ha raggiunto il 17,78%, il valore più alto registrato dal febbraio 2017. Nell’ultimo trimestre del 2020, l’economia nigeriana si è espansa soltanto dello 0,11%. I prezzi degli alimenti, che sono i prodotti più colpiti dall’inflazione, sono aumentati del 21,79% a febbraio, un salto di 1,22 punti percentuali rispetto a gennaio, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica (NBS), l’istituto nazionale di statistica della Nigeria. Tra i beni di necessità che sono diventati più costosi vi sono il pane, i cereali, le patate, la frutta e l’olio.

In un Paese afflitto da perpetua insicurezza, tra sequestri di massa e attacchi terroristici, ci sono preoccupazioni riguardo alla cosiddetta “stagflazione”, ovvero la combinazione di inflazione e bassa crescita economica, che potrebbe innescare significativi disordini sociali. Jacques Nel, capo della ricerca macroeconomica di NKC African Economics in Sudafrica, ha dichiarato in merito che “le famiglie in difficoltà saranno aggravate dalla crescente insicurezza in alcune regioni, alimentando il rischio di un più ampio malcontento sociale”.  La pressione dell’inflazione rimarrà probabilmente alta nei prossimi mesi, ha previsto Nel, aggiungendo che solo 30,6 milioni di nigeriani su una popolazione di circa 210 milioni sono considerati pienamente occupati. Bismarck Rewane, amministratore delegato di Financial Derivatives con sede a Lagos, ha affermato che la “crisi di stagflazione” richiederà molto tempo per essere risolta, con l’inflazione che divora i guadagni economici al punto che qualsiasi stimolo del Governo potrebbe essere troppo debole per generare posti di lavoro.

Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha reso gli investimenti nelle ferrovie e nelle strade, e in generale nelle infrastrutture, un punto focale della sua amministrazione per rilanciare l’economia, ma la caduta delle entrate pubbliche legate alla diminuzione del prezzo del petrolio hanno bloccato le sue ambizioni. Dato il contesto di bassa crescita e alta inflazione, pochi analisti si aspettano che la Banca Centrale della Nigeria aumenti o abbassi il suo tasso di interesse di base dell’11,5% il 24 marzo, quando terrà una riunione politica. Secondo Rewane, la Banca Centrale dovrebbe incoraggiare i risparmi e gli investimenti che potrebbero aiutare il mercato del lavoro, tuttavia, ha affermato di pensare che la politica monetaria abbia raggiunto il limite di ciò che può essere fatto con le modifiche alla politica monetaria.

Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha esortato la Nigeria ad eliminare gradualmente il finanziamento del deficit pubblico per aiutare a controllare le pressioni sui prezzi, e a permettere alla naira di fluttuare più liberamente. La banca centrale ha cercato di gestire la pressione sulla valuta limitando l’accesso ai dollari per alcune importazioni per stimolare la produzione locale, e ha istituito tassi di cambio multipli. Tuttavia, Razia Khan, capo economista per l’Africa e il Medio Oriente presso Standard Chartered, ha constatato in merito che tale “credito sovvenzionato” ha chiaramente fallito nel prevenire un aumento dell’inflazione a breve termine.

L’aumento dell’inflazione è arrivato dopo che la Petroleum Products Pricing Regulator Agency (PPPRA) ha pubblicato un annuncio in tarda serata dell’11 marzo, dichiarando l’aumento del prezzo della benzina sul territorio nazionale, che ora dovrebbe oscillare tra i 209,6 e i 212,6 naira, equivalenti a circa 0,51 dollari, al litro, quasi il 30% in più rispetto alle tariffe attuali. Al momento della dichiarazione, gli esperti avevano previsto un impatto immediato sui beni, servizi ed inflazione.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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