Niger: attaccati un convoglio militare e un villaggio, morti circa 58 civili

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 9:58 in Africa Niger

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Il 15 marzo, un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 58 persone quando ha intercettato un convoglio di ritorno da un mercato e ha attaccato un villaggio nel Sud-Ovest del Niger.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, i funzionari del Governo hanno dichiarato che, il 15 marzo, gli assalitori hanno intercettato 4 veicoli che trasportavano passeggeri da un mercato ai villaggi di Chinagoder e Darey Dey. In quest’ultimo centro abitato, i militanti hanno ucciso persone e bruciato granai, mentre, per quanto riguarda il convoglio, hanno effettuato esecuzioni mirate ai passeggeri. Secondo Al Jazeera English, nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità di tali massacri.

Gli attacchi si sono verificati nella regione di Tillaberi, dove, il 2 gennaio, un gruppo di jihadisti ha fatto incursione in due villaggi uccidendo almeno 100 civili, uno degli episodi più letali nella storia recente del Paese. Più recentemente, il 21 febbraio, 7 membri della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente del Niger (CENI) sono stati uccisi a Tillaberi durante il ballottaggio delle elezioni presidenziali, quando il loro veicolo ha colpito una mina. Episodi come questi evidenziano le sfide di sicurezza davanti alle quali si trova il nuovo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, che ha vinto le elezioni del 21 febbraio per succedere al leader uscente, Mahamadou Issoufou.

La regione di Tillaberi si trova nella zona di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali, dove i gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS) hanno rafforzato la loro presenza, lanciando frequenti attacchi e rendendo ingovernabili ampie zone della parte occidentale del Sahel. L’insurrezione jihadista nel Sahel è iniziata quando, nel 2012, i jihadisti hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger.

I gruppi armati in questione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS). La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti nella regione, influendo sul deterioramento della sicurezza dei Paesi colpiti. Nell’ultimo decennio, le attività terroristiche perpetrate dai gruppi islamisti hanno danneggiato soprattutto la porzione occidentale del Sahel, uccidendo migliaia di persone e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. 

La Francia è al momento la più grande forze militare occidentale che contribuisce alla lotta contro il terrorismo nel Sahel. Nonostante questo intervento, iniziato con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, composta da truppe che provengono da altri Paesi europei, la quale permetterà il ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione. Dall’inizio della missione anti jihadista nel Sahel nel 2013, costata milioni di dollari alla Francia, 55 soldati francesi sono morti.

L’attacco al convoglio e al villaggio sono arrivati dopo che , l’11 marzo, il rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Sahel, Angel Losada, il suo omologo francese, Frederic Bontemps, ed il segretario permanente della coalizione G5 Sahel, Maman Sidikou hanno visitato la base della forza congiunta Barkhane a Niamey, in Niger, per effettuare controlli alle operazioni nell’area cosiddetta delle “tre frontiere”, una zona dove si incontrano i confini del Mali, del Niger e del Burkina Faso, nella quale sono avvenuti numerosi attacchi jihadisti nel corso del 2020.

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Julie Dickman

di Redazione

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