Mali: duplice attacco alle forze maliane nel Nord

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 15:23 in Africa Mali

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Il 15 marzo, decine di soldati delle Forze Armate Maliane (FAM) sono stati uccisi da militanti islamisti in due attacchi diversi, entrambi nella regione settentrionale di Gao. Si tratta del quinto attacco alle FAM nelle ultime settimane.

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, 11 soldati sono morti, altri 11 sono dispersi, e 14 sono rimasti feriti, 8 dei quali gravemente. L’attacco è avvenuto nella regione  di Gao, ha comunicato l’esercito in una dichiarazione. Inoltre, sono morti 7 militanti durante lo scambio di colpi da armi da fuoco. Si tratta del più recente assalto ai checkpoint militari delle Forze Armate Maliane (FAM), che sono aumentati nelle ultime settimane. Il secondo assalto del 15 marzo è avvenuto quando circa 100 militanti, che viaggiavano su pick-up e motociclette, hanno attaccato la città di Tessit, situata a 60 chilometri a Sud-Est di Ansongo, vicino al confine del Mali con il Burkina Faso e il Niger, uccidendo 33 truppe maliane. L’esercito ha dichiarato che 20 attaccanti sono stati uccisi. In entrambi gli assalti, non c’è stata alcuna rivendicazione di responsabilità.

Il 4 marzo, le FAM sono riuscite a neutralizzare 8 uomini armati che hanno attaccato la loro postazione a Dinangourou, nel Cercle de Koro, regione centrale di Mopti. Il giorno prima, il 3 marzo, un gruppo armato ha saccheggiato la gendarmeria nazionale di San sempre nella regione di Mopti. Il 2 marzo, degli uomini armati, successivamente identificati come terroristi da parte delle autorità locali, hanno assaltato una missione di scorta delle FAM nella regione di Segou. Lo scontro si è concluso con un vantaggio per le forze maliane, le quali sono riuscite a neutralizzare 4 terroristi e a recuperare una mitragliatrice.

Il 27 febbraio, anche il checkpoint militare di Saye, nel Cercle de Macina, è stato attaccato. Dopo intensi combattimenti, gli aggressori sono fuggiti, lasciandosi alle spalle un dispositivo esplosivo improvvisato (IED) composto da due fusti da cinque litri pieni di esplosivo. Ancora prima, il 25 febbraio, 8 soldati sono morti e 5 sono rimasti feriti quando la loro base militare a Bandiagara, nel Centro del Mali, è stato assaltato da un gruppo di uomini pesantemente armati.

Secondo un’analisi pubblicata dall’Agence de Presse Malienne il 4 marzo, gli attacchi menzionati in precedenza sono arrivati dopo una serie di annunci di vittorie delle FAM e dei suoi alleati. In base a quanto è emerso dalla valutazione, i terroristi vogliono dimostrare la loro capacità di vendicarsi per le operazioni dei soldati maliani e francesi. Di conseguenza, dinnanzi a questa situazione, molti maliani sostengono che il Governo debba impegnarsi nel dialogo con i leaderdei gruppi terroristici locali, quali Iyad Ag Ghali del Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin’ (GSIM) e Amadou Koufa della Macina Katiba, un’organizzazione locale.

L’insurrezione jihadista in Mali è iniziata nel 2012, quando i separatisti di etnia taureg, alleati con i combattenti affiliati ad al-Qaeda, hanno lanciato una ribellione, prendendo il controllo del Nord del Paese. Tuttavia, i militanti del gruppo armato hanno rapidamente fatto leva sui ribelli tuareg per impadronirsi delle principali città settentrionali. Dal 10 gennaio 2013, con l’aiuto delle truppe francesi e la missione Serval, le Forze Armate Maliane sono riuscite ad espellere i militanti islamisti della regione.

Il primo agosto 2014, Serval è stata sostituita dall’ operazione congiunta Barkhane, guidata dalla Francia e che coinvolge i militari provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Mauritania, dal Mali e dal Niger, che insieme formano il cosiddetto G5 Sahel. Nonostante questa iniziativa, gruppi legati allo Stato Islamico nel Levante (ISIL) e ad al-Qaeda sono sorti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, effettuando regolarmente incursioni contro l’esercito e i civili, mentre si contendono il controllo del territorio sfruttando la povertà ed esaltando ulteriormente le tensioni etniche.

Il Mali ha ricevuto sostegno nella sua lotta contro i gruppi armati dai militari della missione Barkhane, che conta 5.100 truppe dispiegate nell’arida regione del Sahel. Inoltre, le Nazioni Unite hanno schierato, a sostegno delle truppe del G5 Sahel, la loro forza di pace, nota anche come Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata in Mali (MINUSMA), la quale conta 13.000 uomini. Quest’ultima è spesso soprannominata l’operazione “più mortale” di tutte, avendo registrato 146 morti a causa degli attacchi terroristici da quando è stata istituita il 25 aprile 2013.

Il 19 gennaio 2021, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel. Questa decisione arriva in seguito alle molteplici perdite di soldati avvenute in Mali nel corso delle missioni anti-jihadiste, ma anche dei recenti successi ottenuti nell’indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara. Di fatto, tramite l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari coinvolte sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei militanti.

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Julie Dickman

di Redazione

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