Diga africana: Sudan invita formalmente i mediatori internazionali a intervenire

Pubblicato il 17 marzo 2021 alle 15:10 in Egitto Etiopia Sudan

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Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha inviato una richiesta formale all’Unione Africana, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e agli Stati Uniti per invitarle a mediare nella disputa sulla cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il progetto idroelettrico che l’Etiopia sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro e che è destinato a diventare uno dei più grandi di tutto il continente. Il premier, nelle sue lettere al quartetto internazionale, si è detto preoccupato per la sempre più evidente intenzione etiope di aggiungere altra acqua al bacino idrico, per il secondo anno consecutivo, senza che sia stato ancora raggiunto un accordo sulla questione.

Khartoum aveva già lanciato l’idea di una mediazione internazionale guidata da USA, UE, UA e ONU, a fine febbraio, e lo stesso Egitto, coinvolto nella disputa insieme al Sudan e all’Etiopia, si era schierato a favore dell’iniziativa. I tre Paesi sono da circa 10 anni bloccati in colloqui sul riempimento e sul funzionamento della diga, che non hanno finora prodotto nessun grande risultato. L’Egitto e il Sudan, che si trovano a valle della GERD, sono preoccupati che il progetto possa intaccare le loro riserve idriche, mentre l’Etiopia sostiene che l’opera sia un elemento cruciale per lo sviluppo della sua economia e di quella di tutta la regione.  

La mossa sudanese arriva dopo il ritorno di Hamdok dal Cairo, venerdì 12 marzo, e circa 10 giorni dopo la visita del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, a Khartoum. Durante il viaggio del premier sudanese, il governo egiziano ha ufficialmente “rinnovato il suo sostegno alla proposta di interrompere i colloqui diretti e di stabilire una mediazione internazionale, guidata dall’UA”, secondo quanto confermato dal quotidiano Sudan Tribune.

L’Etiopia, tuttavia, ha respinto le richieste sudanesi di mediatori esterni, ad eccezione dell’Unione Africana che ha già svolto un ruolo importante nelle trattative in corso. “Siamo contrari alla mediazione da parte di soggetti esterni, anche se l’Unione Africana è la benvenuta ad aiutare”, ha detto martedì ai giornalisti la portavoce del Ministero degli Esteri etiope, Dina Mufti. “I colloqui tripartiti tra Etiopia, Sudan ed Egitto sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam dovrebbero concludersi tra i tre Paesi stessi, non attraverso l’intervento di mediatori”, ha aggiunto. Sottolineando il suo immenso rispetto per l’UA, Addis Abeba ha affermato che crede fermamente nel concetto della risoluzione dei problemi africani tra africani. “Abbiamo buoni rapporti con le Nazioni Unite, l’Unione Europea, l’Unione Africana e gli Stati Uniti, ma il nostro principio resta che l’Unione Africana deve giocare il suo ruolo”, ha chiarito il ministro. Le osservazioni di Mufti sono giunte dopo la richiesta formale del Sudan sulla formazione di un meccanismo quadripartito per mediare i negoziati sulla GERD. 

Nel frattempo, il ministro etiope dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia, Seleshi Bekele, ha annunciato, mercoledì 17 marzo, che i lavori di costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam sono ora in una fase cruciale, avendo raggiunto il 79% del suo completamento. La prossima stagione delle piogge, che inizierà a luglio e terminerà a ottobre, vedrà la finalizzazione del secondo round di riempimento, ha specificato Bekele, sottolineando che questa operazione “non sarà posticipata in alcun modo”. Il suo annuncio è stato rilasciato in occasione del decimo anniversario della costruzione della GERD. Durante il suo intervento, Bekele ha esaminato i progressi della diga, ribadito la necessità di consultarsi sugli sviluppi con le parti interessate e di rivedere i negoziati. Addis Abeba ha infine ribadito la disponibilità del Paese a riprendere i negoziati in qualsiasi momento, aggiungendo che gli altri Stati devono rispettare l’Unione Africana e il suo ruolo di mediazione.

La GERD è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

L’Etiopia ha iniziato a riempire il serbatoio della diga lo scorso anno dopo che i tre Paesi non sono riusciti a concludere un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Sudan, tuttavia, è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché teme di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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