Yemen, Aden: manifestanti fanno irruzione nel palazzo presidenziale

Pubblicato il 16 marzo 2021 alle 16:04 in Medio Oriente Yemen

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Gruppi di manifestanti yemeniti, martedì 16 marzo, hanno preso d’assalto il palazzo presidenziale di Aden, città situata nel Sud dello Yemen, nonché capitale provvisoria del Paese.

La notizia è stata riportata da fonte locali, secondo cui sono state le condizioni di vita sempre più precarie e l’assenza di servizi ad aver alimentato la rabbia di centinaia di cittadini, altresì testimoni di una crescente svalutazione della moneta locale. Un testimone sul posto ha poi aggiunto che le proteste del 16 marzo sono scoppiate dopo che il governo yemenita non è riuscito a pagare, per mesi, gli stipendi dei soldati in pensione.

Stando a quanto dichiarato, gruppi di decine di manifestanti hanno fatto irruzione nel palazzo presidenziale Maasheeq, sede del governo yemenita, mentre al suo interno vi erano funzionari dell’esecutivo, tra cui anche il primo ministro Maeen Abdul Malik. Tale notizia, però, è tuttora da accertare. Le guardie, è stato specificato, non sono state in grado di frenare i cittadini, i quali non hanno trovato resistenza da parte delle forze affiliate ai gruppi separatisti del Sud. Nel frattempo, nelle strade circostanti, le forze di sicurezza filogovernative sono state viste sparare in aria per disperdere la folla di manifestanti, mentre questi ultimi sono stati visti dare fuoco a pneumatici. Poche ore dopo, una fonte governativa, in condizioni di anonimato, ha riferito che i manifestanti avevano abbandonato l’edificio, anche grazie all’intervento del capo della polizia di Aden, il maggiore generale Mutahar al-Shuaibi, che li ha persuasi ad andare via.

Le immagini pubblicate su Facebook mostravano i manifestanti che vagavano all’interno del palazzo, e, stando a quanto specificato da al-Jazeera, alcuni di loro portavano i loghi del Consiglio di Transizione Meridionale (STC). Altre fonti hanno poi parlato di un’azione premeditata. Come precisato da un giornalista di al-Jazeera, il palazzo presidenziale è controllato internamente da soldati sauditi, mentre all’esterno sono le forze separatiste legate al Consiglio di Transizione Meridionale a preservarne la sicurezza. Queste ultime, a detta della fonte di al-Jazeera, in teoria sono alleate di Riad, ma, in realtà, sostengono i gruppi secessionisti che hanno a lungo chiesto l’indipendenza da Sana’a.

È da settimane che la capitale provvisoria, Aden, è teatro di un’ampia mobilitazione popolare, durante la quale è stato chiesto al governo di dimettersi. La città risulta essere tuttora sotto il controllo delle forze separatiste del STC, sebbene fosse stato chiesto loro di ridispiegarsi su altri fronti yemeniti, in linea con quanto stabilito nel cosiddetto accordo di Riad del 5 novembre 2019. Era stata tale intesa, raggiunta dal governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e dai gruppi secessionisti, rappresentati dal STC, a porre fine alle violente tensioni che, dal 7 agosto 2019, avevano avuto inizio ad Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020 e insediatosi successivamente nella capitale provvisoria. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

Tuttavia, è stato proprio l’aeroporto di Aden ad essere stato interessato, il 30 dicembre 2020, da un attentato, verificatosi mentre la nuova squadra governativa atterrava nella capitale provvisoria yemenita. L’attacco, che ha provocato circa 26 morti e almeno 100 feriti, non è stato rivendicato. Le milizie ribelli hanno negato un proprio coinvolgimento, mentre il governo yemenita ha puntato il dito contro il gruppo sciita, sostenuto dall’Iran.

Le prime tensioni ad Aden risalgono al mese di aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo. Nonostante ciò, quest’ultimo è riuscito a guadagnare cinque Ministeri all’interno del governo unitario annunciato nel dicembre scorso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione